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domenica 5 Dicembre 2021

Il difficile autunno di Joe Biden

In breve

  • Biden ha presentato un progetto da $3.500 miliardi per investimenti in welfare e ambiente, che, però, non è gradito ad alcuni membri dell’ala moderata del Partito Democratico.
  • Tuttavia se tale cifra verrà rivista al ribasso il Presidente rischia di perdere il sostegno dell’ala progressista per la legge bipartisan sulle infrastrutture.
  • In aggiunta a inizio dicembre si dovranno garantire ulteriori fondi governativi per impedire lo shutdown e rivedere il limite al tetto del debito.

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In 3 sorsiIl Presidente rischia di non riuscire a far approvare alla Camera dei Rappresentanti la legge bipartisan sulle infrastrutture per l’opposizione dei democratici progressisti se ridimensiona il suo progetto da 3.500 miliardi di dollari per welfare e ambiente. Tuttavia, se il Build Back Better Act non viene rivisto sarà difficile farlo votare ai senatori moderati. Con due scadenze importanti su debito e fondi governativi a inizio dicembre, si preannunciano settimane cruciali per il futuro dei democratici in vista delle midterm del 2022.

1. LA ‘RECONCILIATION BILL

La strada si preannuncia in salita per l’agenda Build Back Better di riforme e investimenti di Joe Biden. Sia la bipartisan infrastructure bill da mille miliardi di dollari (già approvato dal Senato con l’appoggio di alcuni senatori repubblicani), sia il cosiddetto Build Back Better Act o “reconciliation bill”, che nei piani iniziali doveva valere 3.500 miliardi di dollari, stanno incontrando numerose difficoltà a essere approvate. Quest’ultima prevede il finanziamento decennale di alcune misure di welfare e di lotta al cambiamento climatico, tra cui community college gratuiti, un’espansione della copertura di Medicare, aiuti per asili e asili nido, congedi parentali e di malattia pagati, un abbassamento del prezzo dei farmaci e un sistema di incentivi per metodi di produzione e di consumo meno inquinanti. Il tutto verrebbe finanziato principalmente tramite un incremento della tassazione: l’imposta sulle società passerebbe dal 21% al 26%, quella sui redditi sopra i 400mila dollari dal 37% al 39,6%, l’imposta sulle rendite finanziarie infine dal 20% al 25%. Grazie alla “procedura di riconciliazione” questa legge potrebbe essere approvata al Senato con la maggioranza semplice, invece della maggioranza qualificata di 60 senatori richiesta di solito, evitando così pratiche ostruzionistiche come il filibustering. Tuttavia per farlo servirebbe l’accordo di tutti e 50 i senatori democratici. E qui iniziano le difficoltà per Biden.

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Fig. 1 – Alcuni sostenitori della Build Back Better Agenda fuori dal Campidoglio

2. I MALUMORI DELLE DUE ANIME DEL PARTITO DEMOCRATICO

Alcuni senatori democratici hanno infatti già dichiarato la loro contrarietà a cifre di spesa così alte. In particolare il senatore Manchin della West Virginia e la senatrice Sinema dell’Arizona, che già negli scorsi mesi hanno criticato i progetti più a sinistra dell’Amministrazione. Entrambi, infatti, sono democratici moderati e provengono da Stati generalmente conservatori con elettorati solitamente contrari a misure eccessive di welfare, spesa pubblica e tassazione. Nei giorni scorsi Biden ha lasciato intendere ai democratici che una cifra più ragionevole potrebbe essere nell’ordine dei 2mila miliardi di dollari. Questo sta causando non pochi problemi ai parlamentari che devono ora decidere cosa e in che modo rivedere del piano inziale. Questo ridimensionamento, però, rischia di compromettere seriamente l’intento originario della legge, tanto che l’ala sinistra del partito ritiene che, in questo modo, non verrebbero conseguiti gli obiettivi sociali e ambientali prefissati. In aggiunta i progressisti intendono legare il loro consenso per l’approvazione del bipartisan infrastructure plan a una versione massiccia della reconciliation bill come è quella da 3.500 miliardi presentata dal Presidente. Quest’ultimo, dopo le critiche ricevute per la gestione del ritiro dall’Afghanistan e l’aumento (a oggi in attenuamento) dei casi di coronavirus in alcuni Stati, ha ora il difficile compito di tenere unito un partito sempre più diviso al proprio interno tra centrismo e progressismo.

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Fig. 2 – Il senatore Joe Manchin della Virgina Occidentale è considerato un democratico centrista

3. LE SCANDENZE DI DICEMBRE E GLI OCCHI PUNTATI AL 2022

Le divisioni del Partito Democratico potrebbero avere un grosso peso nelle elezioni di metà mandato (midterm) del 2022, nelle quali, generalmente, il partito al Governo perde la maggioranza in almeno uno dei due rami del Congresso. Di conseguenza è molto importante per Biden riuscire a far approvare i provvedimenti più ambiziosi della propria agenda entro le elezioni, tanto che nei giorni scorsi si è speso personalmente chiamando alcuni parlamentari per cercare di convincerli a modificare la loro posizione. D’altronde il Presidente – i cui tassi di approvazione stanno calando da settimane – si gioca anche la propria fama di politico dialogante ed esperto di compromessi dopo decenni passati al Congresso. Sostanzialmente i democratici moderati temono di perdere il seggio perché puniti dai propri elettori per essersi spostati troppo a sinistra, mentre i progressisti temono che senza misure massicce non si potranno mobilitare abbastanza voti nel 2022. Dall’altra parte i repubblicani hanno già iniziato a lanciare pubblicità in alcuni Stati chiave e contendibili (come Iowa, Florida e Pennsylvania) proprio contro le misure economiche dei democratici, criticandole come “socialiste”. Peraltro Biden ha altri problemi di cui preoccuparsi. Negli scorsi giorni il Congresso ha approvato un aumento del tetto del debito di 480 miliardi di dollari che permettono agli USA di ripagare i propri debiti fino al 3 dicembre 2021 e di non dichiarare default (con possibili gravi conseguenze finanziarie globali). Tale aumento si è reso necessario dopo gli allarmi lanciati dalla Segretaria al Tesoro Yellen sulla data del 18 ottobre 2021, quando la capacità USA di prendere a prestito denaro sarebbe rapidamente venuta meno. La misura è passata grazie al sostegno di alcuni repubblicani: Mitch McConnell, leader del GOP al Senato, aveva considerato infatti che il rischio di default avrebbe spinto anche i democratici moderati a riformare lo strumento del filibustering, che sul lungo periodo avrebbe limitato le possibilità dei repubblicani di opporsi alle proposte dell’Amministrazione. Nancy Pelosi, Speaker della Camera, e Chuck Schumer, leader dei democratici al Senato, si sono così conquistati qualche settimana di respiro, ma entro dicembre dovranno rivedere la misura e McConnell ha già fatto sapere che per allora non garantirà il sostegno dei repubblicani. Come se non bastasse a inizio dicembre si dovranno anche individuare i fondi aggiuntivi per evitare il blocco delle attività amministrative (government shutdown). Per Biden e i democratici si preannunciano settimane di intense negoziazioni.

Roberto Bordoni

Foto di copertina: “1280px-Joe_Biden_(48651175327)” by jlhervàs is licensed under CC BY

Roberto Bordoni
Roberto Bordoni

Sono nato a Brescia nel 1995 e dopo la triennale a Milano, mi sono laureato in International Security Studies a Trento. Sono appassionato di politica internazionale e storia contemporanea, soprattutto europea e americana. Amo i dibattiti e discutere di attualità e cinema.

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