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mercoledì 25 Maggio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

La Cina nella crisi tra Russia e Ucraina (II): intervista a Gabriele Battaglia

In breve

  • Seconda parte dell’intervista a Gabriele Battaglia, corrispondente da Pechino di Radio Televisione Svizzera Italiana (RSI). Quali lezioni della crisi ucraina per il conflitto tra Repubblica Popolare e Taiwan?

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Le interviste del Caffè – Seconda parte dell’intervista a Gabriele Battaglia (RSI) sul ruolo della Cina nella guerra tra Russia e Ucraina. Pechino osserva e prende appunti per affrontare crisi simili vicine ai propri confini.

Qui la prima parte dell’intervista.

Vorrei approfondire la relazione esistente tra l’allargamento della NATO in Europa, vista agli occhi dei russi come una sorta di “assedio” nei loro confronti ed il contenimento attualmente applicato alla Repubblica Popolare. I cinesi vedono affinità in questi due fenomeni?

Assolutamente. Al di là di qualunque giudizio personale in merito all’operato dell’Alleanza Atlantica, la percezione che i cinesi hanno delle azioni della NATO in Europa è assolutamente simile alla percezione che gli stessi cinesi hanno in relazione al contenimento applicato alla Repubblica Popolare. Una sorta di “noi contro loro”. Poi chiaramente in Cina è molto presente la retorica relativa al cosiddetto “Secolo delle Umiliazioni”, della quale sono imbevuti praticamente tutti. A livello mainstream, una parte di occidente viene vista come popolata dai soliti colonialisti che vogliono impedire alla Cina il posto che le spetta nel mondo. Nei confronti degli Stati Uniti, poi, negli ultimi anni è andato sedimentandosi un sentimento di amore-odio. Degli americani si apprezzavano la forza ed i modelli di consumo, ma ora agli occhi dei cinesi c’è la percezione di “essere messi in un angolo”. Insomma, nei confronti degli Stati Uniti e dell’Europa, vista essenzialmente come proiezione statunitense, c’è moltissima disillusione.

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Fig. 1 – Civili ucraini in fuga da Irpin, 6 marzo 2022

Volevo poi toccare il tema Taiwan, e provare a rapportarlo con quanto sta avvenendo ora in Ucraina. Xi Jinping ha fatto del reintegro di Taiwan nella madrepatria un pilastro fondante del “Sogno Cinese”. A suo avviso, la questione Ucraina per la Russia è in qualche modo simile alla questione Taiwan per la Cina?

A mio avviso si tratta di una mistificazione sollevata negli ultimi giorni e costruita al fine di accomunare Cina e Russia con l’intento, forse, di attaccarle entrambe. La stessa portavoce del Ministero degli Esteri cinesi ha negato fermamente ogni tipo di similitudine. Citandola, la questione della guerra in Ucraina va considerata all’interno della competizione tra diverse sfere di influenza, mentre Taiwan è una questione unicamente interna, che riguarda solo e soltanto la Repubblica Popolare. Quello che riguarda Taiwan in nessun modo è correlato, anche parzialmente, a quanto i russi stanno facendo in Ucraina.
La questione relativa al reintegro di Taiwan alla madrepatria è viva da decenni, praticamente dalla fondazione della Repubblica Popolare, e va detto che in altre epoche storiche le pressioni per riprendere Taiwan erano addirittura più forti rispetto alla dimensione attuale. Durante la Terza Crisi dello Stretto di Formosa, ad esempio, era stato ammassato un consistente quantitativo di truppe nel Fujian, successivamente al quale si era verificato un notevole lancio di missili. Dopo anni, in realtà, venne reso noto che i taiwanesi erano stati avvisati, dalla Repubblica Popolare, delle manovre in questione. Ad ogni modo, sembra comunque che la Cina non voglia attivare un’operazione militare che abbia come scopo specifico la presa di Taiwan. La stessa penetrazione nell’ADIZ dell’isola di aerei militari cinesi, avvenuta qualche giorno fa, è puramente routine. Nemmeno l’intrusione dell’autunno scorso [quando in pochi giorni la Repubblica Popolare aveva mandato nell’ADIZ di Taiwan quasi 150 velivoli in pichi giorni, ndr] deve essere vista, da parte cinese, come la volontà di incrementare la tensione verso Taipei. Impugnare in questo momento la questione Taiwan e porla in relazione con quanto sta avvenendo in Ucraina è piuttosto pretestuoso e fuori luogo, in quanto non penso che ci sia un nesso di qualche tipo tra i due scenari.

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Fig. 2 – Manifestazione a Taiwan a sostegno dell’Ucraina, 6 marzo 2022

Al netto del fatto che non esiste un nesso tra questione ucraina e questione Taiwan, abbiamo comunque visto Mosca utilizzare lo strumento militare in maniera attiva, portando come giustificazione la difesa dei propri interessi. Lei pensa che la Repubblica Popolare nel medio-lungo periodo possa fare lo stesso? Secondo lei i cinesi, anche da un punto di vista diplomatico e militare, stanno guardando all’esperienza russa al fine di trarne un ipotetico vantaggio per il futuro?

Assolutamente sì, stanno prendendo appunti. Chiaro, non ci sono segni o fatti che lo dimostrano direttamente, ma il modus operandi cinese è questo. I cinesi imparano dalle vicende altrui così come dai propri errori, osservando e prendendo appunti. Ed imparano anche perché non hanno una grande esperienza in materia diplomatica. Ma questo non deve sorprendere, la Repubblica Popolare è un paese giovane, nato nel 1949, e fino alle politiche di Riforma e Apertura di Deng Xiaoping era un paese essenzialmente chiuso. Giocare un ruolo sulla scena internazionale non si inventa, quindi, dall’oggi al domani, ed ogni situazione è buona per acquisire esperienza. Osservano, analizzano e traggono le loro conclusioni. Poi si ricordi che per i cinesi, in primis vengono le questioni interne, tutto il resto è in secondo piano. Relativamente all’applicazione di misure militari volte alla presa di Taiwan, nel medio-lungo periodo, ritengo che sia comunque poco probabile. Non credo arriveranno mai a lanciare un’operazione per prendere l’isola con la forza, ma questo non toglie che il reintegro di Taiwan nella madrepatria sia un processo che tutti i cinesi danno per scontato. Tuttavia, come ho detto, sono comunque certo che nel medio periodo la Repubblica Popolare non voglia a rischiare un conflitto, con tutto ciò che questo comporta. Poi, chiaramente, è sempre piuttosto complesso fare delle supposizioni relativamente ad un orizzonte temporale molto grande, in quanto le cose che possono cambiare, per definizione, sono moltissime. Sicuramente, però, è una caratteristica cinese quella di cercare di risolvere le dispute evitando di fare “troppo rumore”, evitando dunque di creare danni grossi o poco gestibili.

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Fig. 3 – Rappresentazione delle ADIZ della Repubblica Popolare Cinese e della Repubblica di Cina durante una conferenza stampa dell’Aviazione di Taipei

Torniamo sul rapporto Russia-Cina. La Russia sta venendo isolata a livello internazionale, e ai suoi danni sono stati applicati pacchetti sanzionatori particolarmente pesanti. Penso solo all’esclusione dal circuito SWIFT di alcune banche russe. Questa rinnovata ostilità occidentale indirizzata verso Mosca spingerà ancora di più la Russia verso la Cina? E se sì, quali conseguenze potrebbe avere questa spinta?

Sicuramente molti analisti danno per scontato che l’isolamento a cui sta venendo sottoposta Mosca inevitabilmente la spingerà verso la Cina. Io mi sento di dire che, dal punto di vista economico, sicuramente da parte cinese si continuerà a fare i propri interessi. Cina e Russia sono strutturalmente due realtà complementari dal punto di vista dei rapporti economici, è possibile dunque che il legame tra i due paesi veda un incremento. A meno che fare affari con i russi non risulti svantaggioso, chiaramente. Oggi ad esempio [venerdì 4 marzo, ndr] è stato dichiarato che AIIB (Asian Infrastructure and Investment Bank), l’istituzione finanziaria posta a sostegno del progetto BRI (Belt and Road Initiative), ha congelato la totalità dei progetti che riguardano Russia e Bielorussia. Questo è interpretabile come un segnale di parziale adeguamento al trend internazionale. Ma allo stesso tempo è prevedibile la fortificazione di alcuni circuiti bancari alternativi a SWIFT, come ad esempio il CIPS. Addirittura si potrebbe prospettare un utilizzo maggiore del RMB digitale, ma comunque sono scenari ipotetici e difficilmente definibili. Sicuramente, però, potremmo vedere un boost dell’export russo verso la Cina, specialmente per quanto riguarda il comparto energetico. Teniamo solo in considerazione il fatto che 1/6 delle esportazioni russe sono dirette verso la Cina, e di queste 2/3 sono relative al settore energetico, quindi gas e petrolio. Chiaramente, a fronte di una ipotetica diminuzione dell’export di gas e petrolio in Europa, è chiaro che i russi molto probabilmente potrebbero compensare esportando in Cina. I cinesi sicuramente faranno varie valutazioni, ma teniamo presente una cosa: per la Repubblica Popolare la sicurezza energetica, così come la sicurezza alimentare, sono fondamentali. Derrate alimentari e materie prime russe, dunque, sono decisamente fondamentali per la Cina.

Francesco Lorenzo Morandi

Photo by neelam279 is licensed under CC BY-NC-SA

Francesco Lorenzo Morandi
Francesco Lorenzo Morandi

Dopo un percorso accademico presso la facoltà di Ingegneria Aerospaziale, attualmente studio Mediazione Linguistica e sono fresco di corsi di formazione presso la SIOI e l’Istituto Affari Internazionali. Recentemente ho frequentato anche la XV Winter School erogata dal Centro Studi Geopolitica.info.
Sono da sempre appassionato di geopolitica e di sicurezza internazionale in generale, con una indubbia preferenza per il teatro indopacifico e la geopolitica della Repubblica Popolare Cinese relativamente alla Belt and Road Initiative, all’evoluzione dottrinale ed organizzativa dell’apparato militare cinese ed al rapporto che lega Pechino alle potenze regionali che la circondano.

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