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    Iran, schieramenti ancora in progress per il dopo – Rouhani

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    Si avvicina la fine del mandato per il Presidente iraniano Hassan Rouhani. Le elezioni per il rinnovo della presidenza iraniana sono previste per il maggio del 2017 e, sinora, sulla questione vige un generale caos, soprattutto nel fronte conservatore

    ROUHANI SUCCEDERÀ A SE STESSO? – Sicuramente il Presidente uscente Rouhani si ricandiderà, cercando di ottenere un secondo mandato. Avrà la capacità di farlo? Dall’esterno, la risposta sembra positiva. Ciò non tanto per i risultati raggiunti dal suo Governo, quanto per l’assenza di un vero candidato alternativo. Circa i risultati elettorali, l’insoddisfazione regna latente in Iran. A dispetto del forte sostegno della popolazione – soprattutto dei giovani – all’accordo nucleare del 2015 e del risultato elettorale delle elezioni parlamentari del 2016, a detta dei suoi detrattori, Hassan Rouhani non è riuscito a mantenere molte delle promesse fatte nel 2013. Secondo i critici riformisti, il presidente in carica non ha ottenuto la liberazione dei leader dell’Onda Verde Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, non ha diminuito gli arresti degli attivisti democratici (anzi), non ha migliorato lo status delle donne e quello delle minoranze. Un fallimento che si è espresso non solo nelle proteste di alcune delle minoranze (primi fra tutti i curdi e gli Ahwazi), ma anche in quelle di molti giovani (esemplari le manifestazioni di Pasargade, in cui la folla ha gridato il nome di Ciro il Grande e invocato il ritorno dei Pahlavi nonostante le minacce del regime). Inoltre, anche l’economia fatica a decollare, con il Rial in costante discesa. Per quanto concerne i detrattori dal fronte religioso e conservatore, Rouhani non ha ottenuto la fine di tutte le sanzioni contro l’Iran e sta mettendo a rischio i valori del regime, promuovendo intese con “il peccaminoso Occidente”. Saedi Jafari, su al Monitor, ha addirittura ipotizzato che quella di Rouhani potrebbe essere la prima presidenza iraniana a terminare dopo un solo mandato.

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    Fig. 1 –  Il presidente in carica, Hassan Rouhani

    LA PROPOSTA DEI CONSERVATORI – Nonostante tutte le difficoltà, però, il fronte conservatore iraniano sta messo peggio, non essendo riuscito (almeno sinora) ad esprimere un vero candidato antagonista. Per mesi, si è ipotizzato il ritorno di Mahmoud Ahmadinejad, ancora capace di raccogliere consenso nelle aree rurali del Paese. Per mettere un freno a questa ipotesi, è intervenuto direttamente Ali Khamenei: la Guida Suprema, nel settembre scorso, ha reso pubblico un incontro avuto con l’ex Presidente iraniano, in cui Ahmadinejad gli chiedeva un consiglio sul da farsi. Come risposta, Khamenei avrebbe dichiarato che, la sua ricandidatura, “non rappresentava un interesse per lui e per il Paese”. Questa risposta, sarà sembrata ad Ahmadinejad più una minaccia che un consiglio: i due, infatti, non si erano lasciati benissimo. Khamenei aveva più volte denunciato il tentativo dell’ex presidente di nazionalizzare la politica iraniana, allo scopo di delegittimare i clerici, far eleggere il suo vice Rahim Mashaei a Presidente e ottenere il controllo del Paese (magari abolendo la carica di Guida Suprema alla morte di Khamenei). Grazie al sostegno dei Pasdaran, prima grandi sponsor di Ahmadinejad, Khamenei riuscì a portare l’ago della bilancia dalla sua parte. Mashaei, quindi, venne arrestato nel maggio del 2011. Il fatto che Ahmadinejad abbia accettato di fare un passo indietro, non significa che egli non stia lavorando dietro le quinte per influenzare le prossime elezioni. In questo senso, un articolo molto interessante è stato pubblicato su Iran Diplomacy: il pezzo, sostiene che ci sarebbero stati diversi incontri tra Ahmadinejad e Ezatollah Zarghami, ex direttore di IRIB, la Radio Televisione della Repubblica Islamica dell’Iran. Qualche tempo fa, Zarghami aveva negato il suo interesse a una candidatura alla Presidenza, ma le voci continuano a girare. Molto interessante è il fatto che i rumors su Zarghami vengano diffusi soprattutto da Nameh News, sito di informazioni vicino all’attuale Ministro della Giustizia iraniano Mostafa Pourmohammadi. Secondo Nameh News, quindi, Zarghami sarebbe capace di riunire Ahmadinejad ai Principalisti, garantendo un candidato unitario del fronte anti Rouhani.

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    Fig.2 –  L’ex presidente, ma personaggio ancora molto influente, Mahmoud Ahmadinejad

    LA LOTTA PER LA CANDIDATURA – Ancora: proprio il ruolo di Pourmohammadi non va dimenticato. Il nome del Ministro della Giustizia iraniano, è tristemente noto alle cronache per essere stato parte della cosiddetta “Commissione della Morte”, un Tribunale istituito su volere di Khomeini nel 1988 e che condannò a morte migliaia di oppositori politici. Oggi, Purmohammadi rischia di essere una “quinta colonna” per Rouhani all’interno del suo Governo, non fosse altro per la rottura completa dei rapporti tra Hassan Rouhani e il capo della Magistratura iraniana, il potente Ayatollah Sadegh Larijani. Ad ogni modo, una conferma dello stato confusionale del fronte conservatore l’ha data il 21 novembre scorso l’ex parlamentare Gholam-Ali Haddad Adel, ex candidato Presidenziale anti Rouhani nel 2013 (nonché parente di Khamenei). Secondo quanto riporta il Teheran Times, Haddad Adel ha ammesso che – per ora – i Principalisti non hanno trovato un accordo sul candidato unico per le prossime presidenziali. Adel non ha negato che, all’interno dello stesso fronte Principalista, ci potrebbero essere degli elettori di Rouhani alle prossime Presidenziali. Nonostante tutto, egli ha ribadito che si tenterà di trovare un singolo candidato.  In questo senso, al di là di Zarghami, tra i papabili ci sarebbe anche l’ex negoziatore nucleare Saeed Jalili, una candidatura però molto debole.

    FRONTI OPPOSTI IRANIANI – Un’altra previsione sui piani degli avversari di Rouhani, assai credibile, l’ha delineata sempre su Iran Diplomacy, il riformista Mohammad Javad Haghshenas. Egli sottolinea che i conservatori iraniani vedono la vittoria di Trump negli Stati Uniti, come un déjà-vu rispetto alla vittoria di George W. Bush nel gennaio del 2001. Ai loro occhi, infatti, la vittoria di Bush Junior dette il via ad una stagione di controllo delle istituzioni da parte dei conservatori: una stagione che partì dalle ribellioni dei Pasdaran contro Khatami, permise ai Principalisti di controllare il Parlamento e si concluse con l’elezione di Ahmadinejad alla Presidenza dell’Iran (2005). Similmente, secondo Haghshenas, il fronte principalista, punterebbe a trovare almeno cinque o sei candidati alle prossime elezioni Presidenziali, al fine di minimizzare la vittoria di Rouhani al primo turno e creare un fronte unito per il ballottaggio.

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    Fig. 3 – I pasdaran, guardiani della rivoluzione, fedeli della guida religiosa suprema, l’ayatollah Khamenei, succeduto a Khomeyni

    Paradossalmente però, c’è chi afferma che anche molti dei sostenitori di Ahmadinejad, sarebbero pronti a votare per Rouhani alle prossime elezioni Presidenziali. Secondo il Principalista Hossein Bayadi, molto vicino al comandante Pasdaran Mohsen Rezaei, il vero obiettivo del fronte pro Ahmadinejad sarebbe quello di impedire la possibile candidatura e vittoria, del Sindaco di Teheran Mohammad Bagher Ghalibaff. Al di là dei nomi, però, la vera partita in gioco nella Repubblica Islamica è legata agli interessi economici, particolarmente quelli che fanno riferimento ai Pasdaran e alla Guida Suprema. E’ in questo gioco di fazioni che si giocherà veramente la vittoria alle prossime elezioni Presidenziali. Rouhani, sostenuto dall’astuto ex Presidente Rafsanjani, ne è pienamente consapevole. Per queste ragioni, il Presidente iraniano sta già corteggiando dietro le quinte sia le Guardie Rivoluzionarie che Khamenei. Lo sta facendo usando lo strumento del petrolio e, più in particolare, degli IPC, i nuovi contratti petroliferi approvati da Teheran alla fine di settembre 2016. Silenziosamente, il Governo iraniano ha firmato i primi contratti con compagnie legate al network di Khamenei – accordo tra la controllata di Stato NIOC e la Persian Oil and Gas Industry Development Company – e compagnie legate ai Pasdaran – si veda ad esempio l’accordo tra il Ministero del Petrolio iraniano e la società “Ultimo Profesta” (riferimento diretto all’Imam nascosto, anche noto come il Mahdi).

    La Redazione

    [box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Un chicco in più

    Ad oggi non sembra che ci sia ancora un forte antagonista di Rouhani. Curiosamente, non sembra neanche che si faccia a gara per prendergli il posto. Al di là delle parole, sinora nessuno sgomita per farsi carico delle problematiche della Repubblica Islamica nel prossimo futuro. Tantomeno il Generale Pasdaran Qassem Soleimani, dipinto dai media iraniani come una sorta di Che Guevara islamista, tanto veloce a farsi fotografare nei luoghi della battaglia, quanto a tirarsi fuori dalla corsa elettorale.[/box]

    Foto di copertina di D-Stanley Rilasciata su Flickr con licenza Attribution License

    Redazione
    Redazionehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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