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martedì 22 Giugno 2021

Den Pobedy: una vittoria contesa

In breve

  • Il 9 maggio la Russia festeggia la vittoria sulla Germania nazista durante la Seconda Guerra Mondiale
  • Negli ultimi anni la ricorrenza è diventata terreno di scontro con l’Occidente, tra tensioni geopolitiche e schermaglie diplomatiche
  • Le ultime celebrazioni per il Den Pobedy hanno anche registrato il crescente avvicinamento di Mosca alla Cina, con la partecipazione di Xi Jinping alla parata del 2015

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Caffè Lungo il 9 maggio si festeggerà in Russia il Den Pobedy, una delle più importanti festività dello spazio post-sovietico. Questa festività però risente del clima geopolitico attuale e porta anche implicazioni di natura storica, sociale e culturale.

LA STORIA DEL 9 MAGGIO

Il 9 maggio in Russia e in altre Repubbliche post-sovietiche si celebra una delle più importanti feste nazionali: il Den Pobedy, il Giorno della Vittoria. Le celebrazioni comprendono parate militari, iniziative popolari, eventi e fuochi d’artificio. Il 9 maggio che si festeggia è quello del 1945, quando i nazisti firmarono a Berlino la resa della Seconda Guerra Mondiale. La devozione della Russia a questa celebrazione nasce da diversi motivi storici, propagandistici e geopolitici: unire i cittadini sotto l’orgoglio che la Grande Guerra Patriottica ispira ed esercitare la propria influenza sui territori ex-sovietici. Gli sforzi e il ruolo chiave dell’Unione Sovietica nella lotta al nazismo sono innegabili. Fu il Paese più colpito in termini di vittime, fra i 20 e 27 milioni di caduti. La Seconda Guerra Mondiale risveglia quindi sentimenti di vicinanza in una grandissima parte della popolazione, che ha nonni o bisnonni che vi hanno partecipato. Infatti nel Giorno della Vittoria si tiene la Bessmertij polk, la marcia del “Reggimento Immortale”, in cui centinaia di migliaia di persone scendono nelle piazze portando immagini dei loro familiari che hanno combattuto nel conflitto. In più le generazioni della Guerra Fredda sentono forte una necessità di rivincita per la sconfitta del comunismo. Questa è identificata principalmente nella vittoria della Seconda Guerra Mondiale e nella corsa allo spazio celebrata nell’anniversario del famoso volo di Jurij Gagarin.
Infine la celebrazione della vittoria richiama a un’unità dello spazio post-sovietico: dopo la Guerra Fredda, i Paesi dell’Europa Orientale si sono legati alla NATO e all’UE, mentre quelli dell’Asia Centrale stanno stringendo relazioni sempre più forti con la Cina.

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Fig. 1 – Soldati al Cremlino durante le prove per la parata militare del Den Pobedy, 29 aprile 2021

LA RISCRITTURA DELLA STORIA

La narrativa del Den Pobedy però trascina con sé anche una diatriba storica con l’Occidente: entrambi gli schieramenti portano avanti la propria visione storica del loro ruolo e dell’importanza della Seconda Guerra Mondiale, cercando di escludervi l’altro. L’8 maggio 2020 l’account Twitter della Casa Bianca ha postato un omaggio alla vittoria degli Stati Uniti e del Regno Unito contro il nemico nazista. Il web si è poi scatenato nel ricordare all’Amministrazione Trump che non furono soltanto l’America e il Regno Unito a sancire questo traguardo, ma in gran parte anche l’URSS e gli altri Alleati. Dall’altro lato, invece, un articolo di Putin uscito sulla rivista americana The National Interest analizza nei dettagli il ruolo dell’Unione Sovietica nella guerra, criticando in modo spesso velato ma sempre pungente i tentativi Occidentali di minimizzarne il ruolo e di attribuirgli una visione negativa dovuta al patto di non aggressione Molotov-Ribbentrop e all’annessione della Polonia. Citando numerosi documenti storici e affermazioni di figure chiave dell’epoca, Putin enfatizza il ruolo dell’Unione Sovietica come principale antagonista di Hitler, nonché come Paese responsabile della sconfitta nazista. Attacca fortemente i Paesi europei per la conferenza di Monaco e la conseguente politica dell’appeasement, che portò Hitler ad annettere la Cecoslovacchia. Riserva parole forti anche per la Polonia, che nell’articolo viene accusata di essersi prima infangata le mani con Hitler e poi addirittura per la sua stessa invasione: afferma che la disgrazia caduta sul popolo polacco risiede nelle mani dei suoi politici, mentre Stalin agì di conseguenza soltanto per mettere un cuscinetto fra i nazisti e Minsk. Nell’articolo Putin richiama anche l’Occidente a una cooperazione fra accademici per trovare un’unica verità obiettiva, basata su documenti storici, che rispecchi entrambe le parti in causa. In risposta a questa pubblicazione una risoluzione molto forte del Parlamento Europeo al contrario cerca di attribuire al patto Molotov-Ribbentrop lo scoppio del conflitto e di riportare l’attenzione (europea ma anche russa) sui crimini commessi dal regime staliniano, affiancandolo spesso (e non casualmente) con quello nazista. I fatti storici di quasi 80 anni fa, quindi, vengono ancora dibattuti e diventano nuovo terreno di scontro fra le potenze, perdendo quasi di vista il senso stesso della memoria e della sua importanza.

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Fig. 2 – Putin guarda la parata del 75º anniversario della Vittoria dagli spalti della Piazza Rossa (24 giugno 2020)

DEN POBEDY ED EQUILIBRI INTERNAZIONALI

Negli ultimi anni, dal 2015 in particolare, quando le relazioni russo-americane hanno iniziato a declinare, il Den Pobedy ha assunto anche un importante ruolo geopolitico contemporaneo di dimostrazione di forza e alleanza. Nel 2015, in occasione del 75° anniversario della Vittoria, le tensioni geopolitiche si potevano osservare sugli spalti della Piazza Rossa: mentre nel 2005 Putin seguì la parata accompagnato da George W. Bush, nel 2015 al suo fianco c’era il leader cinese Xi Jinping. Nel clima teso della crisi Ucraina, infatti, i leader occidentali si rifiutarono di partecipare all’evento, spingendo la Russia a rivolgersi ai vicini asiatici, rappresentando ufficialmente lo spostamento d’asse di alleanza verso Oriente. Anche quest’anno, così come nel 2015, il clima del Den Pobedy è tutt’altro che festivo dal punto di vista geopolitico. I rapporti con la nuova presidenza degli Stati Uniti stentano a decollare, e anzi sono partiti con il piede sbagliato dopo le accuse di Biden nei confronti di Putin, le sanzioni per la presenza militare in Ucraina e le condizioni di Aleksej Navalny in carcere. In aggiunta la crisi diplomatica con la Repubblica Ceca ha creato un effetto domino di solidarietà fra gli altri Paesi est europei dell’area post-sovietica, come le Repubbliche baltiche e la Slovacchia, che hanno a loro volta espulso diplomatici russi. Quest’anno quindi, tra le difficoltà della pandemia, le pressioni interne ed esterne che Putin sta affrontando e la russofobia che si sta espandendo fra i Paesi dell’area post-sovietica, sembra che il glorioso Giorno della Vittoria non riuscirà a ricucire i problemi di un Paese frammentato.

Annalisa Rossi

Photo by Katy_foto is licensed under CC BY-NC-SA 

Annalisa Rossi
Annalisa Rossi

Nata in un paesino di campagna in provincia di Forlì sono emigrata in Toscana ormai 4 anni fa per studiare. Appassionata di storia e cultura russa da quando a 5 anni per carnevale mi travestivo da Zarina, ho scelto all’università di studiare Lingue e Letterature russa e cinese e finalmente realizzare il mio sogno di vivere a Mosca. In questo momento mi occupo di commercio internazionale, ma con il sogno nel cassetto di vivere di scrittura. Quando non discuto accesamente con familiari e amici di questioni geopolitiche sono a leggere un libro o pianificare un viaggio.

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