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lunedì 15 Agosto 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Portogallo, come la corruzione può danneggiare una democrazia

In breve

  • Trasparency International ha declassato il Portogallo nella classifica sulla percezione della corruzione, mettendo in luce uno dei gravi problemi irrisolti del Paese.
  • L’alto costo delle opere pubbliche e la difficoltà delle aziende straniere a inserirsi nel mercato interno autorizzano a sospettare che esistano dei cartelli di imprese che si spartiscono gli appalti pubblici.
  • Le accuse mosse contro l’ex premier José Socrates e i sospetti sull’imprenditrice Isabel dos Santos evidenziano come il fenomeno della corruzione si sia incuneato anche nei palazzi del potere. Le Autorità giudiziarie portoghesi hanno lanciato un’allarme corruzione sui 45 miliardi del Recovery Fund destinati al Portogallo.

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AnalisiLa corruzione sta degradando la democrazia portoghese. Lo certifica l’ultimo report dell’IDEA: l’alto costo delle opere pubbliche, la legislazione farraginosa e le ultime inchieste della magistratura mostrano un Paese malato di tangenti.

UN CANCRO INVISIBILE

Il Portogallo ha un problema di corruzione. Il PIL è in crescita, il debito pubblico in salita, la disoccupazione in calo, ma l’inflazione sta raggiungendo un livello significativo. Se guardiamo però le statistiche sulla percezione della corruzione di Trasparency International del 2020, il Portogallo ha raggiunto il punteggio più basso di sempre, con appena 61 punti. Una diagnosi certificata anche dal report di novembre 2021 dell’Istituto Internazionale per la Democrazia e l’assistenza sociale (IDEA), il quale ha affermato che la corruzione e il maggiore controllo della politica sulla magistratura stanno degradando la qualità della democrazia portoghese.
Perché gli ultimi dieci anni di espansione economica lusitana hanno coinciso con un peggioramento di quattro posizioni nella classica mondiale sulla corruzione? Una risposta potrebbe essere questa: il Portogallo è un Paese che, nonostante i grandi investimenti nazionali e stranieri, cresce meno rispetto alla maggior parte dei suoi competitor europei e da questo punto di vista la corruzione potrebbe aver giocato un ruolo decisivo.

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Fig. 1 – Manifestazione contro la corruzione indetta a Lisbona nell’inverno del 2018

IL COSTO DELLE OPERE PUBBLICHE

Il report europeo sui contratti pubblici può farci capire qualcosa di più sul Paese. In base alle statistiche elaborate dalla Commissione Europea circa il 15% degli appalti pubblici portoghesi è stato vinto da un’azienda nazionale che si è presentata da sola alla gara, un dato più basso rispetto alla media europea, ma più alto di almeno cinque punti rispetto ai Paesi europei più virtuosi, come Germania e Francia. Più è basso questo valore e maggiore concorrenza c’è, quindi il rischio di formazione di cartelli per spartirsi gli appalti diminuisce. Le cose peggiorano in materia di appalti affidati direttamente a imprese straniere, poiché in Portogallo rappresentano solo il 6% del totale, una cifra in linea con Paesi storicamente maglia nera per quanto riguarda l’indice di percezione della corruzione come Romania e Slovacchia. Ergo nel Paese lusitano è più complicato per un’azienda estera vincere un appalto rispetto adun’impresa nazionale e ciò potrebbe essere determinato dalla presenza di cartelli di imprese che si spartiscono i contratti pubblici. 
A luglio del 2021 l’Autoridade de Concorrencia (ADC, l’antitrust portoghese, ha evidenziato che sin dal 2009 operava a livello nazionale un cartello di sette aziende capace di aggiudicarsi un buon numero di appalti nel settore della vigilanza. Questo è solo l’ultimo caso di concorrenza sleale scoperto dalla ADC, basti pensare che la scorsa estate quest’autorità aveva applicato una multa di 98 milioni di dollari ai colossi della grande distribuzione organizzata, come Pingo Doce, Auchan o Continente per “essersi messi d’accordo sui prezzi da applicare nei tre supermercati”. Sintomo che anche in Portogallo, così come in molti altri Paesi nel mondo, quando ci sono soldi in ballo le aziende si siedono attorno a un tavolo. E spesso a queste riunioni interviene anche la politica. Le ultime inchieste della magistratura  offrono uno spaccato emblematico della nazione più occidentale d’Europa.

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Fig. 2 – José Socrates, ex Primo Ministro del Portogallo dal 2005 al 2011, attende il verdetto sull’istruttoria del processo scaturito dall’Operação Marquês

UN PREMIER IN MANETTE

Nel 2014 il Portogallo venne scosso dal più grave scandalo finanziario della sua storia repubblicana. L’ex Primo Ministro socialista José Socrates venne arrestato con l’accusa di aver acquistato un appartamento a Praça Marquês do Pombal, nel cuore di Lisbona, facendo rimpatriare 23 milioni di euro provenienti dalla Svizzera. L’indagine, rinominata appunto Operação Marquês, si espanse a macchia d’olio a tutta la cupola di potere che aveva cogestito il Portogallo nel decennio precedente, come l’ex ministro Armando Vara (che era stato anche direttore della Caixa Geral de Depositos, la seconda banca più grande del Paese) e il Presidente del Banco Espirito Santo Ricardo Salgado, banchiere conosciuto nella Capitale con il soprannome di “O dono disto tudo” cioè “il proprietario di tutto questo”. Secondo i procuratori del Ministério Publico, Socrates avrebbe ricevuto quel denaro in cambio di una serie di favori al gruppo LENA, attivo nel campo dell’ingegneria civile, che proprio durante i Governi presieduti dal leader socialista ha vissuto un periodo di grande espansione sul mercato internazionale. Nonostante le 31 accuse (tra cui corruzione e riciclaggio di denaro) mosse contro Socrates dalla Procura, solo cinque reati sono stati contestati all’ex Primo Ministro portoghese. Tutti gli altri sono caduti in prescrizione oppure non sono state raccolte sufficienti prove per chiedere il rinvio a giudizio. A sette anni dai fatti, il processo ha appena superato l’udienza preliminare.
Destino diverso coinvolge Isabel dos Santos, figlia dell’ex Presidente dell’Angola e considerata un tempo la donna più ricca dell’Africa e ora del Portogallo. In terra lusitana dos Santos ha investito grandi somme di denaro, acquistando partecipazioni in diverse aziende. Secondo il Departamento Central de Investigação e Ação Penal (DCIAP), queste attività potrebbero nascondere un maxi riciclaggio di denaro proveniente dagli opachi affari di dos Santos conclusi con le imprese statali angolane. Si sospetta che Isabel, durante il periodo in cui presedette il consiglio di amministrazione di Sonangol (azienda pubblica che si occupa per il Governo di Luanda di gestire la produzione di petrolio e gas naturali), avrebbe riservato un canale privilegiato alle aziende della propria famiglia, causando un grave pregiudizio nelle casse dello Stato angolano. Dos Santos ha respinto ogni accusa di irregolarità riguardante il proprio patrimonio in Portogallo, parte del quale è stato congelato su richiesta delle Autorità angolane.

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Fig. 3 – Isabel dos Santos, figlia dell’ex Presidente dell’Angola José dos Santos, ha forti interessi economici in Portogallo. A seguito dell’inchiesta aperta dalla magistratura angolana, le autorità portoghesi le hanno congelato i beni

L’OPPORTUNITÀ DELLA PANDEMIA

Anche il Portogallo riceverà la propria quota di denaro dal Recovery Fund. Sono quarantacinque miliardi di euro nei prossimi sette anni, una cifra che costituisce quasi il 20% del PIL portoghese. Di fronte a questo mare di denaro che entrerà nel piccolo Paese della penisola iberica la cupola politico-imprenditoriale è pronta a farsi sotto per prenderne una fettaTrasparency International ha già avvertito le Autorità lusitane dell’alto rischio di corruzione nel settore delle Forze Armate “a causa della mancanza di controlli da parte del Parlamento”, una reazione da parte della politica però non è ancora arrivata. La stessa Ministra della Giustizia Francisca Van Dunem ha espresso perplessità per la mancata approvazione da parte dell’Assemblea della Repubblica del pacchetto anticorruzione proposto dal Governo di Antonio Costa, nel quale tra le altre cose erano stati introdotti ulteriori incentivi nei confronti dei collaboratori di giustizia.
D’altronde, fa notare il documento elaborato dall’Indice globale sul crimine organizzato nei Paesi ONU, il Portogallo è uno dei pochi Paesi europei ad aver ratificato tutti i trattati internazionali sul crimine organizzato, eccetto uno: quello sulla corruzione.

Mattia Fossati

Immagine in evidenza: Photo by Walkerssk is licensed under CC BY-NC-SA

Mattia Fossati
Mattia Fossati

Friulano di nascita, bolognese per meriti accademici. Mi sono laureato in Scienze Politiche per poi specializzarmi in Giornalismo. Mi occupo di mafia, corruzione e narcotraffico. Ho svolto un tirocinio in Brasile effettuando svariati video-reportage delle manifestazioni studentesche contro i tagli del Governo Bolsonaro.  In seguito sono partito per un viaggio dal Cile alla Colombia per scrivere un libro sulle nuove rotte dei narcos. Follemente innamorato delle mie due case: Venezia e l’America Latina. Non potrei mai rinunciare a un buon caffè o a bere il mate in compagnia.

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