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    Il Nord Europa vs la Covid-19

    In breve

    • Come hanno reagito all’emergenza i Paesi del Nord Europa?
    • La Svezia ha registrato un numero di casi maggiore rispetto alle nazioni confinanti
    • L’economia dei Paesi dell’area è messa a dura prova dagli effetti del virus

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsiQuale strategia hanno adottato i Paesi nordici per far fronte alla pandemia? Se la Svezia ha “scommesso” su un approccio meno stringente – pagandone le conseguenze, – sembra che gli altri Stati scandinavi siano riusciti a limitare i contagi in maniera efficace.

    1. IL CASO SVEDESE

    Per combattere l’emergenza Covid-19, la Svezia ha deciso di adottare una strategia meno restrittiva rispetto agli altri Paesi Europei. Il Governo del premier Stefan Löfven ha deciso di fare affidamento sul buon senso della popolazione scandinava basandosi sul principio di responsabilità dei cittadini. Ad esempio la scuola per gli under-16, i bar e i ristoranti sono rimasti aperti con la sola indicazione ai cittadini di lavare bene le mani e restare a casa nel caso in cui si presentino sintomi sospetti. Le uniche restrizioni riguardano gli eventi con più di 50 persone coinvolte, che sono vietati.
    La scelta della Svezia di non chiudere tutto è stata supportata da Anders Tegnell,epidemiologo a capo dell’Agenzia di sanità pubblica svedese, che ritiene corretto accettare un numero alto di morti per avere numeri molto più bassi durante la seconda ondata rispetto ai Paesi che hanno optato per il lockdown totale. Questa decisione non sembra aver portato effetti positivi, infatti la Svezia a metà maggio conta più di 30mila casi di contagio e oltre 3.600 decessi, la maggior parte dei quali nelle case di riposo, con un tasso di mortalità di 365 vittime ogni milione di abitanti – in un Paese di 10 milioni di abitanti.
    Addirittura una stima diffusa dal Daily Telegraph, che si basa su una media mobile tra il 13 e il 20 maggio, mostra un quadro drammatico. La Svezia, con 6,08 decessi per milione di abitanti al giorno, diventa il Paese con il più alto tasso di mortalità per coronavirus nel mondo, superando Gran Bretagna (5,57) Italia (3) e Belgio (4,28).

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    Fig. 1 – Il premier svedese Stefan Löfven

    2. GLI ALTRI PAESI

    Rispetto alla Svezia, i Paesi limitrofi hanno avuto una percentuale di casi più bassa. La Norvegia, con un bilancio di più di 200 morti, alla fine di aprile ha deciso di riaprire gli asili. La premier Erna Solberg, caso unico al mondo, ha indetto una conferenza stampa per rivolgersi solamente ai bambini e rassicurarli. All’inizio di giugno, Oslo conta di riaprire bar, ristoranti ed eventi sportivi da massimo 200 persone.
    Numeri simili alla Norvegia vengono registrati anche nella vicina Finlandia. A metà maggio sono state riaperte le attività all’aperto e le scuole, eccezion fatta per l’ultimo anno di scuola superiore e università. Prevista inoltre una quarantena obbligatoria di 14 giorni per chiunque arrivi in Finlandia da un altro Paese.
    La Danimarca invece, che ha chiuso i suoi confini da marzo, è uno dei pochi Paesi ad aver definito le seguenti fasi di riapertura. A metà aprile sono state riaperte scuole materne ed elementari e alcune piccole-medie imprese. A metà maggio sono tornati al lavoro centri commerciali, bar e ristoranti, sempre con il distanziamento sociale. Il piano di riaperture proseguirà a giugno con musei, cinema, teatri ed eventi sportivi. La Danimarca conta allo stato attuale, su una popolazione di 5 milioni di abitanti, più di 10mila contagi e 533 vittime. L’Islanda, seppur più piccola e meno toccata dal virus, ha dovuto fronteggiare l’emergenza Covid-19. L’isola conta “solamente” 10 decessi e circa 1.800 contagi. Attualmente il 40% della popolazione utilizza l’app di tracciamento per monitorare i contagi. La premier Katrín Jakobsdóttir, conscia dell’enorme importanza economica del turismo, ha promesso che, da giugno, l’Islanda riaprirà i suoi confini ai visitatori, ma che quest’ultimi saranno sottoposti a tamponi e in caso di esito positivo saranno obbligati a trascorrere un periodo di due settimane in quarantena.

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    Fig. 2 – La premier norvegese Erna Solberg: nel suo Paese la pandemia sembra essere stata contenuta

    3. L’IMPATTO SULL’ECONOMIA

    L’impatto negativo dell’emergenza Covid-19 avrà invece ripercussioni a livello economico su tutti i Paesi dell’area. Per questo i motivi i Governi in questione preparano una serie di misure di sostegno statale per il rilancio dell’attività imprenditoriale e il contenimento dell’aumento della disoccupazione. L’Istituto Nazionale per la ricerca economica svedese prevede una forte contrazione del Prodotto Interno Lordo (PIL) che arriverà al 3% per l’anno 2020 e una disoccupazione che potrebbe raggiungere il 10% entro l’estate. Anche le Autorità economiche norvegesi si preparano a una perdita di PIL tra l’1,5% e l’1,7%. La Norvegia, che è il più grande produttore di idrocarburi in Europa, patisce gli effetti della pandemia e del crollo del prezzo del petrolio. La Danimarca per ovviare ali effetti nefasti del Covid-19, invece, ha varato un piano di aiuti da 100 miliardi di corone danesi (circa 13 miliardi di euro) per sostenere la propria economia. Dal piano comunque saranno escluse tutte quelle aziende che pagano imposte nei cosiddetti paradisi fiscali pur operando in Danimarca.

    Luca Rosati

    Photo by fernandozhiminaicela is licensed under CC BY-NC-SA

    Luca Rosati
    Luca Rosati

    Laureato in scienze politiche e relazioni internazionali presso l’Università degli Studi di Torino. Ho svolto un periodo di studio presso la facoltà di Scienze Sociali di Parigi nell’ambito del programma Erasmus. Ho lavorato due anni presso la pubblica amministrazione francese dove mi sono occupato di programmi e fondi europei.

    Attualmente sono impiegato presso il dipartimento Affari Europei della Regione Valle d’Aosta dove mi occupo di progettazione europea e di comunicazione sulle attività dell’Unione Europea. Frequento inoltre il Diploma in Affari Europei dell’Ispi (Istituto Superiore di Politica Internazionale) di Milano.

    Faccio parte dell’Associazione Italiana Giovani per l’Unesco – sezione Valle d’Aosta – con il ruolo di tesoriere.

    Collaboro con Il Caffè Geopolitico in quanto appassionato al tema della relazioni internazionali, al processo di integrazione europea e al rapporto tra gli Stati membri.

     

     

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