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    I Marò e l’India: e adesso?

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 6 min.

    La vicenda dei due Marò in India ha preso una piega inaspettata quando il Ministro degli Esteri Giulio Terzi ha annunciato che sarebbero rimasti in Italia perché New Delhi ha infranto numerosi trattati internazionali sul trattamento delle dispute tra Stati. L’opinione pubblica si è divisa tra chi ha esultato e chi accusava il Governo italiano di superficialità, senza però una valutazione seria della questione. Vogliamo dunque analizzare l’intera vicenda in maniera meno emotiva, per capirne insieme il significato. E lo facciamo in 10 rapidi punti. 

     

     

    1- INGANNI – L’intera questione tra India e Italia ha assunto aspetti poco chiari e giuridicamente confusi fin dall’inizio. Secondo la testimonianza della stessa polizia indiana dello stato del Kerala, in seguito all’uccisione dei pescatori indiani le autorità hanno individuato quattro vascelli in acque internazionali che avrebbero potuto essere responsabili. Hanno così deciso, per loro stessa parola, di tendere “una trappola” affermando di aver catturato dei pirati e chiedendo chi li avesse recentemente affrontati. Solo la nave italiana Enrica Lexie, con a bordo i due Marò, ha risposto. La nave è stata poi convinta ad attraccare al porto indiano di Kochi per permettere ai soldati di identificare i pirati catturati… ma appena sbarcati i Marò sono stati invece arrestati e accusati. E qui inizia l’odissea processuale.

     

    2- QUALI LEGGI? – Normalmente il diritto internazionale afferma che nel caso non si concordi su chi abbia la giurisdizione, in caso di controversie tra due nazioni in acque internazionali si debba ricorrere a una corte terza, indipendente, perché effettui il giudizio tenendo in uguale considerazione le nazioni contendenti. L’India ha invece unilateralmente deciso che l’unica giurisdizione legale fosse la propria, cosa che l’Italia ha continuamente contestato.

     

    3- PERIZIE – Il processo stesso ha avuto tempi molto lunghi e ha mostrato numerose lacune. Prima la perizia dell’anatomopatologo ha affermato che le dimensioni (calibro) dei proiettili che hanno colpito le vittime non erano compatibili con quello dei fucili d’assalto italiani (ma lo era, curiosamente, con quello delle armi in dotazione alla guardia costiera dello Sri Lanka, che spesso in quell’area è responsabile di scontri a fuoco con i pescatori indiani). Successivamente, per denuncia degli stessi periti indiani che hanno effettuato la prima perizia, questa è sparita dai documenti, sostituita da un’altra dove altri periti affermano invece come il calibro fosse diverso da quello precedentemente indicato e fosse ora compatibile con le armi italiane. Durante tali prove, l’ostruzionismo ai controlli italiani è stato notevole, così come è stato impossibile un’ulteriore verifica, dato che nel frattempo, durante il periodo delle udienze, l’imbarcazione colpita era affondata…

     

    4- TRUCCHI ELETTORALI? – Nonostante le prove considerate “inconfutabili” dal governo locale dello stato del Kerala, il processo subisce ritardi su ritardi, con i ricorsi italiani mantenuti in stallo per settimane e le udienze continuamente posticipate. La valutazione di molti analisti, incluso chi scrive, concordano nel considerare come rilevante il fatto che in quel periodo il Kerala fosse in piena campagna elettorale per le elezioni locali e il governo locale cercasse l’appoggio dei partiti nazionalisti hindu lì molto attivi. Il processo contro gli Italiani in particolare risultava molto utile per screditare il governo del Premier indiano Manmohan Singh, il cui Partito del Congresso Indiano è guidato da Sonia Ghandi (che è italiana). Se la Ghandi avesse infatti difeso gli italiani sarebbe stato gioco facile screditarla. Questo ha fatto sì che il Governo centrale non si spendesse particolarmente per una risoluzione a favore dei Marò.

     

    5- LA SVOLTA – Altra coincidenza a conferma del “problema elettorale” in Kerala è l’evoluzione degli eventi dopo le elezioni regionali. Solo dopo le consultazioni la corte Suprema indiana infatti ha tolto la giurisdizione al tribunale del Kerala, portandola invece a New Delhi. Se fosse stato fatto prima sarebbe stato materiale elettorale per settimane. Per le speranze italiane è stato invece l’inizio di un’altalena di evoluzioni contrastanti: prima la licenza a Natale, poi il 18 gennaio la Corte Suprema Indiana ha confermato la giurisdizione indiana del processo e deciso di istituire un “tribunale speciale” che va contro ogni accordo internazionale. Infine la licenza, inaspettatamente lunga (1 mese), per le elezioni politiche. E qui la decisione italiana di non far ritornare più i Marò in India. Valutare la nostra scelta è molto complesso, soprattutto perché ogni analista a questo punto deve fare i conti con dati incompleti. Dunque ogni valutazione si scontra contro il fatto che alcuni dettagli potrebbero ora essere secretati.

     

    Italia-India6- ACCORDO… –  E’ infatti possibile che l’Italia e il governo centrale indiano si siano messi d’accordo. Per New Delhi la vicenda è solo una scocciatura diplomatica di un governo locale per screditare quello centrale e il suo leader. Da qui potrebbe essere nata l’idea di concedere una lunga licenza per le elezioni e accordarsi perché i Marò restassero in Italia. Forse gli Indiani speravano che non ritornassero già a Natale, e a questo punto hanno deciso di concordare direttamente un’altra occasione in questo modo. Risultato: Roma è contenta e New Delhi può liberarsi del problema senza perdere la faccia con la propria gente, ma accusando gli italiani di slealtà. Nessuna cauzione in questo caso (l’India non l’ha chiesta per questa seconda licenza) ma forse, secondo alcune fonti però non confermate, informazioni riservate sulla corruzione di funzionari indiani da parte di Finmeccanica. Se così fosse stato, le attuali proteste del governo indiano vanno viste solo come una maschera per nascondere la realtà. Continueranno ancora per qualche mese poi, probabilmente, si affievoliranno fino a cessare. Forse la verità non si saprà ancora per anni, ma giustificherebbero questa scelta sia l’atteggiamento delle forze politiche italiane, dalle quali non è venuta alcuna critica, sia l’evasività del Ministro Giulio Terzi stesso quando interrogato sui Marò prima e durante l’intera licenza elettorale.

     

    7- …O NO? – Oppure potrebbe non esserci alcun accordo e l’Italia potrebbe aver deciso di fare di testa propria. Sembra che il Ministro Terzi fosse convinto di trattenere i Marò già a Natale, ma il Presidente Napolitano e il Premier Monti abbiano preferito  tutelare l’immagine di integrità diplomatica del nostro paese. In tal caso ora sembra aver vinto la linea del Ministro. A far scattare la decisione potrebbe essere stata la decisione della Corte Suprema indiana del 18 gennaio e, forse, anche il desiderio di rivincita dopo l’annullamento dei contratti per gli elicotteri Agusta/Westland di Finmeccanica e mostrare dunque il bastone dopo aver usato la carota. In questo caso la rabbia del governo indiano sarebbe autentica.

     

    8- REAZIONE INTERNAZIONALE – A questo punto l’Italia gioca sul fatto che, tornati a casa i Marò, la questione giuridica torna ai tribunali internazionali, dove l’India parte svantaggiata per non aver rispettato le convenzioni internazionali in partenza e dove la sua pretesa di un tribunale speciale molto difficilmente riceverà accoglimento. Sia che fosse d’accordo sul rilascio sia che non lo fosse, New Delhi farà fatica a far valere le sue ragioni in un mondo dove a nessuno fa piacere che i propri soldati siano giudicati altrove – e del resto le prove raccolte dagli indiani presentano troppe lacune perché un tribunale internazionale come quello dell’Aia possa considerarle sufficienti. L’UE d’altra parte mostra ancora una volta la sua fragilità: dopo essersi mostrata incapace di perorare la causa italiana, non potrà ora nemmeno condannare Roma proprio dopo aver mostrato per prima una propria precedente inefficienza.

     

    9- RAPPORTI INDIA-ITALIA – Del resto in ogni caso è difficile che i rapporti India-Italia soffrano per troppo tempo. L’India ha forte bisogno di investimenti esteri per sostenere il suo modello di sviluppo, che pur rimanendo in moto sta rallentando, e l’Italia è un partner importante. Né l’India ha intenzione di inimicarsi l’UE nel suo complesso, anche se Francesi, Inglesi e Tedeschi potrebbero cercare di sfruttare l’occasione per rubare quote di mercato agli italiani. In fondo, anche in caso di massimo contrasto, al Governo centrale indiano è comunque convenuto che la situazione si sia risolta, in un modo o nell’altro. E dunque i rapporti tesi nel breve periodo sono comunque destinati a diventare più cordiali nel lungo, probabilmente senza ritorsioni di sorta verso le nostre imprese – che infatti finora non hanno ricevuto alcuna minaccia o restrizione.

     

    10- QUALE GIUDIZIO? – In definitiva, per giudicare se la mossa italiana sia stato valida o meno, bisogna aspettare. Se davvero la “fuga” è stata concordata allora tutti i contrasti attuali sono soltanto un’elaborata maschera per ingannare i partiti nazionalisti hindu che invece premevano per la condanna – non a caso Sonia Ghandi ha recentemente criticato l’Italia solo dopo essere stata accusata di essere troppo morbida dopo l’annuncio di Terzi, e anche in India si sospetta l’accordo segreto. Se invece la mossa italiana è stata genuinamente unilaterale (cosa che noi del Caffè, lo ammettiamo, dopo Natale non pensavamo accadesse), bisogna bilanciare la perdita di credibilità che comunque si avrà con la necessità di saper mostrare i muscoli quando necessario per evitare di diventare bersagli facili per tutti (un tribunale speciale avrebbe potuto avere risultati imprevedibili e anche gravi). Quale delle due è preferibile? Non è possibile valutarlo senza aver prima deciso che ruolo vogliamo avere nel mondo.

     

    AGGIORNAMENTO DELLE ORE 20:

    Secondo Palazzo Chigi, i due Marò torneranno in India domani, comunque entro i termini. Sembra però che l’Italia abbia ricevuto l’assicurazione scritta riguardo al trattamento che sarà riservato ai marò e alla tutela dei loro diritti fondamentali. Questo confermerebbe che non c’era alcun accordo tra Italia e India e che la mossa italiana appare essere stata dettata dai timori per la sentenza del 18 gennaio. Tuttavia lo stile di comunicazione impiegato dall’Italia per questa vicenda mostra notevoli incertezze e indecisioni. Ne parliamo qui: Marò, quando lo stile conta.

     

    Lorenzo Nannetti

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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    4 Commenti

    1. Si, è vero, purtroppo dal punto di vista commerciale ne usciamo sconfitti. Però sono sempre sorpreso che le tesi complottistiche siano talmente allettanti da esser sempre prese per buone. Leggendo l’ottimo articolo di Lorenzo penso che realizzerà da solo come ci sono una pletora di motivazioni e azioni che vengono ben prima di un tutto sommato modesto accordo commerciale. Qualche elicottero è poco sul piatto per giustificare favori e piaceri sottobanco, dal mio punto di vista… 🙂

    2. Terzi, imponendo ai marò di non rientrare in India contravvenendo alla parola data da militari e gentiluomini italiani, pare aver fatto l’ennesimo favore ai concorrenti dell’Italia nel commercio con l’India, infliggendo un colpo di grazia alle relazioni economiche fra noi e loro dopo la legnata delle “tangenti” di Finmeccanica… Una mossa casuale, quella di Terzi?

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