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lunedì 15 Agosto 2022

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Droni militari: una breve panoramica

In breve

  • I droni militari si dividono per tecnologia e dimensione e possono essere impiegati per una vasta gamma di operazioni militari.
  • Limiti operativi e potenziali sviluppi futuri rendono i droni tra i sistemi d’arma più interessanti.
  • Sebbene l’Europa sia indietro nello sviluppo dei droni militari, la produzione dell’Eurodrone dovrebbe colmare questo ritardo.

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Analisi – Lo sviluppo e l’impiego dei droni militari in operazioni di combattimento rappresenta sicuramente una delle innovazioni più importanti nel campo della difesa. Capacità operative, potenziali sviluppi futuri e il ruolo dell’Europa.

CARATTERISTICHE TECNICHE E CAPACITÀ OPERATIVE

Sebbene i primi prototipi di droni militari (rudimentali) possano essere fatti risalire alla Prima e Seconda Guerra Mondiale, è soltanto in seguito all’invasione statunitense dell’Afghanistan e dell’Iraq che i droni hanno assunto una maggiore importanza sui campi di battaglia. Ma cos’è un drone militare di preciso? In termini tecnici un drone è un aereo senza pilota a bordo, guidato a distanza, in genere via satellite, e che può essere usato per svariate operazioni militari. Possono essere divisi principalmente per equipaggiamento, tecnologia e dimensioni. Per quanto riguarda l’equipaggiamento e la tecnologia i droni possono essere dotati di armi (soprattutto missili di precisione aria-terra) per condurre attacchi mirati al suolo e di macchine da ripresa video-audio per missioni di ricognizione, sorveglianza e spionaggio. In termini di dimensioni, i droni variano da un peso minimo di 1 chilogrammo sino a oltre 600 chilogrammi. Più è grande il drone maggiore è l’autonomia, il carico massimo portabile, la velocità e la resistenza. I più grandi sono capaci di una velocità di oltre 300 chilometri orari e hanno un’autonomia di oltre 20 ore. Dunque i droni possono essere utilizzati per vari tipi di operazioni militari in base all’obiettivo richiesto. Gli Stati Uniti, per esempio, hanno fatto un uso massiccio dei droni in Medio Oriente sia per raccogliere dati di intelligence che per attacchi aria-terra in contesti strategici e orografici complessi e nei quali l’invio di soldati comportava considerevoli rischi. Ciò ha garantito alti livelli di efficienza operativa, una riduzione delle perdite e una minore visibilità mediatica. Più recentemente si è assistito a un’espansione dell’utilizzo dei droni in conflitti convenzionali a maggiore intensità. La guerra nel Naborno-Karabakh è probabilmente il caso più emblematico. Tramite un massiccio impiego di droni, soprattutto Bayraktar di fabbricazione turca, l’Azerbajan è riuscita a tracciare ed eliminare un elevato numero di carri armati, pezzi di artiglieria e sistemi difensivi aerei armeni, ottenendo in questo modo un decisivo vantaggio tattico e strategico. Tale uso dei droni si è rivelato particolarmente efficace soprattutto perché è stato inserito all’interno di una più ampia strategia militare consistente nell’impiego coordinato e integrato con altri sistemi d’arma e in particolare dell’artiglieria.

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Fig. 1 – Droni turchi Bayraktar TB2 su una pista d’aviazione vicino ad Istanbul, febbraio 2021

LIMITI E POTENZIALI SVILUPPI FUTURI

Finora l’uso di droni è stato spesso caratterizzato da situazioni nelle quali l’utilizzatore di droni poteva godere di dominio dell’aria e relative poche contromisure da parte dell’avversario, rendendo così questo strumento particolarmente efficace. Tuttavia diverse potrebbero essere le condizioni in caso di conflitto tra nazioni dotate di alta tecnologie o entrambe capaci di schierare un elevato numero di droni. In questo caso l’efficacia dello strumento dipende da una combinazione di molti fattori: non solo le caratteristiche dei droni, ma più in generale gli asset da guerra elettronica, la capacità di controllare o contestare lo spazio aereo (con aviazione tradizionale, difese antiaeree e altri droni), l’impiego di mascheramento a terra per proteggere i bersagli, lo sviluppo di nuove armi anti-drone oppure la capacità di integrare rapidamente le informazioni provenienti dai droni stessi in un conflitto ad alta intensità. Di fronte a queste sfide molti Paesi sono impegnati nello studio sia di contromisure sia di miglioramenti all’impiego di tali armi. Tra le tante lo sciame dei droni e una maggiore applicazione dell’intelligenza artificiale potrebbero conferire ulteriori capacità operative a questi sistemi d’arma. Lo sciame dei droni è un “concetto” che può assumere varie forme e può essere impiegato per diversi tipi di missioni. Si va dal lancio di un numero altissimo di droni kamikaze di piccole dimensioni con l’obiettivo di sopraffare le difese aeree nemiche, all’ottenimento di intelligence, sino alla guerra elettronica. Si tratta di un impiego dei droni non ancora testato in battaglia, ma che per via delle sue alte potenzialità è preso in seria considerazione da tutte le maggiori potenze militari. A ciò si collega l’integrazione dell’intelligenza artificiale e la possibilità, sempre più contemporanea, di rendere i droni e gli sciami di droni dei sistemi di combattimento autonomi capaci di identificare e ingaggiare autonomamente i bersagli tramite sistemi di riconoscimento di immagini. A riguardo è di particolare rilevanza un rapporto dell’ONU del 2021, in base al quale nel 2020 un drone di fabbricazione turca avrebbe tracciato e attaccato una postazione delle forze del generale libico Khalifa Haftar in maniera autonoma tramite l’impiego dell’intelligenza artificiale.

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Fig. 2 – Alcuni peshmerga curdi assemblano un drone sotto la supervisione di un ufficiale americano durante le operazioni in Iraq contro lo Stato Islamico nel 2016

I DRONI IN EUROPA

Per quanto concerne la situazione dei droni in Europa, nonostante lo sviluppo di prototipi quali il nEUROn e il Taranis, i Paesi europei sono in ritardo nello sviluppo dei droni militari. Ad oggi nessuno tra i maggiori produttori di tali droni è europeo. Oltre a Stati Uniti e Israele, che hanno agito da pionieri, anche la Cina e soprattutto la Turchia hanno sviluppato dei droni dal grande successo commerciale. Di conseguenza la maggior parte dei droni in dotazione alle Forze Armate europee non è di produzione autoctona. Tale situazione potrebbe cambiare entro il 2028, quando dovrebbe essere ultimato lo sviluppo e la produzione dell’Eurodrone (European MALE RPAS). Questo aereo da combattimento senza pilota è frutto della collaborazione delle industrie militari di Germania, Francia, Italia e Spagna ed è uno dei tanti programmi PESCO della UE, che si pone l’obiettivo di rafforzare collettivamente le capacità tecnologiche ed operative dell’Europa. L’Eurodrone dovrebbe rappresentare il velivolo senza pilota di riferimento per le aeronautiche dei quattro Paesi europei e svolgererebbe compiti di intelligence, sorveglianza, acquisizione di bersagli, ricognizione e attacchi mirati al suolo (ISTAR). In tutto, è prevista la produzione di 60 velivoli, suddivisi in questo modo: 21 alla Germania, 15 all’Italia, 12 alla Francia e 12 alla Spagna. Tuttavia, in termini geopolitici, il caso più interessante è dato probabilmente dall’acquisto del drone turco Bayraktar TB2 da parte dell’Ucraina, visto e considerato il suo ruolo nel conflitto nel Donbass contro le forze filo-russe. Non tutte le nazioni europee hanno optato però per i droni armati. Solo cinque Paesi europei hanno deciso di equipaggiarli con armamenti: il Regno Unito, la Francia, la Serbia e l’Ucraina. Più recentemente anche l’Italia e la Germania hanno deciso di armare i propri droni dopo tanti anni di dibattiti e controversie. La ragione di tale reticenza è dovuta principalmente a un (percepito) alto numero di vittime civili a causa dei droni (in realtà provocate spesso da altre armi da fuoco), della maggiore facilità con la quale è possibile usare gli armamenti, da uno scarso livello di responsabilità e supervisione e da un uso improprio fuori dai teatri da combattimento. Basti pensare al caso dei droni statunitensi in Pakistan, ad esempio. Per queste ragioni c’è il (legittimo) timore di un uso indiscriminato e potenzialmente illegale dei droni per raggiungere obiettivi tattici. Di conseguenza per assicurarne un uso corretto, etico e legale, in Europa c’è un impegno concreto a regolarne l’impiego tramite l’adozione di rigide regole d’ingaggio e a garantire una maggiore trasparenza sul loro schieramento.

Stefano Marras

IAF-Eitan – Independence-Day-2017-Tel-Nof-IZE-099” by Zachi Evenor is licensed under CC BY

Stefano Marras
Stefano Marras

Laureato in Scienze Storiche presso l’Università di Bologna e in Relazioni Internazionali  all’Università di Utrecht in Olanda. Lavoro in Regno Unito e mi interesso principalmente di politica estera e di sicurezza in Europa.

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