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martedì 7 Dicembre 2021

Vaccino antimalarico: un punto di svolta per l’Africa?

In breve

  • A causa della complessità del parassita all’origine della malattia, le ricerche per il vaccino antimalarico sono andate avanti per più di un secolo.
  • Mosquirix, il vaccino approvato dall’OMS, è stato somministrato a 800mila bambini in Africa, dove la malaria miete ancora numerose vittime all’anno.
  • La limitata efficacia del vaccino genera molti dubbi su suo effettivo impatto in termini di sviluppo del continente africano.

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In 3 sorsiL’approvazione da parte dell’OMS del vaccino contro la malaria è stata accolta con estrema soddisfazione dalla comunità internazionale, dopo quasi un secolo di ricerche e studi scientifici. Non mancano però molte perplessità circa la sua reale efficacia, che si misurerà non solo in termini di vite salvate, ma anche di sviluppo sociale ed economico a lungo termine.

1. MALARIA: I NUMERI

Secondo il World Malaria Report 2020 pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la malaria continua a essere la malattia che più di ogni altra miete vittime in Africa e nel Sudest Asiatico. In particolare i numeri per l’Africa parlano chiaro: delle 409mila persone morte di malaria a livello globale nel 2019, i due terzi sono bambini africani sotto i cinque anni. Con circa 215 milioni di casi il Continente nero, da solo, ha registrato il 94% dei contagi e dei morti totali con Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Mozambico e Niger che, insieme, contano il 51% dei casi a livello mondiale. Esistono più di dieci varianti di malaria e il parassita che ne sta all’origine è talmente sofisticato, insidioso ed evoluto da aver reso quasi impossibile, per anni, la creazione di un vaccino efficace.

Fig. 1 – Grafico realizzato dall’autrice dell’articolo, Francesca Carlotta Brusa

2. UNA SVOLTA STORICA…

Dopo circa un secolo di ricerche, dunque, l’approvazione del vaccino antimalarico da parte dell’OMS lo scorso ottobre è stato definito da molti un momento storico e uno dei più importanti risultati della medicina, dato che quello in oggetto è anche il primo vaccino sviluppato per una qualsiasi malattia parassitaria. La somministrazione di Mosquirix (RST,S), prodotto dalla casa farmaceutica britannica Glaxo SmithKline (GSK), era già iniziata nei primi mesi del 2019 tramite un programma pilota portato avanti in Ghana, Kenya e Malawi grazie al quale 800mila bambini erano stati vaccinati. Inizialmente il vaccino aveva dimostrato un’efficacia limitata, prevenendo “solo” il 39% dei contagi e il 29% dei casi gravi, ma ulteriori studi hanno rilevato che quando ai bambini piccoli venivano somministrati sia il vaccino che i comuni farmaci antimalarici si registrava una riduzione del 70% dei ricoveri ospedalieri o dei decessi. La GSK, in seguito alla decisione dell’OMS, ha dichiarato che fornirà 15 milioni di dosi all’anno a tutti quei Paesi in cui la malattia è considerata endemica, con una maggiorazione sul prezzo che non superi il 5% del costo di produzione. In Malawi, per esempio, i dati indicano un trend positivo: circa 220mila bambini hanno già ricevuto almeno una delle quattro dosi di vaccino e gli ingressi in ospedale si sono considerevolmente ridotti per i minori sotto ai cinque anni di età, complice anche l’estensione a 22 mesi del periodo di immunizzazione del vaccino, che permette di monitorare meglio la salute dei piccoli pazienti.

Fig. 2 – Grafico è stato realizzato dall’autrice dell’articolo, Francesca Carlotta Brusa

3. …NON SENZA PERPLESSITÀ

Le previsioni sull’effettiva efficacia di Mosquirix in termini di sviluppo sociale in Africa (e nel mondo) sono contrastanti. Da una parte c’è chi pensa che il vaccino, seppure possa salvare vite, non eliminerà il peso delle conseguenze che la malattia infligge alla società e all’economia africana (la malaria costa all’Africa 12 miliardi di dollari all’anno). Alla limitata copertura vaccinale bisogna infatti aggiungere infrastrutture fragili, scarso e inadeguato personale medico e una diffusa esitazione e sfiducia da parte della popolazione locale (soprattutto in Africa subsahariana) a usufruire dei servizi sanitari. Inoltre secondo alcuni osservatori i conti non tornano: a fronte delle 15 milioni di dosi garantite da GSK ogni anno, è stato valutato che per frenare la diffusione della malattia in maniera efficace nella sola Nigeria e nel solo Mali saranno necessarie 100 milioni di dosi l’anno per un costo totale di circa 325 milioni di dollari ogni anno. Sul fronte opposto si concentra l’attenzione sulla potenzialità del vaccino di invertire i tassi di alta mortalità infantile, un fattore che rallenta il ritmo della crescita economica in molti Paesi a basso reddito. Secondo alcuni studi è stato stimato che, se somministrato nei Paesi con la più alta incidenza di malaria al mondo, il Mosquirix potrebbe prevenire 5,4 milioni di casi e 23mila decessi di bambini di età inferiore ai 5 anni a livello globale, ogni anno. Ciò che è certo è che l’approvazione del vaccino rappresenta un importante passo in avanti nella lotta alla malaria, soprattutto in quei Paesi nei quali le misure preventive erano ferme alla bonifica dei terreni e alla vendita di zanzariere impregnate di insetticida.

Francesca Carlotta Brusa

Photo by 12019 is licensed under CC BY-NC-SA

Francesca Carlotta Brusa
Francesca Carlotta Brusa

Francesca Carlotta Brusa, 24 anni, da Imola, Emilia-Romagna. Giovane laureata in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli a Roma, curiosa lettrice di geopolitica e appassionata di tematiche riguardanti l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Amante dell’Africa, del cibo, dei cani e delle passeggiate, ma anche di un sacco di altre cose, fra cui gli Avengers e i libri che si basano su fatti realmente accaduti.

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