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domenica 5 Dicembre 2021

Come sono andate le elezioni islandesi?

In breve

  • Le elezioni in Islanda hanno consegnato un Paese con un quadro politico frammentato.
  • I temi dell’uguaglianza, la lotta al cambiamento climatico e la sanità sono stati gli argomenti centrali della campagna elettorale.
  • Un tempo Paese candidato all’entrata nell’UE, l’Islanda oggi non sembra avere l’intenzione di riaprire i negoziati con Bruxelles.

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In 3 sorsiA fine settembre i cittadini dell’Islanda sono stati chiamati alle urne per l’elezione del nuovo Parlamento.

1. I RISULTATI

Le elezioni del 25 settembre in Islanda hanno visto i partiti che compongono la coalizione di Governo dal 2017 ottenere la maggioranza dei voti.
Il Movimento dei Verdi e della Sinistra, di cui fa parte il Primo ministro uscente Katrín Jakobsdóttir, ha ricevuto il 12,6% dei consensi. Il Partito dell’Indipendenza (conservatori) è quello che ha ottenuto più favori, incassando 16 dei 63 seggi totali del Parlamento composto da un’unica Camera.
La forza politica che vede il più importante incremento di voti è il Partito del Progresso (liberali), che con 13 seggi conquistati aumenta notevolmente il consenso popolare rispetto alle scorse votazioni.
L’esito delle elezioni lascia comunque un panorama politico difficile da decifrare. Emerge, infatti, un quadro politico frammentato, con 8 partiti che hanno superato la soglia di sbarramento per entrare nell’Althing (Parlamento islandese).
La coalizione che formerà il nuovo esecutivo dovrebbe includere nuovamente progressisti, conservatori e liberali. La premier aveva infatti dichiarato che avrebbe cercato nuovamente l’accordo con i partiti della propria coalizione. L’incertezza principale risiede invece nel nome del prossimo leader del Governo. L’asse composto da Verdi e Conservatori si è spostato a favore di questi ultimi. La Jakobsdóttir potrebbe infatti, in virtù del consenso ottenuto dal proprio partito alle urne, lasciare il posto a Bjarni Benediktsson – capo del Partito dell’Indipendenza e ministro delle Finanze.
Le elezioni islandesi, nelle scorse settimane, hanno avuto una grande eco a livello globale per il numero di donne che entrerà a far parte del Parlamento. Infatti nel primo conteggio era emersa la prospettiva di avere un Parlamento a prevalenza femminile, un caso che sarebbe stato un unicum al mondo. Nonostante il riconteggio, le donne saranno comunque più del 47% della componente dell’Assemblea. Un risultato che permetterà all’Islanda di essere la nazione con la presenza più alta di donne in Parlamento, superando la vicina Svezia in questa particolare classifica.

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Fig. 1 – Katrín Jakobsdóttir, Primo Ministro dell’Islanda dal 2017 e leader del partito dei Verdi e della Sinistra

2. IL CONTESTO ELETTORALE

Proprio il tema dell’eguaglianza è uno dei più sentiti dalla società islandese. Basti pensare che, per il 12esimo anno consecutivo, il World Economic Forum ha incoronato l’Islanda come nazione più egualitaria al mondo.
La recente campagna elettorale è stata dominata dagli argomenti dell’egualitarismo, della sanità e della lotta al cambiamento climatico, con la premier Jakobsdóttir che ha promesso decisioni radicali. I partiti si sono concentrati anche su possibili riforme per la riduzione dei giorni di lavoro della settimana e per la possibile nazionalizzazione dell’industria della pesca. Le forze della maggioranza hanno rivendicato i risultati raggiunti nella legislatura appena trascorsa, ovvero l’introduzione di un sistema progressivo di imposta basato sul reddito, l’aumento del budget per l’edilizia sociale e l’estensione del congedo parentale per entrambi i genitori.
Ovviamente la pandemia – e le misure per contrastarla – hanno avuto un ruolo importante nel dibattito pre-elettorale. I partiti che compongono l’esecutivo hanno sottolineato i risultati raggiunti per contenere la diffusione del virus. L’Islanda infatti ha avuto “solamente” circa 11mila casi di contagi e poco più di 30 decessi. Inoltre, ad agosto, l’Islanda era il Paese al mondo con il più alto tasso di vaccinati. Nonostante questo primato, Reykjavík si è dovuto confrontare con un’importante recrudescenza di contagi durante il periodo estivo che ha costretto le Autorità a imporre nuove restrizioni.

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Fig. 2 – Una veduta dell’Althing: istituito nel X secolo è il Parlamento più antico al mondo

3. QUALE RAPPORTO CON BRUXELLES?

Nel 2015 l’Islanda aveva deciso di stoppare i negoziati per una possibile adesione all’Unione Europea e attualmente non sembrano esserci le condizioni politiche per una loro riapertura. L’Islanda continua invece a far parte dello Spazio economico europeo (SEE), che permette alle imprese islandesi di accedere al mercato unico comunitario.
La critica principale che Reykjavík muove a Bruxelles riguarda la lontananza dai cittadini e un’eccessiva burocrazia. Nel 2018 in un’intervista la premier aveva ribadito la contrarietà all’ingresso nell’UE, criticando il sistema di governance economica comunitario.
La Jakobsdóttir aveva inoltre paventato la possibilità di uscita dalla NATO. Una proposta che è sembrata una provocazione, vista la contrarietà degli alleati della coalizione di Governo e considerato che l’Islanda non dispone di un esercito proprio.
Per il momento, quindi, non sembrano esserci le condizioni affinché Reykjavík discuta di eventuali negoziati con Bruxelles. L’eventuale riapertura è un tema che divide i partiti islandesi con posizioni molto diverse e non sembra essere nelle priorità dell’agenda di Governo. Il Paese è alla ricerca di stabilità politica, visto che la recente legislatura è la prima, negli ultimi dieci anni, a concludersi naturalmente.
Tra il 2007 e il 2017, infatti, a causa di crisi e scandali, i cittadini islandesi sono stati chiamati per ben cinque volte alle urne. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la coalizione del Governo uscente verrà riconfermata – ed eventualmente allargata – e chi verrà nominato Primo Ministro. Guðni Jóhannesson, Presidente della Repubblica islandese, al momento non ha conferito a nessuno il mandato di formare un esecutivo, restando in attesa dell’esito dei colloqui tra i vari leader di partito.

Luca Rosati

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Luca Rosati
Luca Rosati

Appassionato al processo di integrazione europea e al rapporto tra gli Stati membri, sono laureato in scienze politiche e relazioni internazionali presso l’Università degli Studi di Torino. Ho svolto un periodo di studio presso la facoltà di Scienze Sociali di Parigi nell’ambito del programma Erasmus.

Dopo la laurea, ho lavorato due anni presso la pubblica amministrazione francese a Lione dove mi sono occupato della gestione di programmi e fondi europei.

Attualmente sono impiegato presso il dipartimento Affari Europei della Regione Valle d’Aosta dove mi occupo di progettazione europea e di comunicazione sulle attività dell’Unione Europea.

Frequento inoltre il Diploma in Affari Europei dell’ISPI (Istituto Superiore di Politica Internazionale) di Milano.

 

 

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