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giovedì 17 Giugno 2021

L’Australia sceglie l’isolamento

In breve

  • L’economia australiana ritrova slancio, col PIL del 2021 proiettato al 4,5%.
  • Il programma di vaccinazione prosegue a rilento, a causa dei problemi legati ad AstraZeneca.
  • Il Governo sembra intenzionato a tenere i confini chiusi fino al 2022.
  • Proseguono le tensioni commerciali e diplomatiche con la Cina. 

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AnalisiL’economia australiana ritrova slancio, malgrado la campagna vaccinale stenti a decollare. Ma le prospettive di riapertura dei confini slittano al 2022. Intanto proseguono le tensioni commerciali e diplomatiche con la Cina.

UNA RIPRESA ECONOMICA PIÙ RAPIDA DEL PREVISTO

Mentre il resto dei Paesi industrializzati comincia ad allentare le misure anti-pandemia grazie agli effetti della campagna di vaccinazione, l’Australia sta ormai raccogliendo i frutti della totale eliminazione della Covid-19 all’interno dei propri confini, con una ripresa economica superiore alle attese che proietta al 4,5% il tasso di crescita previsto per quest’anno. La prima recessione dopo tre decenni di crescita ininterrotta, sembra già un brutto ricordo.
Le incognite, tuttavia, non mancano. Il generoso programma di sussidi salariali denominato JobKeeper si è concluso soltanto il mese scorso e con esso il virtuale blocco dei licenziamenti deciso dal Governo. L’attenzione è quindi rivolta a comprendere quale sará nei prossimi mesi l’impatto sul mercato del lavoro nel settore privato: secondo le stime del Tesoro la perdita di posti di lavoro potrebbe oscillare tra le 100mila e le 150mila unità, con una potenziale inversione della tendenza che ha visto il tasso di disoccupazione scendere dal 7% al 5,6% negli ultimi sei mesi.
La manovra di bilancio annunciata lo scorso 11 maggio dal Ministro dell’Economia Josh Frydenberg sembra fugare ogni dubbio circa la volontá del Governo di proseguire con politiche espansive di spesa pubblica e di sostegno all’economia. Il deficit per l’esercizio corrente dovrebbe essere di $161 miliardi, avvicinando l’Australia alla soglia psicologica dei mille miliardi di debito pubblico, il cui sforamento è previsto entro il 2025. Sono numerose le misure di sostegno contenute nella manovra a favore delle fasce deboli della popolazione, a cominciare dagli anziani. Sono, inoltre, previsti un taglio del cuneo fiscale per i redditi medio bassi e l’estensione delle detrazione fiscali in favore delle aziende per le perdite di reddito causate dalla Covid-19.

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Fig. 1 – Operai al lavoro in un cantiere di Sydney, maggio 2021

ALLA RICERCA DI UN PIANO B PER IL VACCINO

Per quanto il Paese abbia finora gestito in modo efficace la crisi Covid-19, diventa ogni giorno piú sentita anche in Australia l’esigenza di accelerare sul fronte della campagna di immunizzazione della popolazione, come testimoniato dall’acceso dibattito pubblico sul tema. Ad oggi nel Paese sono state somministrate circa 3 milioni di dosi di vaccino, su un totale di 24 milioni circa di abitanti.
Il piano iniziale prevedeva la produzione sul territorio nazionale di 50 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca presso l’impianto CSL di Melbourne, con l’obiettivo di immunizzare l’intera popolazione adulta entro la fine di ottobre. Come nel resto del mondo, ai primi di aprile gli esperti hanno tuttavia modificato il parere ufficiale, raccomandando di non usare il vaccino AstraZeneca per le persone di età inferiore ai 50 anni, un imprevisto che ha precipitato nel caos l’intero programma, esponendo l’esecutivo a forti critiche per non aver predisposto per tempo un piano B.
Il Governo si è quindi affrettato a prenotare altre 20 milioni di dosi del vaccino Pfizer BioNTech, portando a 40 milioni il totale dell’ordinativo presso la casa farmaceutica statunitense. I dubbi sulla disponibilità in tempi brevi di questo lotto aggiuntivo stanno tuttavia costringendo l’Australia a valutare strade alternative. Il Ministro della Sanità Greg Hunt ha recentemente dichiarato che il Governo sta lavorando a un piano per la produzione di vaccini Moderna in Australia, oltre a confermare due nuovi accordi per l’acquisto di 25 milioni di dosi di Moderna e di ulteriori 51 milioni di dosi di Novavax (tuttora in attesa di approvazione) – che dovrebbero portare a 170 milioni le scorte totali che il Paese si assicurerà nel corso dei prossimi mesi. La dotazione di fondi per la strategia vaccinale ammonta già a 7 miliardi di dollari, ma la campagna viaggia ancora a rilento.
Date le incertezze legate alle forniture, il Primo Ministro Scott Morrison ha affermato che il Governo non fisserà più obiettivi per la conclusione della campagna, ma sembra a questo punto difficile poter raggiungere il traguardo prima di fine anno.

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Fig. 2 – Persone in fila per essere vaccinate al Sydney Olympic Park, maggio 2021

LA DIFFICILE STRATEGIA DI RIAPERTURA DEI CONFINI

Legato a doppio filo al tema della vaccinazione è quello della progressiva riapertura dei confini. L’Australia ha finora contenuto con enorme successo la pandemia, registrando appena 30mila casi e meno di mille decessi. Numeri eccezionali che testimoniano l’efficacia di un approccio estremamente aggressivo, con misure di repressione del contagio (leggasi mini-lockdown) adottate a turno da tutti gli Stati australiani all’insorgere del minimo focolaio.
Uno dei cardini di questa strategia di contenimento è rappresentato dal blocco degli arrivi per i non residenti e dal contingentamento dei voli di rientro, con le compagnie aeree costrette a operare con una capacità sensibilmente ridotta, in modo da garantire un numero di arrivi gestibile all’interno del sistema di quarantena obbligatoria in hotel. Inoltre l’Australia ha dimostrato grande determinazione nell’adottare ulteriori restrizioni a fronte di minacce particolari, come testimoniato dal recente blocco totale dei voli provenienti dall’India e la previsione di pene fino a 5 anni di carcere e 66mila dollari di multa per i cittadini australiani che dovessero tentare di rientrare da quel Paese utilizzando altre rotte – misure estreme che hanno sollevando non pochi dubbi di costituzionalità. 
In uno scenario di progressiva riapertura delle economie e dei confini internazionali, l’Australia sarà inevitabilmente chiamata nei prossimi mesi a una scelta non facile. Ovunque nel mondo si guarda con ottimismo agli effetti della massiccia campagna di vaccinazione della popolazione: un minor tasso di contagio e casi mediamente meno gravi, un quadro sufficiente a far tornare alla normalità quasi tutti i Paesi, ma non l’Australia, che paradossalmente si trova nella “scomoda” posizione di aver di fatto debellato la Covid-19. Il Governo federale si troverà quindi a un bivio, tra proseguire con una strategia di tolleranza zero o accettare che la pandemia – seppure attenuata dai vaccini – varchi nuovamente il confine nazionale. Stando alle ultime dichiarazione del premier Scott Morrison, è probabile che si possa continuare con l’attuale politica di isolamento fino a metà del prossimo anno, guardacaso in concomitanza con le elezioni federali.
Una scelta che sembra ottenere il plauso della maggioranza della popolazione, ma che certamente arrecherà disagio agli otto milioni di australiani – una percentuale pari al 30% dei cittadini (!) – nati all’estero e desiderosi di viaggiare il prima possibile.

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Fig. 3 – Un cartello all’aeroporto di Sydney festeggia l’apertura della “bolla di viaggio” con la Nuova Zelanda, aprile 2021. La bolla consente di viaggiare tra i due Paesi senza obbligo di quarantena in albergo

LE TENSIONI CON LA CINA E LA RICERCA DI NUOVE ALLEANZA

Sul versante internazionale continuano a tener banco le schermaglie diplomatiche con la Cina. A fine aprile il Governo federale ha sospeso quattro accordi di cooperazione sottoscritti tra lo Stato del Vittoria e altrettanti Paesi stranieri, inclusa la controversa Belt and Road Initiative. La cosiddetta BRI è un’enorme rete di progetti infrastrutturali finanziati dalla Cina – porti, ponti, ferrovie e autostrade – che dovrebbe estendersi dall’Asia fino all’Europa con l’obiettivo di facilitare gli scambi commerciali. La BRI è stata oggetto di critiche a livello internazionale, con numerosi analisti che affermano come i Paesi beneficiari delle opere pubbliche saranno poi indissolubilmente legati alla Cina tramite la “diplomazia del debito“.
È la prima volta che il Governo federale utilizza il potere di veto retroattivo – approvato lo scorso anno nell’ambito di una riforma delle competenze in materia di relazioni estere, – che gli consente di annullare gli accordi che i Governi statali o locali e le università pubbliche stipulano con altri Paesi. È, tuttavia, corretto precisare che l’accordo in questione non impegnava il Governo del Vittoria a progetti specifici e non era legalmente vincolante.
In risposta alla notizia l’ambasciata cinese a Canberra ha bollato la mossa come “irragionevole e provocatoria, e destinata ad arrecare ulteriori danni alle relazioni bilaterali tra i due Paesi”. A stretto giro il Governo di Pechino ha sospeso tutte le attività nell’ambito del China-Australia Strategic Economic Dialogue, un organo consultivo con l’obiettivo di facilitare la cooperazione economica tra i due Paesi. ll Ministro degli Esteri australiano Marise Payne ha difeso la decisione del Governo, spiegando che l’Australia sta proteggendo i propri interessi nazionali in risposta alle sanzioni commerciali adottate dalla Cina negli scorsi mesi, che hanno colpito numerose esportazioni australiane, dal vino al carbone.

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Fig. 4 – Il Ministro degli Esteri australiano Marise Payne con il collega cinese Wang Yi nel 2018

È evidente come l’Australia stia tentando di riaffermare una posizione di autonomia e indipendenza in una parte del globo in cui l’influenza del Governo cinese si è progressivamente fatta sempre più ingombrante. Il Governo Morrison ha recentemente aumentato i contatti diplomatici con altri Paesi limitrofi, a cominciare dall’India, nel tentativo di creare un’alleanza politica alternativa all’egemonia cinese sulla regione. Da registrare, in questo senso, l’importante dichiarazione di pochi giorni fa del nuovo Segretario di Stato Americano Antony Blinken, secondo il quale l’Australia e altri Paesi alleati degli USA non verranno lasciati soli ad affrontare le controversie diplomatiche e commerciali con la Cina, ma saranno puntualmente sostenuti dall’Amministrazione Biden.
Vedremo fino a che punto l’isolazionalismo dovuto alla Covid-19 consentirà all’Australia di essere protagonista nelle relazioni internazionali.  

Dario Privitera

Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

Dario Privitera
Dario Privitera

Siciliano di origine, Milanese di adozione, Australiano per scelta. Laurea in business law presso l’Università Bocconi di Milano, avvocato, esperto di commercio internazionale, velista (per hobby). Vivo stabilmente a Melbourne, dove mi occupo di relazioni d’affari tra Italia e Australia. Nel corso degli anni, ho assistito oltre 20 aziende italiane di vari settori nel tentativo di stabilire una presenza commerciale nell’area Pacifico. Ho, inoltre, all’attivo varie collaborazioni con soggetti pubblici e privati nell’ambito dell’internazionalizzazione delle PMI. Fino al 2019, ho ricoperto la posizione di Trade Manager presso la Camera di Commercio Italiana di Melbourne. Attualmente collaboro con Azeta Group, una società di consulenza e di project engineering attiva nel settore ferroviario e delle infrastrutture.

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