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lunedì 18 Ottobre 2021

Trudeau, cos’hai combinato?

In breve

  • Forte un’efficace campagna vaccinale e di sondaggi favorevoli, Trudeau ha convocato elezioni anticipate cercando di ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento.
  • In una campagna elettorale brevissima ma piena di errori, il Premier ha mancato l’obiettivo e i liberali si mantengono con un governo di minoranza.
  • I conservatori sono riusciti a reagire allo svantaggio iniziale, ma non abbastanza da superare i liberali nei seggi.

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In 3 sorsiLe elezioni anticipate hanno portato a un nulla di fatto: Trudeau torna a un Governo di minoranza, dopo una campagna elettorale che, in solo un mese, lo aveva visto partire con largo vantaggio salvo poi venire recuperato dai conservatori. Per il Premier è stata una sconfitta politica che, con il suo nuovo Governo, è chiamato a rimediare.

1. SCOMMESSA FALLITA

Le elezioni anticipate riconsegnano il Canada a un Governo di minoranza, nuovamente guidato da Justin Trudeau. I liberali, partito di centrosinistra, infatti sono al governo dal 2015, ma dalle elezioni del 2019 guidano un governo di minoranza, spesso con l’appoggio esterno del partito di sinistra dei Nuovi Democratici. Negli ultimi due anni, i liberali hanno gestito positivamente la pandemia e la campagna vaccinale, insieme al passaggio di alcuni interventi pubblici a sostegno dell’economia. Negli scorsi mesi, Trudeau si è quindi trovato con un solido appoggio popolare e un netto vantaggio nei sondaggi; queste ragioni, che il Premier ha nascosto con difficoltà in campagna elettorale, lo hanno indotto alla grande scommessa: convocare elezioni anticipate per capitalizzare il consenso e raggiungere la maggioranza in Parlamento. Le cose però non sono andate secondo i piani e i liberali hanno guadagnato solamente tre seggi. Il ritorno a un Governo di minoranza, in un’elezione volta proprio ad assicurare un esecutivo stabile, vuol dire per Trudeau di fatto una sconfitta politica che potrebbe, sul lungo periodo, metterne in discussione la leadership.

Fig. 1- Come mostrato da 338 Canada, dopo un ampio vantaggio iniziale, il Partito Liberale ha perso terreno rispetto ai conservatori.

2. CONSERVATORI SODDISFATTI A META’

Trudeau contava su una campagna elettorale brevissima (poco più di un mese) anche per spiazzare gli avversari. La risposta del Partito Conservatore (il principale partito d’opposizione, che tendenzialmente si alterna al Governo con i liberali) è stata invece superiore alle aspettative, colmando in poche settimane la distanza nei sondaggi. Parte del merito va a Erin O’Toole, leader dal 2019 e fino a poco fa largamente sconosciuto alla maggior parte dell’elettorato. O’ Toole ha spostato verso il centro il partito (secondo il paradigma della conquista dell’elettore mediano) cercando di allargare la base demografica dei conservatori, troppo dipendente dai bianchi e dagli anziani in un Paese sempre più variegato (problema simile ai repubblicani USA). O’ Toole ha dunque adottato posizioni progressiste sui temi sociali e ha appoggiato politiche di contrasto al cambiamento climatico, su tutte la proposta di carbon tax (fino a poco tempo prima disapprovata dal partito). Sul fronte economico, ha cercato di mostrare più vicinanza alla classe operaia e alle piccole imprese piuttosto che alle grandi aziende, proponendo anche un aumento nella spesa sociale (riducendo invece l’enfasi per il pareggio di bilancio). D’altro canto, ha mantenuto fermezza nel contrasto alla cancel culture e alle nuove battaglie progressiste. La strategia di O’Toole è riuscita a limitare i danni, ma il risultato non può dirsi entusiasmante, visto che non è riuscito nell’obiettivo di sfondare nell’area metropolitana di Toronto, che con la sua classe media moderata è elettoralmente fondamentale.

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Fig. 2 – O’Toole e Trudeau al dibattito elettorale.

3. GLI ERRORI DI TRUDEAU E IL SOLLIEVO FINALE

Dal canto suo, la campagna di Trudeau ha commesso una serie di errori, primo fra tutti proprio quello di indire elezioni anticipate: la popolazione ha largamente disapprovato la scelta criticandone i motivi opportunistici, specie durante una quarta ondata di Covid e da parte di un Governo che non era stato sfiduciato e, anzi, aveva i numeri per continuare. Del resto, il Premier aveva indetto le elezioni con il proposito, decisamente flebile, di chiedere al popolo un mandato per governare il Paese nel post-pandemia. Anzi, il ritorno a elezioni ha fatto riemergere le promesse non mantenute dal Primo Ministro nei sei anni di governo (politiche ambientali più decise e una riforma elettorale), nonché alcuni degli scandali che l’hanno coinvolto negli ultimi anni (SNC Lavalin, il blackface scandal, è la recente controversia con la fondazione WEcharity). La leadership liberale ha poi cercato di dipingere il leader conservatore come un estremista di destra, proprio mentre quest’ultimo stava portando al centro il suo partito (ad esempio, la ministra degli Esteri aveva accusato O’ Toole di voler privatizzare la sanità con un tweet indicato come falso dalla stessa Twitter). Trudeau poi non è riuscito a rassicurare i canadesi sulle loro preoccupazioni economiche, a partire dalla ripresa dell’inflazione e dal forte aumento dei prezzi delle case. Infine, ha subito gli effetti negativi del ritiro dall’Afghanistan, su cui certamente non aveva responsabilità diretta, ma ha portato un generale danno di immagine alle leadership mondiali. Si è dunque corsa una campagna povera di contenuti anche perché, come rilevato dagli analisti, Trudeau non aveva bisogno di un nuovo mandato per portare avanti un programma così simile a quello per cui era stato eletto due anni fa. L’unica questione di rilievo è stato l’obbligo vaccinale, con Trudeau a favore per i lavoratori nel settore pubblico e per chi viaggia, mentre O’Toole si opponeva puntando su un potenziamento dei tamponi. Trudeau si trova ora a intraprendere una nuova esperienza di governo senza poter contare sulla classica luna di miele e in un Paese con diverse spaccature. La geografia elettorale è infatti rimasta identica rispetto a due anni fa, con i liberali che sono rimasti deboli nell’Ovest e non sono riusciti a sfondare nel Québec, Provincia ricca di seggi e tendenzialmente vicina al Partito Liberale, prima dell’emergere dei nazionalisti del Bloc Québécois. Oltre a questo, alcuni analisti indicano già il rischio di nuove elezioni anticipate, in caso di futuri stalli politici. In ogni caso, che sia tra quattro anni o pochi mesi, è probabile che siano gli stessi Trudeau e O’Toole a darsi nuovamente battaglia.

Antonio Pilati

Foto di copertina: “Justin Trudeau, Juno Beach, 6 juin 2019” by Falcon_33 is licensed under CC BY-SA

Antonio Pilati
Antonio Pilati

Da Brescia, classe 1995, laureato in relazioni internazionali. Amo da sempre la storia e la geografia, orientandomi soprattutto sugli Stati Uniti. Sono inoltre appassionato di calcio, videogiochi strategici e viaggi, che adoro preparare con la massima precisione.

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