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    Il caos è ormai totale. L’ex colonia italiana è uno “Stato fallito”: sotto i riflettori in queste settimane per i frequenti episodi di pirateria, è il covo di cellule del fondamentalismo islamico legate ad Al-Qaeda. Quali rischi per il futuro?

    UN PAESE NEL DISORDINE – Quel lembo estremo d’Africa che volge ad oriente, terra meravigliosa ed approdo naturale per l’incontro tra Africa ed Oriente è in realtà uno dei luoghi più pericolosi del mondo, è il terreno allo stesso tempo più fertile e strategicamente importante per il terrorismo jihadista, è il simbolo del fallimento post-ideologico di dare al mondo un nuovo ordine mondiale ed è la negazione dello Stato moderno. Ovviamente parliamo della Somalia, dove ultimo in ordine cronologico a fare le spese del caos che regna nel paese è stato Omar Hashi Aden, colonnello dell’esercito ai tempi del despota “zoppo” Siad Barre (zoppo perché in realtà del territorio somalo controllava poco più di Mogadiscio e dintorni) e amico dell'attuale presidente somalo Sheikh Sharif Ahmed, che da pochi mesi aveva assunto la carica di ministro per la sicurezza nazionale nell’ennesimo (quindicesimo) governo somalo di transizione. Hashi Aden è stato ucciso da un kamikaze insieme ad altre trenta persone a Beledweyne, 300 chilometri a nord di Mogadiscio, vale a dire il luogo dove il governo puntava a spezzare in due tronconi il territorio controllato dalle milizie islamiche. Il governo di transizione, nato lo scorso gennaio, guidato dai membri moderati delle Corti islamiche e appoggiato dall'Occidente controlla solo una piccola parte del territorio e a seguito del protrarsi degli scontri ha dichiarato lo stato d’emergenza in tutto il paese. Di fatto, dalla caduta di Siad Barre nel 1991 non esiste Stato, non esiste burocrazia, non esistono servizi e il paese è sconvolto da un’interminabile guerra civile. La Somalia è un paradosso politico perché è una delle nazioni più omogenee, con la quasi totalità della popolazione che condivide la stessa lingua, la stessa religione (Islam sunnita), la stessa cultura ed etnia, ma è un paese diviso tra clan e in stato perenne di guerra civile. Della Somalia si sente molto parlare ultimamente per gli atti di pirateria nel golfo di Aden che stanno minacciando di tagliare uno dei passaggi più strategici del mondo dove ogni anno transitano più di 20000 navi e dove nel 2008 si sono registrati 40 dirottamenti per un riscatto “aggregato” di 100 milllioni di dollari.

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      LE CORTI ISLAMICHE– Ma in realtà il problema dei pirati è un nonnulla rispetto alla questione politica interna somala, vera minaccia per l’Occidente. Dopo il maldestro tentativo statunitense nel 1993 di riportare una parvenza d’ordine, l’Occidente si è tenuto alla larga da questa terra ancora più ingovernabile dell’Afghanistan.  Al contrario, le organizzazione arabe dalla metà degli anni novanta in poi hanno iniziato a penetrare il paese costruendo moschee , scuole coraniche, servizi per la comunità, incoraggiando un radicamento e una radicalizzazione dell’islam intergralista. Ed ecco allora il lento comparire delle Corti Islamiche con la loro sharià che in Somalia ha comminato perfino condanne a morte a bambine “colpevoli” di essere state violentate.  Il 2006, sotto il dominio delle corti islamiche, la Somalia vide i primi sei mesi di pace perché le corti riunirono i clan, fermarono la pirateria (meno di dieci attacchi nel 2006) e le violenze e la città ricominciò a vivere.

    RITORNO AL PASSATO – Ma le spaccature nel fronte islamista tra moderati e jihadisti fece precipitare di nuovo il paese nel caos e la fazione estremista degli Shabaab (legata secondo fonti USA ad Al-Qaeda), la stessa fazione responsabile dell’attentato di questi giorni, iniziò a seminare il terrore tra la popolazione e a coltivare rapporti sempre più  stretti con i mujaheddin “trasnazionali” e  la rete di Al-Qaeda. Tutt’oggi non si vede uno spiraglio o una soluzione per questo paese; nel frattempo vengono riversate annualmente tonnellate di rifiuti tossici provenienti dall’Occidente e il commercio di armi rimane un business fiorente. In Somalia la vita umana non vale nulla, la popolazione muore di fame e i figliocci di Bin Laden trovano nell’ideologia islamista, nella disperazione e nell’assenza di un qualsiasi ordine costituito il terreno ideale dove creare generazioni di giovani e giovanissimi combattenti devoti al Jihad e pronti al martirio. Considerando che la Somalia è un Paese di dieci milioni di abitanti e che il 60% circa ha meno di 18 anni, il pericolo è reale.

    Stefano Gardelli redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Foto: in alto, un'imbarcazione di pirati somali

    Sotto: la mappa della Somalia

    Redazione
    Redazionehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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