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    Il viaggio di Putin in Kirghizistan

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    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 4 min.

    In 3 sorsi – Il Presidente russo si è recato in Kirghizistan a conclusione di un “tour” che lo ha visto impegnato a visitare le ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale. Sul tavolo dei colloqui si è parlato di una maggiore integrazione economica tra i due Paesi e del rafforzamento della collaborazione riguardante sicurezza e antiterrorismo. Il tutto mentre il Kirghizistan si prepara al post-Atambayev

    1. IL MATRIMONIO TRA GAZPROM E BISHKEK CONTINUA  Uno dei risultati più concreti che ha portato il recente viaggio di Putin nella repubblica centroasiatica è stato il nuovo investimento – poco più di un miliardo di dollari – con la quale Gazprom si è impegnata a rinnovare e ricostruire la rete di gasdotti del Kirghizistan entro il 2030. Ancora una volta il colosso di Alexey Miller si è rivelato essere una delle assi portanti con la quale la Russia di Putin costruisce l’architettura della sua geopolitica. Gazprom si era già resa protagonista nel 2014 dell’acquisto della società nazionale KyrgyzGaz per la simbolica cifra di un dollaro, a fronte però di farsi carico dell’enorme debito che il Paese aveva contratto verso la Russia per le ingenti quantità di gas fornite.

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    Fig. 1 – Il direttore generale della KyrgyzGaz Turgunbek Kulmurzayev e il CEO della Gazprom Alexey Miller alla firma dell’atto di vendita a Bishkek nell’aprile del 2014

    In questo modo la Russia prova in primis a legare economicamente sempre più a se il Paese e in secondo piano cerca anche di tutelarsi dalla sempre più “scomoda” ingerenza cinese negli affari della repubblica centroasiatica. Assicurandosi il monopolio del mercato di gas nel Kirghizistan, Mosca prova a controbilanciare il monopolio assoluto detenuto da Pechino nel mercato delle forniture idriche di Bishkek.

    2. COOPERAZIONE DIFENSIVA E STABILITÀ REGIONALE  Sul tavolo dei colloqui si è parlato anche di sicurezza e della stabilità regionale dell’Asia centrale. Il Kirghizistan condivide con la Russia i timori per la crescente diffusione del fondamentalismo islamico nella regione e inoltre si trova al confine con la regione dello Xinjiang, la quale potrebbe essere ancora più destabilizzata se si dovesse effettuare il cosiddetto fenomeno del blowback, ovvero il ritorno dei foreign fighters uiguri nel Paese. Proprio pochi giorni fa, è stata diffusa la notizia dell’arresto di un importante reclutatore kirghiso che sembra abbia fornito alle milizie di al Baghdadi circa 500 uomini impegnati nel conflitto nel “Siraq”. In aggiunta, non bisogna scordarsi che un membro del commando terroristico che assaltò l’aeroporto di Istanbul nel giugno del 2016 proveniva proprio dal paese centro-asiatico.

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    Fig. 2 – Un caccia russo Su-25 dispiegato nella base aerea di Kant, 20 km fuori Bishkek

    Mosca e Bishkek si sono impegnate anche per implementare la collaborazione nella lotta ai traffici illeciti di armi e droga che coinvolgono tutte le ex repubbliche sovietiche della regione. Per quanto riguarda invece la questione, sempre annosa per il Paese, della base militare russa di Kant, Putin non solo ha dichiarato di non aver discusso di un’espansione futura della base, ma ha aggiunto che è pronto a richiamare i suoi militari in patria se il Kirghizistan non dovesse avere più bisogno di aiuto per affrontare i suoi problemi di sicurezza. Ricordando che la presenza di truppe russe sul suolo kirghiso rappresenta un costo extra per le finanze del Cremlino, il Presidente russo ha concluso il discorso affermando che discuterà con il personale del CSTOCollective Security Treaty Organization –  sul rafforzamento delle forze armate del Kirghizistan. Ciò nonostante, la presenza militare russa in Asia centrale è agli occhi del Cremlino uno dei fattori che portano una parvenza di stabilità nella regione, e quindi i giorni in cui vedremo i russi smobilitare da Kant sono ancora lontani. 

    3. IL POST-ATAMBAYEV SI AVVICINA  Il 19 novembre 2017 in Kirghizistan si svolgeranno le elezioni presidenziali che vedranno per la prima volta l’attuale Presidente in carica Almazbek Atambayev non poter correre per la carica. Pochi giorni prima della visita del Presidente russo le autorità kirghise hanno arrestato Omurbek Tekebayev. Tra i più critici dell’attuale Presidente e leader del partito di opposizione Ata Meken, secondo molte indiscrezioni Tekebayev sarebbe stato tra i maggior indiziati a rappresentare il proprio partito alle prossime elezioni presidenziali. L’accusa mossagli contro è quella di aver accettato  una mazzetta da un imprenditore russo nel 2010. Secondo la testimonianza dello stesso businessman russo, questo accordo gli avrebbe permesso di entrare nel mercato delle comunicazioni kirghise una volta che Tekebayev fosse diventato membro del Governo ad interim.

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    Fig. 3 – Putin viene accolto a Bishkek dal Presidente Atambayev, 27 febbraio 2017 

    Nei giorni successivi all’arresto, oltre alle consuete dichiarazioni dei membri e dei colleghi del partito Ata Meken pronti a scommettere sull’innocenza del loro leader, si sono verificate manifestazioni di protesta davanti al Kyrgyzstan’s State Committee for National Security (UKMK) che hanno visto coinvolti più di mille cittadini. I manifestanti, oltre a denunciare la detenzione ritenuta irregolare del leader del movimento di opposizione, hanno anche altri motivi per scendere in piazza a manifestare il loro dissenso. In particolare essi temono che l’arresto di Tekebayev sia soltanto l’ultimo tassello del piano ideato da Atambayev per indirizzare la competizione presidenziale verso un candidato a lui favorevole. Grazie all’ultima riforma costituzionale approvata nel dicembre scorso, il Primo Ministro avrà infatti molti più poteri rispetto alla legislazione attuale e Atambayev con ogni probabilità si candiderà proprio per tale carica. Informato sulle manifestazioni di piazza nei giorni successivi all’arresto del leader del partito Ata Meken, Putin ha ricordato che qualsiasi cambio di Governo dovrà avvenire esclusivamente secondo i modi e i tempi previsti dalla costituzione kirghisa. Al Cremlino non vogliono più sentir parlare di “rivoluzioni colorate” o simili. Il messaggio è stato piuttosto chiaro.

    Valerio Mazzoni

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    Tekebayev non è il primo leader dell’opposizione che viene arrestato. Nell’ultimo anno, anche a discapito dell’immunità parlamentare di cui godono, sono finiti in detenzione preventiva anche Almabet Shykmamatov e Aida Salyanova, entrambi membri del partito Ata Meken e anch’essi indagati ufficialmente per casi di corruzione. Da questo punto di vista, non si può fare a meno di notare una certa somiglianza con il recente arresto del Ministro Ulyukayev in Russia. Una moda o un modo di condurre la “campagna elettorale” molto in voga tra le ex repubbliche sovietiche. [/box]

    Foto di copertina di Thomas Depenbusch rilasciata con licenza Attribution License

    Valerio Mazzoni

    Nato, cresciuto e residente a Roma classe 1989, laureando in Scienze politiche per le Relazioni Internazionali presso l’Università Roma Tre. Formato accademicamente da nottate passate a giocare ad Age of Empire e Risiko, nutre da sempre una smodata passione per la storia e per le relazioni internazionali, con particolare interesse per il fondamentalismo islamico, i servizi segreti e la loro controversa storia. Per il Caffè Geopolitico si occupa della Russia e delle ex Repubbliche Sovietiche. I viaggi e la Lazio sono le sue passioni più grandi, anche se non disdegna rapide incursioni nel mondo NBA.

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