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martedì 21 Settembre 2021

Sognando l’Europa: migranti subsahariani in Marocco

In breve

  • Tra la fine degli anni Novanta e gli inizi dei Duemila, il Marocco si afferma come centro di transito e destinazione per i migranti provenienti dall’Africa subsahariana.
  • Il Marocco è terra di transito per gli africani subsahariani che sognano di arrivare in Europa, ma fatica a guarantire un accesso ai servizi di base adeguato.
  • Il Paese spesso si è rivelato ostile a livello sociale e non offre garanzie di opportunità formative e professionali nel lungo termine, accentuando di fatto la marginalizzazione dei migranti dal resto della popolazione marocchina.
  • Nonostante tali difficoltà, il Marocco ha delle potenzialità per divenire una destinazione permanente per molti migranti, visti i miglioramenti delle condizioni di vita, la stabilità politica e il ruolo chiave nei flussi migratori tra Africa ed Europa.

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AnalisiIl Marocco può diventare un porto sicuro per molti africani subsahariani che migrano dagli Stati d’origine. Tuttavia le molteplici ostilità a livello sociale e la mancanza di opportunità formative e professionali spingono sempre di più ai margini della società i migranti che giungono nel Paese.

LA NUOVA POLITICA MIGRATORIA MAROCCHINA

I migranti subsahariani hanno da sempre considerato il Marocco come un Paese di destinazione temporanea, una tappa di una rotta migratoria più ampia con l’Europa come meta finale. Tuttavia, a causa dei frequenti arresti ed espulsioni ai confini con l’Algeria da parte delle forze di sicurezza spagnole e marocchine, i migranti sono sempre più esposti all’elevato rischio di cadere nelle mani delle bande criminali attive in quell’area e dedite alla tratta di esseri umani.
L’esigenza di rispondere al fenomeno della tratta di essere umani da un lato e quella di accogliere i nuovi migranti (in termini di accesso ai servizi) dall’altro, ha reso necessaria l’adozione di una nuova politica migratoria in Marocco, entrata in vigore nel 2014.
La nuova legge si prefissava tre obiettivi: la massiccia regolarizzazione di 45mila migranti, l’attribuzione di più ampi poteri all’agenzia UNHCR delle Nazioni Unite per concedere il diritto di asilo a un maggiore numero di migranti in Marocco, l’introduzione di leggi volte da un lato a migliorare l’integrazione sociale dei migranti e dei richiedenti asilo in Marocco e dall’altro a combattere in modo più strutturato la tratta di esseri umani. Stando ai dati dichiarati dal Governo marocchino, entro la fine del 2014 il numero delle richieste di asilo concesse fu di 17.916 su un totale di 27.332, a raggiungere pertanto poco più di un terzo tra i 45mila migranti dichiarati come target dell’ampia operazione di regolarizzazione. Per quanto riguarda i richiedenti asilo l’agenzia UNHCR ha concesso l’asilo politico a un numero relativamente esiguo di rifugiati: 643 su un totale di 2.937 richieste in sospeso.

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Fig.1 – Un gruppo di migranti subsahariani presso il Center for Temporary Stay of Immigrants (CETI) di Melilla, enclave spagnola nel territorio marocchino. Melilla, luglio 2021

MIGRANTI SUBSAHARIANI: TRA SOGNI E OSTACOLI

Chi sono i migranti dell’Africa subsahariana presenti in Marocco? E in che misura l’accesso ai servizi è garantito?
Secondo un sondaggio del 2015-2016 condotto dall’Université Internationale de Rabat e dall’Université Hassan II de Casablanca, la maggior parte dei migranti subsahariani è di sesso maschile (74%), altamente istruita e con un’età media di 28 anni. Da un resoconto dell’Alto Commissariato alla Pianificazione (HCP) del 2021, i principali Paesi di provenienza dei migranti presenti sul suolo marocchino sono la Costa d’Avorio (16,7% del totale dei migranti in Marocco), il Senegal (15,9%), la Repubblica di Guinea (13,2%), la Repubblica Democratica del Congo (10,1%),  il Camerun (8,7%), il Mali (4,9%), la Repubblica Centrafricana (2,3%) e dagli altri Paesi africani (15,1%).
In generale i migranti subsahariani che si trovano in Marocco sognano l’Europa, attirati da una maggiore stabilità politica, sociale ed economica, del tutto assente o incerta nei loro Paesi di origine.
Il Marocco diventa un polo attrattivo per molti di questi migranti anche per l’esigua possibilità di sostare in campi profughi (rispetto a Paesi quali il Togo), e per la presenza di agenzie e associazioni impegnate nella tutela dei diritti dei migranti (specialmente a Rabat). La loro situazione all’interno del Paese però sembra avere numerose criticità.
Da un resoconto del 2020, redatto dalla Piattaforma delle Comunità e Associazioni Sub-​sahariane del Marocco (ASCOMS) in relazione all’accesso ai servizi dei migranti subsahariani nelle città di Tangeri, Nador e Oujda, emerge un quadro piuttosto drammatico. Nelle tre città i migranti subsahariani vivono nei cimiteri e nelle foreste, spesso per sfuggire agli arresti indiscriminati delle forze di sicurezza marocchine. In particolare i migranti a Tangeri non possono fare affidamento su un accesso adeguato ai servizi di base e a Nador, invece, questo risulta pressoché inesistente, per via del divieto di circolazione senza accompagnamento. Anche ad Oujda le condizioni di accesso ai servizi dei migranti non sono positive e gli arresti da parte delle forze di sicurezza sono all’ordine del giorno. Per quanto riguarda l’istruzione, molti genitori migranti denunciano numerosi episodi a sfondo razziale vissuti dai figli nelle scuole pubbliche marocchine. L’accesso alla sanità pur non avendo raggiunto un livello apprezzabile, risulta essere migliorato negli ultimi anni, grazie al sostegno di personale di accompagnamento nelle strutture sanitarie.
Inoltre un rapporto Oxfam del 2020 in materia di accesso ai servizi dei migranti subsahariani in Marocco, afferma che tra le difficoltà legate al settore della sanità ci sarebbero una scarsa opera di sensibilizzazione e orientamento riguardo i servizi offerti e i diritti dei migranti, un inadeguato accesso ai medicinali e  un numero carente di personale di accompagnamento. In materia di istruzione spesso non c’è una correlazione tra offerta formativa e opportunità di lavoro, una circostanza che alimenta e perpetua la marginalizzazione dei migranti subsahariani in Marocco rispetto al resto della popolazione marocchina.

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Fig. 2- Migranti subsahariani nella città di Fnideq, a nord del Marocco, mentre cercano di attraversare il confine con l’enclave spagnola di Ceuta

MIGRANTI SUBSAHARIANI NELLA SOCIETÀ MAROCCHINA: INTEGRAZIONE O GHETTIZZAZIONE?

Molti migranti dell’Africa subsahariana, entrati illegalmente in Marocco, dopo i molteplici imprevisti lungo il viaggio, sono spesso sprovvisti di attestati professionali o formativi. Tali circostanze costituiscono un ostacolo significativo alla possibilità di accedere al mercato del lavoro in Marocco, a cui si aggiunge la fangosa burocrazia.
Un’altra difficoltà significativa, segnalata dall’UNHCR, riguarda l’inadeguata conoscenza dei diritti dei migranti da parte dei datori di lavoro marocchini, che in alcuni casi si traduce in comportamenti arbitrari nei confronti delle persone migranti. Alcuni migranti sono restii a stabilirsi in Marocco in modo definitivo, per mancanza di disponibilità economica, ma anche per la marginalizzazione e le ostilità che una significativa partedi marocchini dimostranei loro confronti. Infatti in Marocco i migranti dell’Africa subsahariana riscoprono di essere neri. Il corpo nero diventa indicatore di malattia, criminalità e illegalità e povertà come dimostrano i termini con cui ci si riferisce ai migranti “AIDS/Ebola”, “Zulù” e “azzi” (nel dialetto locale significa “nero”). 
A conferma di tale tendenza ci sono le testimonianze degli studenti originari dell’Africa subsahariana che si sono trasferiti in Marocco grazie a borse di studio concesse dal regno marocchino per rafforzare i legami con il continente africano. Infatti sebbene questi ragazzi e ragazze costituiscano un caso a sé stante rispetto ai migranti subsahariani di cui si è trattato, anche questi affermano di aver vissuto esperienze di razzismo e marginalizzazione in Marocco.

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Fig. 3 – A Ceuta un migrante cerca di scappare da un soldato spagnolo dopo aver passato il confine con il Marocco. Ceuta, maggio 2021

PROGETTI E FUTURI SCENARI

Sebbene la politica migratoria del 2014 abbia fatto registrare dei progressi in termini di accesso ai servizi, le condizioni di vita dei migranti subsahariani in Marocco non possono definirsi soddisfacenti. Il quadro risulta ancora più complesso alla luce della pandemia in corso, che ha aumentato la povertà della popolazione marocchina da un lato e accentuato le condizioni di isolamento dei migranti subsahariani (a livello sociale e professionale).
Tuttavia è opportuno menzionare i sette progetti dell’European Emergency Trust Fund for Africa attivi in Marocco, che si prefiggono come obiettivi quelli di rafforzare le Istituzioni marocchine e la società civile nella governance della migrazione. Ad esempio, nel progetto Vivre ensemble sans discrimination, une approche basée sur les Droits de l’Homme et la dimension du genre, attivo dal 2017 al 2020, ha avuto come obiettivo quello di rafforzare la prevenzione al razzismo e alla xenofobia verso le comunità migranti in ambito giuridico, educativo.
Rabat ha delle potenzialità per divenire una destinazione permanente per molti migranti, visti i miglioramenti (lungi dall’essere ottimali) delle condizioni di vita, la stabilità politica e il ruolo chiave nei flussi migratori tra Africa ed Europa, ma al momento queste non vengono adeguatamente colte. L’assistenza che agenzie come l’UNHCR e Fondation Orient Occident (FOO) forniscono ai migranti subsahariani, seppur fondamentali, dovrebbe essere integrata a politiche migratorie più sostenibili e strutturate, che concilino l’approccio securitario e quello sociale e inclusivo.

Giulia De Santis

Immagine di copertina: Photo by JimboChan is licensed under CC BY-NC-SA

Giulia De Santis
Giulia De Santis

Giulia De Santis, classe 1996, laureata in Mediazione linguistico-culturale e in Investigazione, Criminalità e Sicurezza a Roma. Appassionata delle società arabo-islamiche, della lingua e della letteratura araba, di diritti umani e sicurezza internazionale. Esperienze all’estero di studio in Giordania e in Marocco, tirocinante in ambito di sicurezza internazionale e ricercatrice presso Mondo Internazionale.

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