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    Il 2013 di Xi Jinping in 10 passi

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    Ha da poco avuto inizio in Cina l’anno del serpente, anno in cui Xi Jinping eredita dal Presidente uscente Hu Jintao un Paese in forte crescita, destinato a diventare la prima potenza economica mondiale, la cui guida richiede di far fronte a numerose sfide, non solo sul piano economico, ma anche politico e sociale. Vi proponiamo dieci sfide che la poderosa crescita sta portando con sé.

     

    1) CRESCITA ECONOMICA SOSTENIBILE – “Il popolo cinese desidera che i suoi figli possano crescere in modo sano, avere un buon lavoro e poter condurre una vita più felice. Far sì che tutto ciò possa diventare realtà è la nostra missione”. Questa la promessa fatta al popolo cinese da Xi Jinping durante il primo discorso pubblico, tenuto lo scorso novembre. La nuova leadership dovrà riuscire, passo dopo passo, nell’intento di continuare l’edificazione della “società armoniosa” avviata da Hu Jintao e Wen Jiabao nel 2004 e mantenere al contempo una Cina in forte crescita.

    Le linee guida da seguire per i prossimi quattro anni sono già state dettate nel XII Piano Quinquennale (2011), in cui risulta prioritario conferire maggior sostenibilità alla crescita cinese nel lungo termine, ribilanciando l’economia attraverso riforme strutturali mirate alla correzione delle più gravi distorsioni. Per far ciò sarà necessaria la transizione dell’attuale sistema di sviluppo, trainato dalle esportazioni e da investimenti intensivi in prevalenza pubblici, ad un’economia maggiormente orientata sui consumi interni.

     

    2) TRAPPOLA DEL MEDIO REDDITO – Il governo di Pechino, dopo vent’anni di crescita senza precedenti, ha deciso di sacrificare qualche punto percentuale del PIL, scegliendo di mantenere un tasso di crescita costante per la Cina attorno al 7-8%, per risolvere tramite un processo di riforme quei problemi sociali ed ambientali che proprio lo sviluppo economico ha contribuito a creare. Per tale ragione, la riduzione degli investimenti pubblici e le politiche restrittive adottate dal governo per contenere i prezzi immobiliari e l’inflazione, insieme alla flessione della domanda estera, hanno rallentato la crescita economica cinese, che per la prima volta in questo secolo è arrivata al di sotto del’8%.

    E’ solo continuando sulla via delle riforme che Xi Jinping sarà in grado di sfuggire alla maledizione della “trappola del medio reddito”, una condizione che tende a colpire le economie emergenti, le quali una volta arrivate ad un livello medio di redditi, possono mantenere un alto tasso di crescita solo se in grado di rinnovarsi, pena la stagnazione economica.

     

    3) RIFORMA DELLE INDUSTRIE E CORRUZIONE – Per ottenere un modello di crescita più sostenibile, il Piano prevede anche la ristrutturazione delle industrie, attraverso maggiori investimenti in innovazione e ricerca, in particolare nel settore manifatturiero, caratterizzato da alta intensità di manodopera, produzione a basso costo e un livello tecnologico medio-basso. Nell’attuazione del processo di riforma industriale, Xi potrebbe riscontrare una certa opposizione da parte di quei gruppi di interesse chiave che ruotano attorno alle grandi imprese di proprietà dello Stato, restii a perdere la posizione privilegiata di cui tali aziende godono da tempo.

    La resistenza di alcune coalizioni non è l’unica sfida interna che la nuova leadership cinese dovrà affrontare. Uno sguardo attento va sicuramente rivolto alla corruzione, alla cui lotta è stata attribuita la massima priorità dallo stesso Xi Jinping, mosso dal timore che la rabbia popolare e le agitazioni che essa provoca, possano nel lungo periodo portare al crollo del Partito e dell’intero Stato.

     

    4) IL SISTEMA DI PREVIDENZA SOCIALE – Il governo di Pechino dovrà inoltre continuare l’estensione, già avviata con successo nell’ultimo decennio, di un sistema di previdenza sociale omogeneo, che in primo luogo miri a livellare le disparità tra le città e le campagne, e allo stesso tempo sostenga una maggiore spesa nazionale da parte delle famiglie cinesi. La mancanza di un’efficace rete di sicurezza sociale ha contribuito a rendere il popolo cinese tradizionalmente incline al risparmio, per poter accumulare un fondo al quale attingere in caso di emergenza, tendenza in netta contrapposizione all’attuale priorità del governo di incentivare i consumi interni.

    Di pari passo dovrà poi continuare il processo di trasformazione del sistema sanitario nazionale, anch’esso iniziato nell’ultimo decennio, caratterizzato da una crescente disuguaglianza nell’accesso ai servizi sanitari, fondi statali insufficienti e scarsa appropriatezza dei trattamenti erogati, talvolta non necessari per il paziente ma altamente remunerativi per gli ospedali.

     

    Area industriale a Liaoning
    Area industriale a Liaoning

    5) INQUINAMENTO E DEGRADO AMBIENTALE – Sarà compito di Xi Jinping raggiungere gli ambiziosi obiettivi dell’Impero di Mezzo, che da qualche anno tristemente detiene il gradino più alto del podio come maggior paese inquinatore del mondo, per contrastare degrado ambientale ed inquinamento. Oltre al preoccupante livello di inquinamento atmosferico, la dirigenza cinese dovrà fare i conti con la scarsa qualità e quantità delle risorse idriche, i cui valori sono ormai giunti a livelli critici, contribuendo a provocare squilibri interni e instabilità sociale.

    Per trasformare il dragone in un Paese più eco-sostenibile, il Piano Quinquennale prevede numerose soluzioni, tra cui l’ampliamento dell’efficienza energetica, in particolare del settore industriale, investimenti per lo sviluppo nell’ambito delle nuove energie pulite e la promozione di misure che spingano le autorità locali a diventare sempre più rigorose riguardo alla protezione ambientale.

     

    6) MERCATO IMMOBILIARE ED INFLAZIONE – Dal punto di vista finanziario, Xi Jinping e la sua squadra dovranno continuare a tenere sotto controllo l’inflazione e la bolla speculativa creatasi nel settore immobiliare cinese dopo lo scoppio della crisi economica mondiale.

    Nel tentativo di impedire la chiusura delle aziende e la dilagante disoccupazione, nel 2009 il governo cinese fornì ingenti prestiti attraverso le banche a enti locali, costruttori e imprese industriali, provocando una rapida espansione del settore edilizio. I prezzi delle case sono saliti a tal punto da diventare inaccessibili per la maggior parte dei cinesi, le vendite sono crollate e gli imprenditori non sono più in grado di risarcire i debiti contratti con le banche.

    L’implementazione delle politiche restrittive, varate per raffreddare il mercato immobiliare e  mitigare l’inflazione a partire dal settembre 2010, anche a discapito del mercato azionario cinese, sono un’ulteriore riprova della determinazione del governo nel garantire al Paese una crescita economica più sostenibile.

     

    7) RIFORMA DEL SISTEMA FINANZIARIO – La Cina, che nei prossimi anni continuerà ad essere uno dei paesi al mondo che attrae più investimenti diretti esteri, sta gradualmente procedendo alla rivalutazione della propria moneta, lo yuan, rispetto al dollaro americano, così come più volte reclamato dai paesi industrializzati, in particolare dagli Stati Uniti, che richiedono anche la riforma del sistema finanziario cinese affinché diventi più efficiente, libero e dinamico.

    Il Fondo Monetario Internazionale, attraverso un rapporto del 2011, ha suggerito a Pechino di varare un processo di riforma che allenti progressivamente la presa da parte dei poteri pubblici ed accresca il ruolo del mercato attraverso la liberalizzazione e la privatizzazione del sistema. L’obiettivo è chiaro: liberalizzare lo yuan per trasformare la moneta nazionale in una valuta di regolamento internazionale.

     

    Yeu Ninje, via Wikimedia Commons
    Le isole contese nel Mar Cinese Meridionale (clicca sulla foto per ingrandirla)

    8) POTENZA REGIONALE – E’ ormai di importanza prioritaria per Pechino che il ruolo della Cina nello scacchiere internazionale diventi sempre più congruo al suo peso economico. Nel 2013 continuerà l’ascesa pacifica a livello globale del dragone, che necessita prima di tutto di imporsi come potenza regionale.

    A livello geopolitico, la sfida più grande che attende la nuova leadership riguarderà proprio la regione Asia-Pacifico, nella quale, la RPC da una parte dovrà fare i conti con i propri vicini, primi fra tutti Giappone, Vietnam e Filippine, con i quali i rapporti sono sempre più tesi a causa delle rivendicazioni sulla proprietà di numerose isole. D’altro canto, dovrà scontrarsi con la presenza sempre più ingombrante degli Stati Uniti, che, come dichiarato più volte dall’ex Segretario di Stato Hillary Clinton, durante l’amministrazione Obama sono fortemente intenzionati a riaffermare il ruolo guida del Paese nella regione.

     

    9) STAKEHOLDER RESPONSABILE – La Cina, sempre più consapevole delle aspettative internazionali sulla sua partecipazione alle questioni relative alla pace e alla sicurezza globale, sta gradualmente modificando la propria politica estera multilaterale, in particolare nell’ultimo decennio, in modo tale da essere percepita come una grande potenza responsabile.

    Nel 2013, la RPC continuerà a riproporre le proprie credenziali per apparire sempre più come uno stakeholder responsabile, soprattutto riguardo alle questioni internazionali più spinose come l’Iran, la Corea del Nord e gli equilibri finanziari globali, essendo l’Impero di Mezzo il maggior creditore del debito americano.

    La strategia di Pechino sta risultando vincente, in quanto non solo sta dimostrando di essere diventata più recettiva alle aspettative globali, ma anche di essere in grado di dare un contributo effettivo alla sicurezza mondiale, guadagnando un miglioramento della propria immagine internazionale e del potenziale di soft power.

     

    10) MULTILATERALISMO E SOCIALIZZAZIONE – La crescente partecipazione cinese ai principali consessi della politica multilaterale, prime fra tutti le Nazioni Unite, la Shanghai Cooperation Organitazion (SCO) e l’ASEAN ha contribuito a mettere in atto un processo di socializzazione che, in anni recenti, ha spinto la Cina ad avere un comportamento sempre più conforme a quello degli altri membri della comunità internazionale. La partecipazione alle istituzioni multilaterali nel tempo contribuisce, infatti, a modificare le preferenze e la definizione degli interessi di nazionali.

    Nonostante al momento la politica estera della RPC sia ancora dominata da idee di realpolitik stato-centriche, il crescente coinvolgimento alle istituzioni che si occupano di sicurezza in generale sembra aver contribuito a creare all’interno della Cina una platea di operatori favorevoli al multilateralismo, la quale ha internalizzato una visione della sicurezza che pone meno l’accento sui rapporti bilaterali e più sulle strategie di cooperazione multilaterale.

    Martina Dominici
    Martina Dominici
    Instancabilmente idealista e curiosa per natura, il suo desiderio di scoprire il mondo l’ha spinta a studiare lingue straniere presso l’Università Cattolica di Milano e relazioni internazionali tra l’Università di Torino e la Zhejiang University di Hangzhou. Le esperienze lavorative presso l’Ambasciata d’Italia a Washington DC e Confindustria Romania a Bucarest hanno contribuito a forgiare il suo spirito girovago e ad affinare la sua arte nel preparare la valigia perfetta. Dopo quasi due anni di analisi strategica, si è occupata di ricerca per l’Asia Program dell’ISPI, prima di partire per la Thailandia come Casco Bianco per Caritas italiana in un programma di supporto ai migranti birmani. Continua ad essere impegnata nell’umanitario in campo di migrazioni.

     

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