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lunedì 20 Settembre 2021

Afghanistan: who’s next?

In breve

  • Con il ritiro degli Stati Uniti, la situazione al confine tra Tagikistan e Afghanistan si fa giorno dopo giorno sempre più problematica.
  • Temendo per la propria sicurezza il Tagikistan ha fatto appello ai suoi vicini regionali e alla Russia per affrontare l’attuale emergenza afghana e i suoi sviluppi futuri.
  • Nella crisi anche la Cina ha un ruolo importante in quanto leader della SCO. Sia Pechino che Mosca potrebbero quindi cercare di prendere il posto di Washington in Afghanistan.

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Caffè LungoIl ritiro delle truppe americane ha generato un vuoto di potere e una situazione critica per i vicini settentrionali dell’Afghanistan. Il primo a soffrirne è il Tagikistan, che ha soluzioni ridotte e non può fare a meno dell’aiuto esterno. Chiedendo supporto, l’effetto potrebbe essere quello di una sostituzione del ruolo degli USA con altre potenze. La vera domanda è chi potrà sostenere questo onere?

CRISI AL CONFINE

Il ritiro americano dall’Afghanistan voluto dal Presidente Biden, da completarsi definitivamente entro l’11 settembre, sta già avendo delle conseguenze importanti sui rapporti regionali dell’Asia Centrale. Nelle scorse settimane centinaia di soldati afghani hanno oltrepassato il confine settentrionale con il Tagikistan per sfuggire alle offensive talebane nella regione del Badakhshan. Non si tratta né del primo coinvolgimento del Tajikistan nel conflitto afghano, né della prima volta che i soldati afghani oltrepassano il confine segnato dai fiumi Pyanj e Pamir. Già negli scorsi mesi la crescente intensità degli scontri tra talebani e Forze Armate di Kabul aveva allarmato il piccolo Paese dell’Asia Centrale, che punta molto sulla collaborazione con il Governo afghano e l’Alto consiglio di Pacificazione Nazionale per diventare il principale esportatore di energia idroelettrica nella regione. Se nei mesi scorsi il Governo di Dushanbe ha puntato solo su un programma di addestramento per gli abitanti dei villaggi frontalieri, l’atteggiamento del Presidente Rahmon ora è mutato, tanto che dopo lo sconfinamento di due settimane fa ha deciso di inviare ventimila soldati riservisti al confine. Il timore è che il lato afghano del confine possa cadere totalmente in mano alle milizie talebane, visto che fonti governative del piccolo Paese post-sovietico hanno dichiarato che solo un terzo della linea di demarcazione è in mano alle forze governative. Il timore del Governo tagiko nei confronti dell’Afghanistan è che in caso di totale controllo delle regioni settentrionali da parte dei talebani, estremisti islamici possano penetrare nel Paese e destabilizzarlo.

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Fig. 1 – Soldati afghani pattugliano una strada nei dintorni di Kunduz, 22 giugno 2021. I continui successi dei talebani contro il Governo di Kabul preoccupano molto il Tagikistan

DUSHANBE DEVE CHIEDERE AIUTO

L’importanza, e allo stesso tempo la drammaticità, di questa situazione è che il Tagikistan da solo non può affrontare questa crisi. Se la crisi rimanesse una questione di messa in sicurezza del confine, sarebbe gestibile. Ma ora che le forze afghane stanno mostrando la loro debolezza e sono spinte fuori dal Paese durante gli scontri il Governo di Dushanbe ha dovuto coinvolgere ulteriori partner regionali, come testimoniano gli incontri con gli altri membri dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO). Il sostegno più forte è arrivato da Mosca, che mantiene una base militare nel Paese dalla fine della guerra civile nel 1997. In questo senso il supporto principale potrebbe venire dalla Russia, visto che Putin si sarebbe detto pronto a sostenere il Tagikistan sia su base bilaterale, sia come membro del CSTO, che all’articolo 2 del Trattato prevede che l’Organizzazione possa prendere delle misure se l’integrità territoriale di uno dei suoi membri è in pericolo. La domanda che ci si pone ora è se la Russia, in quanto ex potenza coloniale, possa intervenire per difendere lo spazio post-sovietico prendendo il posto, almeno parzialmente, degli Stati Uniti, nonostante il ricordo della fallimentare guerra di Mosca in Afghanistan tra il 1979 e il 1988.

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Fig. 2 – Esercitazione di carri armati russi vicino al confine tagiko-afghano, 20 luglio 2021. Dopo il 1991 Mosca ha mantenuto una base militare in Tagikistan, situata nei pressi della capitale Dushanbe

QUALI POSSIBILI INTERVENTI REGIONALI?

Il punto però è che il Governo tagiko ha fatto appello anche ai Governi di Kazakistan e Uzbekistan per risolvere la crisi. Per il Kazakistan (che fa parte del CSTO) e l’Uzbekistan il coinvolgimento avrebbe il valore di un riconoscimento dello status di potenza regionale, uno status che però i due Paesi sarebbero restii a condividere visto il loro antagonismo. C’è poi il capitolo Cina. Pechino, come Mosca, ha una guarnigione, seppur di dimensioni ridotte, in Tagikistan e mantiene dei rapporti commerciali tali da aver reso Dushanbe alquanto dipendente dalla propria economia. Ma tra le preoccupazioni di Pechino ci sarebbe anche l’eventuale diffusione di violenza nella regione, con timore che, se abbinata a elementi di terrorismo, possa espandersi anche in territorio cinese (in particolare nello Xinjiang). Va ricordato che, oltre alla CSTO, l’altro framework di sicurezza in Asia Centrale è la Shanghai Cooperation Organization (SCO), che ha come missione la lotta ai tre “-ismi” (terrorismo, separatismo, radicalismo). Una missione che si addice all’intervento in Afghanistan. I fattori interni però non sono solo una prerogativa cinese: anche i Paesi dell’Asia Centrale hanno dei timori per gli effetti nelle loro società. Un’alterazione degli equilibri, soprattutto per quanto riguarda gli effetti sulle minoranze musulmane in Kazakistan e l’intera popolazione in Uzbekistan, rimane un aspetto che alla lunga potrebbe frenare il loro attivismo regionale. Il ritiro delle truppe americane avrà avuto forse effetti sull’elettorato americano, ma certamente ha creato un vuoto politico in Afghanistan che avrà effetti su tutta l’Asia Centrale. Il futuro dell’Afghanistan dipenderà ancora da una potenza straniera.

Cosimo Graziani

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Cosimo Graziani
Cosimo Graziani

International Master in Eurasian Studies presso l’Università di Glasgow e l’Università di Tartu in Estonia. La mia area di interesse riguarda la politica estera dei paesi dell’Asia Centrale, per questo durante il mio master ho trascorso anche un semestre in Kazakistan. Tifoso bianconero, se non parlo di politica mi piace parlare di storia e leggere libri.

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