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lunedì 24 Gennaio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Guerra in Ucraina? Dipende

In breve

  • Nessuno può dire con certezza se l’attuale crisi tra Russia e Ucraina porterà al conflitto oppure no.
  • Esistono precedenti a favore di entrambe le tesi.
  • La Russia non crea piani dettagliati a lungo termine, ma crea dinamiche che può poi decidere di sfruttare o meno a seconda delle condizioni.
  • Le dinamiche di risposta della NATO vanno valutate con attenzione: troppo o troppo poco potrebbero avere effetti ugualmente dannosi.

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5 domande 5 risposte – Spirano nuovamente venti di guerra tra Ucraina e Russia. Oppure no? Praticamente tutti sui social sanno dare una risposta. Peccato che la verità non la sappia nessuno. Vi spieghiamo perché con cinque domande e cinque risposte.

L’attuale situazione ai confini tra Ucraina e Russia, con il recente consistente invio di truppe di Mosca nell’area senza che sia stata annunciata alcuna esercitazione, presenta un dilemma per la NATO e l’Occidente in genere: come leggere le azioni del Cremlino? Due in particolare le domande chiave: la Russia sta solo mostrando i muscoli o si sta preparando a invadere? Come si può rispondere alla mossa russa e nel caso fare sufficiente deterrenza per evitare un’invasione?

1. È possibile dare una risposta netta?

Se andiamo ad osservare il dibattito sui social, anche molti analisti stanno discutendo in maniera accesa su come rispondere e, a parte poche voci, le risposte sono su posizioni opposte espresse in maniera netta e senza esitazioni. Ma è davvero così?
A dispetto delle certezze, in realtà la situazione è tutt’altro che chiara. Entrambe le parti del dibattito (“la Russia sta solo mostrando i muscoli” vs “la Russia sta per invadere”) hanno buoni precedenti a supporto: da un lato ci sono state esercitazioni molto preoccupanti anche in passato, che però non hanno portato ad alcun nuovo scontro (ad esempio le esercitazioni Zapad 2017 e 2021).
Al tempo stesso la Russia ha davvero invaso l’Ucraina (Crimea, Donbass), mascherando i movimenti preparatori delle truppe anche tramite manovre ed esercitazioni apparentemente innocui.

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Fig. 1 – Esercitazione Zapad 2021 in Bielorussia

2. Quale delle due posizioni è corretta?

Non lo sappiamo. Anzi, come scrive l’esperto di Russia Mark Galeotti, forse nemmeno il Cremlino sa la risposta. Ciò perché “questa Amministrazione russa non tende a lavorare con piani rigidi di lungo termine, tipo quelli capaci di fare scacco matto in quindici mosse. Invece, crea situazioni dinamiche – che spesso significa destabilizzare lo status quo – e crea situazioni che possa poi sfruttare per cogliere opportunità e rispondere a minacce quando si verificano”. In altre parole, ogni decisione potrebbe essere valutata e rivalutata a seconda di come evolve la situazione.
L’attuale incertezza è peraltro tipica dei rapporti NATO-Russia degli ultimi 10 anni almeno e mostra un problema nella capacità occidentale di rispondere a queste situazioni. Secondo quanto raccontato da Natalia Wojtowicz (ex-analista del Centro di Eccellenza NATO per la Cooperazione Civile-Militare – NATO CIMIC-CoE) nel suo “Wargaming Experiences”, la risposta standard degli ufficiali NATO a esercitazioni e minacce russe è automaticamente ricorrere a un aumento del livello di deterrenza tramite l’invio nell’area di più truppe, carri armati, navi e aerei. L’idea è quella di mostrarsi pronti all’azione e decisi a impiegare ogni mezzo, nella speranza di spaventare i russi perché tornino sui propri passi.
L’effetto però generalmente non è proprio quello desiderato: i russi probabilmente vengono spaventati, ma nella maniera sbagliata, perché la reazione tipica è quella di alzare ulteriormente il livello della tensione per spaventare a loro volta NATO e l’Occidente.
Questa dinamica è chiara nel momento in cui si osservano alcuni dati. Wojtowicz nota infatti che dal 2013 il livello di esercitazioni tra NATO e Russia segue un rapporto 1:10. Se la NATO svolge un’esercitazione con 30mila uomini, la Russia ne esegue un’altra con 300mila. Come se dicesse “non siamo spaventati da voi, possiamo fare di più”.

3. Che rischi comporta questa dinamica?

Il problema è che se a questo punto anche la NATO decide di alzare ulteriormente il livello di deterrenza (e questa opzioni viene continuamente discussa), quello che succede è sostanzialmente una costante salita della scala dell’escalation di Kahn (di cui abbiamo già parlato).
Più si sale e più scendere diventa difficile, anche perché bisogna farlo senza perdere la faccia. E perché la cosa funzioni entrambe le parti devono poter non perdere la faccia… non solo uno dei due. Oppure l’altro preferirà continuare con la tensione.
A questo punto torniamo all’Ucraina e al Donbass, uno stallo militare che rimane bloccato perché l’esercito ucraino è più forte dei miliziani filorussi locali, ma non è in grado di sconfiggere le Forze Armate russe. È un equilibrio delicato e costantemente tenuto sotto osservazione da tutti i contendenti… Russia compresa.
A modificarlo arrivano i rifornimenti di moderni missili anticarro Javelin (che sarebbero serviti molto agli Ucraini nel 2014-2015) da parte degli USA e i droni Bayraktar TB2 turchi (che mettono a rischio la superiorità russa in artiglieria e difese antiaeree). La loro presenza, anche se forse non determinante dati i numeri ridotti a disposizione finora, preoccupa i vertici russi più di quanto non vogliano ammettere.

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Fig.2 – Soldato ucraino con lanciamissili anticarro Javelin

4. Come si applica questo all’attuale tensione tra Ucraina e Russia?

Arriviamo così all’attuale tensione e aumento di truppe russe al confine. Cosa vuole comunicare la Russia con questi movimenti? “Non provate a usare le nuove armi per attaccare il Donbass”? In questo caso il movimento di truppe avrebbe funzione di mostrare che la Russia può inviare così tante truppe da rendere inutili le nuove armi. Sta quindi usando sempre lo stesso “playbook” 1:10, di fatto cercando di spaventare a sua volta NATO e Ucraina?
Dalle parole del Ministro degli Esteri russo Lavrov emerge anche l’impressione che, nel timore di un’eccessiva integrazione dell’Ucraina con la NATO, Mosca abbia alzato il confronto fino a paventare il conflitto, convinta che l’Occidente (in particolare i membri europei dell’Alleanza Atlantica) sarebbero andati nel panico e avrebbero concesso qualsiasi cosa pur di evitare un conflitto. Qualsiasi cosa… incluso il taglio delle relazioni tra NATO e Ucraina, vero obiettivo di Mosca. La paura non sta però provocando i risultati sperati. Tagliare i ponti con l’Ucraina non è infatti una politica accettabile per NATO o UE se non è l’Ucraina stessa a volerlo: l’unico effetto è il continuo timore di attacco.
Oppure la Russia sta davvero preparando un’invasione, per esempio per “vincere” prima che le nuove armi possano anche solo rendere troppo costosa ogni azione militare? Ma in questo caso cosa significherebbe “vincere”, e quindi quali sarebbero gli obiettivi?
Totale conquista e sottomissione dell’Ucraina? Forse piacerebbe a parecchi nostalgici, ma potrebbe risultare insopportabile da parte della NATO (anche se l’Ucraina non ne fa parte) e portare a rischi eccessivi di più largo conflitto. E comunque la popolazione dell’Ucraina centrale e occidentale in gran parte odia la Russia e un’occupazione si trasformerebbe in un inferno. Inoltre esisterebbero forti problemi logistici che non possono essere ignorati.
Allora una annessione formale del Donbass? Appare più realistica e porterebbe a una situazione finale di equilibrio più stabile. Ma comporta comunque costi notevoli e a quel punto potrebbe condurre più facilmente il resto dell’Ucraina ad avvicinarsi definitivamente alla NATO, una scelta che molti analisti valutano la Russia considererebbe come una sconfitta. Eppure, è possibile che avvenga qualcosa per cui tale scelta sia comunque considerata “meno peggio” delle alternative?

5. Dipende anche da noi?

In parte sì. La domanda reale per NATO e Occidente infatti rimane questa: di fronte all’escalation e all’ammassarsi delle truppe, quali sono i driver che possono spingere la Russia a comportarsi in un modo piuttosto che in un altro o a modificare la propria scelta in un verso più che in un altro?
Esiste la possibilità che, se reagiamo troppo poco, la Russia lo colga come elemento di debolezza – visto che a Mosca piace testare fino a dove può agire senza contraccolpi – e questo la incoraggi a fare un passo di troppo?
Allo stesso tempo, esiste la possibilità che, se reagiamo troppo in ottica di deterrenza, l’intensità della nostra risposta abbia l’effetto opposto e sia essa stessa a provocare un attacco russo invece che impedirlo?
La “terra di mezzo” tra questi due estremi è dove dovremmo cercare soluzioni efficaci alla crisi attuale e a quelle analoghe che ciclicamente ci vedono protagonisti.

Lorenzo Nannetti

Immagine in evidenza: “Unidentified gunmen on patrol at Simferopol Airport in Ukraine’s Crimea peninsula” by Elizabeth Arrot / VOA, is licensed under public domain

Lorenzo Nannetti

Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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