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lunedì 18 Ottobre 2021

Brasile, demarcazione delle terre indigene: marco temporale sì o no?

In breve

  • Il Supremo Tribunale Federale del Brasile si è riunito lo scorso agosto per decidere se il criterio del marco temporale in relazione alla demarcazione di terre indigene debba essere applicato o meno.
  • Se approvato il marco temporale metterebbe ulteriormente a rischio le popolazioni indigene, in quanto esse non avrebbero più la sicurezza del possesso delle proprie terre originarie. L’illegalità giuridica del marco temporale è rafforzata dalla sua incostituzionalità.
  • La tesi del marco è contenuta nel discusso PL 490/2007 che, se votato dal Congresso, costituirebbe un’ulteriore minaccia per le popolazioni indigene, in particolare per i “popoli incontattati”.
  • Gli indigeni sono i principali protettori del nostro ecosistema. Per questo lo Stato brasiliano e la comunità internazionale devono adoperarsi per assicurare la tutela dei diritti di queste popolazioni.

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Analisi – Il 25 agosto il Supremo Tribunale Federale del Brasile si è riunito in un processo storico per decidere in merito al criterio del “marco temporale”, che se verrà approvato metterà in pericolo anni di lotte da parte dei popoli indigeni per la demarcazione delle proprie terre.

LA SENTENZA STORICA DEL TRIBUNALE FEDERALE

Il Supremo Tribunale Federale del Brasile (STF) ha ripreso il 25 agosto il processo che deciderà se la demarcazione delle terre indigene brasiliane sarà soggetta al criterio del cosiddetto “marco temporale” o meno. Se la tesi verrà approvata, le popolazioni indigene che intendono avanzare una richiesta di demarcazione di terre dovranno provare che si trovavano già su quel territorio al momento della promulgazione della Costituzione del 1988, o che avevano una disputa aperta in corso. La decisione avrà carattere storico in quanto il Tribunale ha comunicato che la sentenza avrà valore di “ripercussione generale”. Ciò significa che tutte le dispute successive simili a quella in esame verranno giudicate allo stesso modo. Da qui la rilevanza del verdetto, considerando che ad oggi ci sono circa 300 casi di demarcazione dei territori indigeni irrisolti. Tale processo verte sulla controversia riguardante la demarcazione della terra indigena Ibirama La-Klãnõ, che si trova nello Stato di Santa Catarina, nel Sud del Brasile. Il territorio è abitato in prevalenza dal popolo Xokleng e in minor parte dai popoli Kaingang e Guaranì. Lo Stato di Santa Catarina rivendica il possedimento della terra indigena affermando che l’area era pubblica ed era stata venduta a diversi proprietari terrieri già alla fine del XIX secolo, mentre il FUNAI, l’organo deputato alla protezione delle popolazioni indigene brasiliane, ribadisce che gran parte della popolazione Xokleng è stata costretta da imprese e proprietari terrieri ad abbandonare la terra nel corso dei secoli e per questo oggi non si trova sul territorio che è di sua legittima appartenenza.
La terra indigena Ibirama La-Klãnõ è stata demarcata nel 1996 e nel 2003, ma le sue dimensioni sono quasi triplicate negli anni. La diatriba in corso riguarda una parte dell’area oggi utilizzata da imprese private per la coltivazione di tabacco e che era invece impiegata dagli Xokleng principalmente per attività quali caccia, pesca e agricoltura.
Il giudizio del STF in merito al caso sopracitato è iniziato a fine giugno 2021. In tale occasione il relatore del processo, il ministro Edson Fachin, si era pronunciato contrario al criterio del marco temporale, mentre il ministro Alexandre de Moraes ha chiesto di posporre la sentenza per esaminare meglio il caso e ascoltare tutte le parti coinvolte. Il STF non ha preso ancora una decisione a riguardo, la votazione è stata rimandata più volte ed è difficile prevedere se una decisione verrà presa in breve tempo, data la delicatezza della questione.
Nel frattempo, in occasione del processo, circa 250 tribù indigene provenienti da tutto il Paese hanno partecipato all’accampamento Luta Pela Vida dal 22 al 28 agosto in Brasilia, davanti alla sede del STF per chiedere la fine del marco temporale.

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Fig. 1 – Popolazioni indigene marciano verso il Palazzo di Planalto, Brasilia, 27 agosto 2021

IL CRITERIO DEL MARCO TEMPORALE

Il marco temporale è una tesi pseudo-giuridica sostenuta dal settore agroindustriale e da diversi Governi, tra cui quello attuale di Jair Bolsonaro, che mirano a limitare i diritti dei popoli indigeni sulle terre ancestrali di loro originaria appartenenza. Secondo questo parametro le richieste di demarcazione di terre possono essere avanzate solo se il popolo indigeno riesce a dimostrare di trovarsi sul territorio da prima della Costituzione del 1988. I produttori rurali e il Governo affermano che il criterio deve essere applicato in quanto salvaguarda la sicurezza giuridica della proprietà. La tesi ha avuto origine con il caso di demarcazione della terra indigena Raposa Serra do Sol, nel quale il STF ha negato la demarcazione in virtù dell’esistenza del marco.
Tuttavia la questione rimane poco chiara, perché nelle dispute successive il Tribunale Supremo non ha seguito una linea chiara e uniforme, tant’è che nel 2013 lo stesso ha stabilito che il criterio non è vincolante e non può essere utilizzato per il procedimento di demarcazione di altre terre. La decisione del Tribunale Supremo sul caso Xokleng diventa quindi fondamentale per fare luce sulla questione.
L’illegalità giuridica del marco temporale è rafforzata dalla sua incostituzionalità in quanto l’articolo 231 della Costituzione brasiliana afferma chiaramente l’imprescindibilità del diritto dei popoli indigeni alle loro terre ancestrali e come essi abbiano la libertà di utilizzarle come meglio credono per le proprie attività di sostentamento. La Costituzione ribadisce inoltre come sia dovere del Governo proteggere tali terre tramite demarcazione.

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Fig. 2 – Donne indigene protestano durante marcia dimostrativa, Brasilia, 10 settembre 2021

IL PROGETTO DI LEGGE 490/2007

La questione del marco temporale è contenuta anche in uno dei punti del PL 490/2007, approvato il 23 giugno scorso dalla Commissione Costituzione e Giustizia (CCJ) della Camera dei Deputati, presieduta dalla bolsonarista Bia Kicis. Il PL è ora al vaglio della Plenaria della Camera per poi passare all’esame del Senato. Il PL 490 stabilisce all’articolo 29 che il contatto con queste tribù deve essere evitato salvo che esso non costituisca “un’azione statale di utilità pubblica” in cui però non si specifica cosa si intende per “utilità pubblica”, lasciando così un ampio margine di interpretazione e favorendo l’occupazione delle aree abitate dalle tribù incontattate da parte di attività illegali. Il progetto di legge, fortemente appoggiato dalla “bancada ruralista” e dall’attuale Governo Bolsonaro, rappresenta un enorme passo indietro nella lotta per la protezione dei diritti indigeni e della demarcazione di terre. A seguito della decisione da parte della CCJ vi sono state numerose proteste dei popoli indigeni che ora aspettano con impazienza la decisione del STF in merito alla questione del marco temporale in quanto, se questo venisse negato, anche l’iter del PL 490 verrebbe sospeso.
Il PL 490 mette seriamente a rischio la sopravvivenza dei “popoli incontattati” del Brasile. Queste sono comunità che per propria scelta o per determinate circostanze non sono mai entrate in contatto con l’esterno. Ad oggi sono circa 115 le popolazioni incontattate individuate, delle quali 86 non sono state ancora confermate e quindi non sono riconosciute ufficialmente dallo Stato. Queste tribù non godono di memoria immunologica, ciò significa che anche un raffreddore può costare loro la vita, proprio perché non sono mai entrate in contatto con altre popolazioni. La possibile approvazione del marco temporale costituirebbe il genocidio di questi popoli, per questo è fondamentale sospendere questo criterio e il PL 490.

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Fig. 3 – Indigeni riuniti presso l’accampamento Luta Pela Vida per protestare contro il criterio del marco temporale, Brasilia, 26 agosto 2021

PERCHÉ È IMPORTANTE DEMARCARE LE TERRE INDIGENE

In Brasile il 49% del territorio è concentrato nelle mani di pochi proprietari terrieri, circa il 3% della popolazione. Ad oggi solo il 12% è demarcato come terra indigena e anche questa piccola fetta è a rischio in quanto i diritti indigeni non sono sufficientemente tutelati. Le popolazioni indigene sono i migliori protettori dell’ecosistema terrestre e la vasta conoscenza della natura in loro possesso è fondamentale per la preservazione delle risorse naturali. Questa conoscenza viene tramandata da generazioni ed è insostituibile. L’industria agroalimentare e i proprietari terrieri sostengono che gli indigeni possiedono un territorio troppo vasto, considerando le piccole dimensioni delle loro tribù, e che queste aree finiscono per essere inutilizzate quando potrebbero essere destinate all’agricoltura e all’allevamento. Quello che però non viene evidenziato è che, con le loro pratiche, queste popolazioni contribuiscono enormemente alla manutenzione degli equilibri naturali. Essi, tra le altre cose, tramite la cura delle foreste concorrono alla gestione della regolazione climatica e del regime delle piogge e soprattutto all’abbassamento della temperatura terrestre. Una possibile approvazione del criterio del marco temporale costituirebbe un pericolo enorme per le popolazioni indigene latino-americane e per l’equilibrio dell’ecosistema mondiale. È dunque responsabilità dello Stato brasiliano e dell’intera comunità internazionale adoperarsi per proteggere queste popolazioni e i loro diritti.

Sara Ferrari

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Sara Ferrari
Sara Ferrari

Classe 1997, nata nella colorata Salvador de Bahia, ma cresciuta nella tranquilla Mantova.

Ho conseguito una laurea triennale in Scienze Internazionali e delle Istituzioni Europee presso La Statale di Milano. Attualmente sto frequentando master in International Security presso l’Università di Westminster nel Regno Unito dove mi sono trasferita. I miei interessi riguardano sicurezza internazionale, geopolitica, ambiente e America Latina.

Ho i piedi per terra ma spesso la testa per aria, amo le lunghe passeggiate, i film francesi e il click della mia film camera.

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