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lunedì 15 Agosto 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Perché il Governo svedese continua a cadere?

In breve

  • Governi piccoli e precari si susseguono alla guida della Svezia da almeno un decennio, a seguito della perdita di popolarità del partito Socialdemocratico.

  • La precarietà è causata in parte dallo stallo del bipolarismo destra-sinistra in parlamento, ma anche dalle tipicità del parlamentarismo svedese.

  • Non aiuta la presenza del “terzo incomodo” nello spettro parlamentare, i sovranisti “Democratici Svedesi”.

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Analisi La frammentazione dello scenario politico, acuita dalla crescente sfiducia dell’elettorato verso i socialdemocratici, lo storico primo partito nell’ultimo decennio, ha reso la governabilità in Svezia sempre più precaria e incerta. Lo stallo parlamentare tra i due blocchi politici sinistra-destra (175 contro 174 seggi), il parlamentarismo negativo e il terzo polo sovranista sono le cause principali della continua caduta dei Governi nel corso del 2021.

LO SCONTRO IDEOLOGICO

La costante perdita di popolarità dei socialdemocratici nell’ultimo decennio ha aperto la strada a molte riflessioni e discussioni sullo scenario politico sempre più frammentato, di cui è diretta espressione il Parlamento monocamerale svedese.
In Svezia si vota con una variante del metodo proporzionale Webster con quoziente adattato e sbarramento al 4%, nonostante le ricorrenti proposte di aumento della soglia per impedire il caos di mini-partiti di cui gli svedesi, generalmente più affini ai binari del bipolarismo destra-sinistra, vorrebbero fare a meno.
Lo scontro destra-sinistra tanto caro al popolo scandinavo è tradizionalmente guidato dai partiti maggioritari rappresentativi dei due blocchi, socialdemocratici e moderati, ai quali gravitano attorno i gruppi più piccoli dei rispettivi schieramenti e che si vanno aggiungendo e perdendo con relativa regolarità a ogni tornata elettorale: dei restanti 5 partiti minori (<10%) attualmente in Parlamento, quelli con posizione più stabile in termini di percentuale sopra lo sbarramento sembrerebbero essere solo i centristi e la sinistra.
Ciò comporta che per quanto socialdemocratici e moderati abbiano più o meno mantenuto salda la propria leadership di blocco, hanno tuttavia il costante e imprescindibile bisogno di raccogliere il consenso dei micro-partiti per riuscire nell’impresa di formare un Governo, e perfino di continuare a contrattare con loro per tutta la durata della propria amministrazione, a causa del sistema di parlamentarismo negativo che vige in Svezia dal 1920. Poiché nel parlamentarismo negativo i voti degli astenuti vanno a sommarsi ai voti a favore, il Governo sale quando la somma di questi è maggiore dei voti contrari.
In questo il progressivo spostarsi dei partiti minori di destra verso idee più di sinistra ha aiutato a perpetuare e consolidare il potere dei socialdemocratici (nonostante le continue emorragie di elettorato alle elezioni dell’ultimo decennio) e, di conseguenza, indebolire il blocco delle destre.

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Fig. 1 – Il palazzo del Parlamento svedese, nel centro storico di Stoccolma

LE MAGGIORANZE RISICATE

I vantaggi per i socialdemocratici si fermano però alla sua, tutto sommato, ancora solida capacità di dettare l’agenda politica per il Paese, poiché le trattative coi micro-partiti hanno portato allo stremo delle forze anche il primo partito della Svezia in numerose occasioni.
Solo nell’ultimo anno il traballante Governo di coalizione socialdemocratico-verde (guidato da Stefan Löfven e consegnato il mese scorso a Magdalena Andersson) è caduto due volte in meno di sei mesi. Ciò è causato principalmente del già menzionato sistema negativo, ovvero perché la maggior parte dei Governi sale grazie alle folte schiere dei micro-partiti che si astengono, con la promessa di riscuotere successivamente quando si dovranno votare leggi che corrispondono al proprio programma e agenda politica.
Esattamente questo è stato il caso sia del primo affossamento del Governo Löfven lo scorso luglio (quando la sinistra ha sfiduciato l’esecutivo a seguito della presentazione di una proposta di legge per la liberalizzazione del mercato immobiliare), sia di quello di Andersson a metà novembre (con i verdi che sono usciti dalla coalizione a causa del mancato supporto alla legge di bilancio in Parlamento, che ha invece votato il bilancio dell’opposizione).
Ma il tutto è reso ancora più complicato da altri due fattori: lo stallo destra-sinistra e la presenza di un terzo incomodo in questo scenario bipolare. Il primo fattore è quello che sta portando il Partito della Sinistra ad avere un risorgimento mai visto a più di un secolo dalla sua fondazione (1917). L’emorragia di voti che ha riguardato socialdemocratici e verdi alle ultime due tornate ha portato gli elettori più convintamente di sinistra a confluire verso il polo estremo per combattere l’ormai sempre più evidente tendenza al centrismo dei partiti di coalizione.
Il secondo fattore è rappresentato dal polo diametralmente opposto, e sempre più imprevedibile, dell’estrema destra nazionalista dei Democratici Svedesi.

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Fig. 2 – La nuova premier socialdemocratica, Magdalena Andersson

IL TERZO INCOMODO

Fin dalla loro fondazione (1988), a sua volta costola di un movimento suprematista e nazionalista ancora più estremo, i Democratici Svedesi sono sempre stati il terzo incomodo sia della destra che della sinistra parlamentare.
Da un lato per via del fatto che hanno eroso voti da entrambi gli schieramenti (grazie al proprio radicamento sui territori più rurali, di cui la Svezia abbonda) e dall’altro per il tacito accordo trasversale agli altri partiti parlamentari classici di non collaborare con i partiti estremisti (e ideologicamente incostituzionali) indipendentemente dal loro carico elettorale.
Questa mutua linea comune, che durava da quando i Democratici Svedesi entrarono in Parlamento per la prima volta nel 2010, è stata però improvvisamente spezzata dalla proposta della nuova legge di bilancio, frutto proprio della stretta collaborazione tra democristiani, moderati e Democratici Svedesi. Questi ultimi hanno pomposamente festeggiato il doppio successo non solo di essere finalmente stati inclusi nelle attività congiunte di altri partiti in sede parlamentare, ma anche di aver fatto passare una legge di bilancio attivamente scritta e firmata da loro. Due primati assoluti nella storia del partito.
Quindi, sebbene dalle elezioni del 2018 il partito sembrasse perdere colpi (pur mantenendo una solida base nelle campagne e nei giovani uomini), nel caso in cui si ritrovasse ancora in Parlamento alla prossima tornata del 2022 non è da escludere che si possa aprire uno spiraglio di collaborazione attiva nello scenario di un Governo di destra sostenuto dalla stessa coalizione dietro alla nuova legge di bilancio.
Resta solo da vedere, a settembre 2022, se il “Magda-effekt”, ovvero la veloce ripresa dei socialdemocratici nei sondaggi dopo il cambio di dirigenza a favore di Magdalena Andersson, non riesca a bloccare ancora una volta i sogni di gloria dei nazionalisti svedesi.

Debora Russo

Immagine in evidenza: “Stockholm” by szeke is licensed under CC BY-SA

Debora Russo
Debora Russohttps://www.linkedin.com/in/deborarusso/

Politics geek dalla vena artistica. Laureata triennale in Scienze Politiche e specialistica in Relazioni Internazionali all’Università l’Orientale di Napoli (con periodo di ricerca tesi presso la Sabanci University di Istanbul), ho cercato il mio posto nel mondo fin dalla più tenera età. Fino ai 23 anni ho creduto che fosse il Giappone; poi nel 2015 ho scoperto per caso la Svezia, dove mi sono trasferita 2 anni più tardi ed ho preso un’altra laurea in Interaction Design and Requirement Engineering. Si capisce che continuo a non saper scegliere tra tutto quello che mi piace, ma almeno alla fine il mio posto nel mondo l’ho trovato.

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