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lunedì 20 Settembre 2021

Democratici e repubblicani d’accordo sulle infrastrutture. Ma la bipartisanship resisterà?

In breve

  • Il Senato statunitense ha approvato un piano di investimenti in infrastrutture da 1.000 miliardi, con il voto anche di 19 repubblicani.
  • I democratici puntano però anche a una massiccia manovra di bilancio: 3.500 miliardi in politiche sociali e ambientaliste.
  • I repubblicani promettono battaglia sulla manovra di bilancio: l’infrastructure bill, che necessita ora del voto alla Camera, rischia di essere un isolato momento di bipartisanship.

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Analisi Dopo mesi di negoziati il Senato ha approvato una legge di investimenti da 1.000 miliardi di dollari in infrastrutture. Un raro momento di bipartisanship in un’epoca di forte polarizzazione politica. La collaborazione tra i due partiti, però, è già messa a dura prova dai prossimi piani di bilancio dei democratici e dall’annunciata opposizione dei repubblicani.

1.000 MILIARDI IN INFRASTRUTTURE

Il 10 agosto il Senato ha approvato l’Infrastructure Investment and Jobs Act, legge che prevede 1.000 miliardi di investimenti in infrastrutture, frutto di un importante compromesso fra democratici e repubblicani (per questo chiamata anche bipartisan infrastructure bill). L’approvazione è stata preceduta da mesi di difficili negoziati, dopo l’annuncio a marzo, da parte dell’Amministrazione Biden, dell’American Jobs Plan. Il piano iniziale indicava cifre molto superiori, pari a 2.200 miliardi di dollari, ma buona parte di questi erano in realtà orientati in spesa per il welfare (tra cui assistenza sanitaria, sostegni alle famiglie e istruzione pubblica), mentre una parte minoritaria, pari a 579 miliardi, era destinata in infrastrutture fisiche (ponti, strade, aeroporti….). Il negoziato si è dunque concentrato proprio su questo aspetto, sul quale era possibile trovare un dialogo con i repubblicani (pur cercando di conciliare le impostazioni diverse dei due partiti: i democratici puntano di più su ferrovie e trasporti pubblici, mentre i repubblicani privilegiano strade e autostrade, per favorire i mezzi privati). Il risultato è stato dunque una legge bipartisan, traguardo importante in quest’epoca di forte polarizzazione politica: anche se solo 19 dei 50 senatori del GOP hanno appoggiato la legge, tra di loro ci sono nomi importanti, su tutti il leader repubblicano in Senato Mitch McConnell. La legge stanzia 550 miliardi di nuova spesa federale in infrastrutture (cifra dunque vicina a quella del piano della Casa Bianca), cui si aggiungono 450 miliardi di fondi già approvati. Tra gli investimenti previsti ci sono 65 miliardi internet banda larga, 110 per strade e ponti, 25 per aeroporti, 66 per la compagnia ferroviaria Amtrak. Pur rinunciando alle misure più ambiziose, la legge contiene alcuni investimenti ambientali, come 73 miliardi nella modernizzazione delle reti elettriche e 15 miliardi in stazioni per caricare auto e bus elettrici. La modernizzazione delle infrastrutture è da tempo al centro del dibattito pubblico: nonostante siano un’economia di primo livello gli USA sono tredicesimi nella classifica sulla qualità delle infrastrutture del World Economic Forum, mentre il 22% delle strade e l’8% dei ponti del Paese sono considerati in cattive condizioni. La stessa Amministrazione Trump aveva proposto un progetto da 1.500 miliardi, presto naufragato per mancanza di appoggi al Congresso. 

Fig. 1 – Infografica del New York Times sui contenuti della legge, rispetto alla proposta iniziale della Casa Bianca

LA STRATEGIA DEI DEMOCRATICI

La legge, però, necessita ora dell’approvazione della Camera dei Rappresentanti, ed è qua che i giochi si complicano. Infatti l’ala progressista del Partito Democratico, che ha maggiore presenza alla Camera rispetto al Senato, ha già comunicato che approverà la bipartisan infrastructure bill solo insieme a una nuova legge di bilancio fortemente basata su politiche sociali e climatiche. Attualmente, infatti, i leader democratici stanno portando avanti una budget resolution da ben 3.500 miliardi, da destinare per l’espansione di Medicare (il programma di assistenza sanitaria per gli anziani), incentivi fiscali per le energie rinnovabili, assistenza per l’infanzia e edilizia popolare, da finanziarsi con un aumento delle imposte sulle aziende e sui redditi personali più alti. Il punto è che, diversamente dalla infrastructure bill, tale proposta incontra la totale opposizione dei repubblicani, contrari a questo allargamento dell’interventismo statale, anche per ragioni di aumento del deficit e dell’inflazione. I democratici, dunque, contano di usare la procedura della reconciliation, regola che consente di far passare in Senato leggi in materia fiscale con 51 voti (anziché i 60 canonici), permettendo quindi di bypassare l’opposizione repubblicana (mossa già usata per l’approvazione della Covid relief bill a marzo). La strategia però non è esente da criticità: i democratici infatti contano numeri risicatissimi in Senato, e due senatori moderati, Manchin (West Virginia) e Sinema (Arizona), hanno già espresso critiche a una legge di bilancio di tale estensione (specie se scritta senza dialogo con i repubblicani). Sono due voci estremamente importanti nel dibattito interno ai democratici: dato che provengono da Stati tendenzialmente conservatori, portano avanti posizioni moderate che a volte confliggono con le ambizioni della sinistra del partito. Il loro voto è dunque decisivo in un Senato con maggioranze così in bilico, come si è visto con la discussione sulla Covid Relief Bill. Intanto, dal canto suo, Chuck Schumer, leader dei democratici in Senato, è riuscito a far approvare con 50 voti a 49, subito dopo la legge sulle infrastrutture, un budget framework che porrebbe le basi per la manovra da 3.500 miliardi. La discussione però potrebbe durare settimane se non mesi, specialmente se le due Camere dovessero pervenire a testi diversi. 

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Fig. 2 – La Speaker Nancy Pelosi, vertice dei democratici alla Camera

LA SITUAZIONE DEI REPUBBLICANI

Passiamo ora al campo del GOP: dal punto di vista meramente tattico, i repubblicani potrebbero avere commesso un errore ad appoggiare la bipartisan bill, se poi i democratici riuscissero a far passare la manovra di bilancio a loro sgradita. Si ritroverebbero con avere dato una grossa mano agli avversari senza aver ricevuto nulla in cambio (se non alcuni compromessi nella legge stessa). D’altro canto, se invece la divisione interna ai democratici dovesse rimanere, la manovra di bilancio verrebbe bloccata, o quantomeno ridotta nelle cifre, portando quindi a un successo dei repubblicani. In ogni caso l’appoggio di alcuni dei repubblicani alla bipartisan bill si spiega con la popolarità della legge tra gli elettori, visti gli effetti positivi che porterebbero gli investimenti in infrastrutture, tra cui nelle zone rurali dove il GOP trae gran parte dei suoi voti. C’è poi una motivazione più sottile: con il passaggio della legge, McConnell può dimostrare che è ancora possibile portare avanti leggi importanti pur mantenendo il filibuster (regola che facilita l’ostruzionismo del partito di minoranza, e che infatti molti dei democratici vogliono riformare).

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Fig. 3Biden in un incontro con alcuni senatori repubblicani

“NON CI SONO STRADE REPUBBLICANE O PONTI DEMOCRATICI”, MA…

Questo momento di bipartisanship rischia dunque di rimanere un caso isolato, come dimostra la determinazione dei democratici verso una legge di bilancio dai tratti fortemente progressisti e su sole linee di partito, cui fa il paio la dura opposizione dei repubblicani in tema. In tutto questo, qual è stato l’approccio della Presidenza? Biden ha avuto un ruolo importante nell’aprire un dialogo con i repubblicani e nel trovare un compromesso tra il centro e la sinistra del partito. Come McConnell, anche anche lui può usare questo traguardo per dimostrare ai progressisti che il Senato può funzionare anche con le attuali regole. Tuttavia nei primi mesi di governo Biden ha fatto largo uso di ordini esecutivi e di leggi approvate su sole linee di partito, contrastando con le promesse di bipartisanship fatte in campagna elettorale, basate sulla sua storia di senatore abituato al dialogo. Dopo il voto sulla legge, Biden ha efficacemente dichiarato che “non esistono ponti repubblicani o strade democratiche”, ma, come visto, questa affermazione non è priva di ambiguità. La questione chiave, comunque, è che entrambi i partiti hanno gli occhi sulle elezioni midterm. Per Biden è fondamentale far approvare entrambi i pacchetti legislativi entro novembre 2022: alle midterm, infatti, il partito al Governo tendenzialmente perde la propria maggioranza, rendendo quasi impossibile per un Presidente portare avanti i punti più ambiziosi dell’agenda. Parimenti i repubblicani intendono affossare i programmi più di sinistra dei democratici, dimostrando all’elettorato di aver mantenuto le promesse. In quest’epoca di polarizzazione entrambi i partiti si trovano dunque a cercare un difficile equilibrio tra compromesso (per promuovere proposte condivise e di ampio respiro) e “purezza” ideologica (per ottenere consenso tra le rispettive basi elettorali).

Antonio Pilati

Photo by 12019 is licensed under CC BY-NC-SA

Antonio Pilati
Antonio Pilati

Da Brescia, classe 1995, laureato in relazioni internazionali. Amo da sempre la storia e la geografia, orientandomi soprattutto sugli Stati Uniti. Sono inoltre appassionato di calcio, videogiochi strategici e viaggi, che adoro preparare con la massima precisione.

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