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    “Burro e cannoni” per l’Australia

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    Nell’Ottobre 2012 Julia Gillard, primo ministro australiano, ha rilasciato il libro bianco “Australia in the Asian century”, che delinea gli obiettivi da perseguire nel prossimo decennio. Pochi mesi dopo, il 23 Gennaio, il comunicato “Strong and secure: a Strategy for Australia’s National Security” anticipa un ambizioso programma che proietta la politica australiana verso obiettivi di rilevanza strategica.

     

    COMPLIMENTI AUSTRALIA!  – Nell’October 2012 World Economic Outlook, rilasciato dal Fondo Monetario Internazionale (IMF), l’Australia compare come la dodicesima economia mondiale, recuperando tre posizioni dal 2007 e surclassando Corea del Sud, Messico e Spagna. Un risultato sorprendente, soprattutto perché in controtendenza con la depressione attuale. Gli sforzi del governo sono stati proficui e hanno puntato sulla riduzione al minimo dei costi umani legati a lunghi periodi di disoccupazione che, dal punto di vista australiano, avrebbero rappresentato la minaccia peggiore alla loro economia. Ma questo non è l’unico ingrediente della ricetta australiana. Tra le misure messe in campo hanno sicuramente avuto il loro peso l’oscillazione libera (o quasi) del dollaro australiano, la riduzione del gettito fiscale, l’abolizione del salario fisso centralizzato e la contemporanea introduzione della pensione obbligatoria.

     

    SFIDE & SCOMMESSE–  Alcuni provvedimenti sono stati oggetto di dibattiti molto aspri con l’opposizione conservatrice, ma i progetti messi in cantiere dal governo laburista hanno dato fino ad oggi discreti risultati. L’aumento delle tasse per l’emissione di anidride carbonica e la riforma del settore minerario sono stati cambiamenti politicamente sofferti, ma hanno svincolato fondi che sono poi stati reinvestiti in programmi di formazione e riqualificazione professionale, i quali migliorano la mobilità dei lavoratori e sono quindi ben accolti dal mondo imprenditoriale. Dopo anni di dibattito, una mossa di coraggio, ma anche di prestigio, è stata il maxi-investimento di 27,5 miliardi di dollari (dei 36 necessari per la realizzazione) nel cosiddetto National Broadband Network (NBN), che proietta l’Australia nel mondo della navigazione internet ad altissima velocità e ne accresce enormemente la competitività nel settore dei servizi. La partita con la crisi economica è tutt’altro che vinta: le congiunture internazionali negative e i pericoli legati all’oscillazione del dollaro sono sempre dietro l’angolo, ma gli australiani possono al momento dormire sonni tranquilli.

     

    Una delle due unità LHD in costruzione - Fonte: Governo australiano (clicca sulla foto per il sito ufficiale)
    Una delle due unità LHD in costruzione – Fonte: Governo australiano (clicca sulla foto per il sito ufficiale)

    CARICAAAAA!  – Dopo il “burro”, i “cannoni”. Il governo Gillard non ha mai nascosto l’ambizione di giocare da protagonisti nell’arena est-asiatica, sempre più calda ma anche economicamente allettante. Così la lista della spesa per la difesa australiana è cresciuta, soprattutto in qualità. L’Australia ha per esempio ordinato due unità LHD (Landing Helicopter Dock), navi da assalto anfibio le cui caratteristiche tradiscono la volontà degli “aussie”di assumere una politica estera più attiva e, di conseguenza, un ruolo più expeditionary, come si dice in gergo. Inoltre il bilancio della funzione difesa verrà accresciuto in proporzione dall’1,56% al 2% del PIL. Questo consentirà di portare a termine con successo i programmi che, uniti alle LHD classe Canberra, traformeranno la fisionomia delle forze armate nazionali: elicotteri da combattimento Tiger, caccia F-35 e sommergibili diesel a grande autonomia. Quindi, se da un lato l’Australia si sta disimpegnando dalle (dispendiose) missioni all’estero lontane da casa (es.: Afghanistan), dall’altro si prepara ad estendere il suo braccio strategico sulla regione.

     

    IL TRUCCO C’E’… –  Acquisire nuovi sistemi d’arma non è però sufficiente per garantire che l’Australia rimanga un Paese sicuro e protetto. Anzi, in realtà, ne rappresenta solo l’aspetto più esteriore. Il passo più grande, secondo i decision makers, è rafforzare l’economia per renderla resiliente agli scossoni che le crisi politico-militari tipiche del teatro asiatico attuale possono portare. Insomma, secondo l’attuale governo, è l’abbondanza di “burro” che rende efficaci i “cannoni”. Tra gli obiettivi prefissati figurano inoltre il contrasto al cyber-terrorismo, minaccia crescente che accomuna i Paesi avanzati, il contrasto alla proliferazione delle armi di distruzione di massa e la lotta al crimine organizzato internazionale.

    Marco Giulio Barone
    Marco Giulio Baronehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Marco Giulio Barone è analista politico-militare. Dopo la laurea in Scienze Internazionali conseguita all’Università di Torino, completa la formazione negli Stati Uniti presso l’Hudson Institute’s Centre for Political-Military analysis. A vario titolo, ha esperienze di studio e lavoro anche in Gran Bretagna, Belgio, Norvegia e Israele. Lavora attualmente come analista per conto di aziende estere e contribuisce alle riviste specializzate del gruppo editoriale tedesco Monch Publishing. Collabora con Il Caffè Geopolitico dal 2013, principalmente in qualità di analista e coordinatore editoriale.

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