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martedì 4 Ottobre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

La Cina tra prove di dialogo e ricerca di una nuova stabilità sistemica

In breve

  • Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina la Cina si trova a rivedere in parte le priorità interne, ma anche la postura internazionale,
  • Il Ministro degli Esteri Wang Yi, durante il proprio recente tour diplomatico, è riuscito solo in parte a siglare accordi con i Paesi insulari del Pacifico, attratti dall’Indo-Pacific Economic Framework (IPEF) proposto dagli USA.
  • Recenti colloqui sino-americani e sino-russi disegnano nuovi ruoli in un contesto che probabilmente spingerà fortemente verso una nuova configurazione del mondo globalizzato.

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Analisi –La guerra in Ucraina fa inevitabilmente da sfondo alle due Sessioni cinesi che avviano nuovi percorsi diplomatici e militari che potrebbero riconfigurare gli equilibri di potere mondiale, sempre più slittati ad Oriente, dove si gioca una delicata e complessa partita che potrebbe disegnare una nuova stabilità sistemica.  

LE DUE SESSIONI IN TEMPO DI GUERRA

Dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina l’insieme dei rapporti internazionali rivela consistenti trasformazioni che sembrano destinate a cambiare il già precario equilibrio del mondo globalizzato, scosso negli ultimi anni dallo scontro tra i “rivali sistemici”, Stati Uniti e Cina. Il Governo di Pechino ha rivelato durante le Liang Hui, le due Sessioni terminate l’11 marzo scorso, i nuovi obiettivi di crescita, ricalcolati al ribasso a causa della pandemia, delle incertezze legate alla guerra in Europa e al crescente “divario culturale”: con questo termine si  sintetizzano le gravi criticità che il troppo rapido sviluppo economico e tecnologico ha prodotto in un tessuto sociale per molti versi ancora ancorato a tradizioni culturali che privilegiano la stabilità e l’armonia, restringendo gli spazi di libertà. Da questo contesto è emersa anche la necessità per Xi Jinping di arginare la presenza militare, diplomatica e commerciale americana nel “cortile di casa” cinese, e non solo, promuovendo una nuova iniziativa di sicurezza globale in aprile, al Boao Forum for Asia.

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Fig. 1 – Discorso del Presidente cinese Xi Jinping al Boao Forum for Asia del 2021

IL VIAGGIO DI WANG YI

In esito a questa nuova visione di sicurezza completa, cooperativa e sostenibile, per mantenere la pace nel mondo, tra la fine di maggio e la prima settimana di giugno il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha visitato 7 Paesi insulari del Pacifico (le Isole Salomone, Kiribati, Samoa, Fiji, Tonga, Vanuatu, Timor Est e Papua Nuova Guinea) e ha tenuto incontri virtuali con i vertici al Governo nelle Isole Cook, Niue e negli Stati Federati di Micronesia.
Il viaggio aveva lo scopo di proporre ai Pacific islands countries un Patto per il Pacifico che si sostanziava in un accordo multilaterale di vasto respiro, che prospettava un’area di libero scambio tra le nazioni rivierasche, per proteggere le attività commerciali, condurre una comune politica per la pesca, anche con la creazione di una sorta di polizia del Pacifico, garante della difesa del territorio e delle acque, per consentire una cooperazione sempre più stretta, anche attraverso una gestione congiunta della rete informatica. Questa visione di sviluppo comune disegnata da Pechino, come una progettualità tesa all’armonia, alla giustizia e ad un più equo progresso del mondo ha suscitato molte perplessità.
Il risultato di questa attività diplomatica è stato relativo in quanto l’unico accordo di vasta portata è stato firmato nelle Isole Salomone, con lo scopo di aiutare a mantenere l’ordine sociale che prevede, su richiesta, l’invio di  contingenti delle Forze Armate cinesi e persino navi da guerra. Una cooperazione militare così stretta potrebbe contemplare, secondo i più informati, la costruzione di una base navale sulle isole che, in base a un trattato firmato nel 2017, già godono dell’ausilio della polizia australiana. Alla luce di ciò il Governo cinese ha veicolato gli accordi come integrativi dei meccanismi di cooperazione multilaterali già esistenti.

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Fig. 2 – Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi interviene via video ad una conferenza stampa, marzo 2022

LA REAZIONE DEI PAESI DEMOCRATICI

Con gli altri Paesi sono stati conclusi solo accordi bilaterali, anche limitati, e alcune isole, come le Fiji, hanno preferito rivolgersi all’IPEF, la nuovissima Cornice economica per la prosperità dell’Indo-Pacifico, una piattaforma di cooperazione che coinvolge Australia, Giappone, Brunei, India, Indonesia, Corea del Sud, Malesia, Nuova Zelanda, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam, con cui il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden intende scrivere il futuro dell’economia del XXI secolo. Si prospetta così uno spazio, abitato dal 50% della popolazione globale che produce il 60% del PIL mondiale, libero e aperto, connesso e prospero, sicuro e resiliente, nel quale la crescita economica sia sostenibile e inclusiva, in contrapposizione a quanto proposto dalla leadership di Pechino, oggetto anche di un forte ostracismo, per gli aspetti vaghi, poco trasparenti e troppo invadenti nel campo della gestione delle risorse e dell’assistenza allo sviluppo che prevede coinvolgimenti anche militari.

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Fig. 3 – Il Presidente statunitense Joe Biden, il Primo Ministro giapponese Fumio Kishida e il Primo Ministro indiano Narendra Modi durante l’ultimo summit del Quad a Tokyo, 24 maggio 2022

GLI ASPETTI MILITARI

Questi incontri-scontri hanno quindi rappresentato un ulteriore tassello nella competizione strategica, sempre più evidente, che contrappone gli Stati Uniti ed i suoi alleati alla Cina , accusata di provocare una consistente destabilizzazione della regione. D’altro canto appaiono chiare le ambizioni del Dragone che, dopo aver ottenuto una zona poverissima ma strategica come Gibuti, che le ha dato modo di gestire circa 70 accademie militari sul territorio cinese, offre addestramento al personale impegnato nelle Forze Armate di molti Paesi afroasiatici, per costruire un consenso internazionale attorno alle politiche di sviluppo del “socialismo con caratteristiche cinesi” che, tra l’altro, è stato in grado di sollevare dalla povertà in pochi anni milioni di persone. Il tentativo di espansione della rete militare cinese coinvolge probabilmente anche l’isola Great Coco (Myanmar) dove sarebbero collocate strutture e radar controllati dalla RPC per monitorare le attività della Marina Indiana, non lontano dallo strategico stretto di Malacca. Lo scopo ultimo è chiaramente quello di estendere il controllo cinese alle porte dell’Australia e della Nuova Zelanda, alle spalle delle basi militari statunitensi stanziate a Guam.

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Fig. 4 – Soldati statunitensti impegnati nell’esercitazione Balikatan, svoltasi insieme alle Forze Armate delle Filippine nel Mar Cinese Meridionale, marzo 2022

I COLLOQUI DI GIUGNO

Alle frizioni sono seguiti altri tentativi di dialogo, tra il 10-12 giugno 2022, durante il Shangri-La Dialogue, il più importante summit sulla sicurezza dell’Asia, organizzato dal 2002 a Singapore dall’International Institute for Strategic Studies (IISS).  Il Segretario Americano alla Difesa Lloyd Austin e il Ministro della Difesa cinese Wei Fenghe hanno cercato di riprendere le fila di un difficile confronto, continuato pochi giorni dopo a Lussemburgo tra il consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, e Yang Jiechi, un influente membro dell’Ufficio Politico del PCC.
La Cina, considerata sempre più assertiva, sta dedicando grandi finanziamenti alle Forze Armate che risultano, da una parte, un quarto di quelli statunitensi, ma che in 10 anni sono lievitati e, grazie a politiche industriali e fiscali mirate oltre che a ingenti fondi stanziati per la ricerca, hanno consentito un’incredibile innovazione tecnologica in armamenti convenzionali, nucleari e laser, nonchè la sperimentazione di missili ipersonici, armi elettromagnetiche e droni sottomarini grazie anche agli enormi progressi fatti nel campo dell’Intelligenza Artificiale. Washington, da parte sua, ritiene la sfida con la Cina un obiettivo chiave per controllarne l’influenza militare attraverso un’offensiva volta ad isolare il Dragone.

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Fig. 5 – Il Ministro della Difesa cinese Wei Fenghe durante lo Shangri-La Dialogue di Singapore, 11 giugno 2022

I DESTINI DEL MONDO

In occasione del compleanno del leader cinese, Putin ha chiamato Xi Jinping per la prima volta dal 25 febbraio, quando aveva informato il partner strategico dell’attacco all’Ucraina, lanciato il giorno prima. Durante il colloquio il Presidente cinese, come da millenaria tradizione, ha rivendicato una valutazione indipendente, legata al contesto storico e alle peculiarità della situazione, ma non ha nascosto la volontà di promuovere, in modo responsabile, un processo di pace, che consenta la stabilità dell’ordine economico globale, preconizzato dal nuovo ponte autostradale che collega la città cinese di Heihe con Blagoveshchensk, passando sull’Amur, dove nel 1969 erano schierati i carri armati sovietici per minacciare una giovane Cina, che stava elaborando una visione diversa del comunismo.
Di fronte ad una guerra ibrida nel cuore dell’Europa, a un’aggressività sempre più preoccupante e ad un nazionalismo  esasperato, non solo per quanto riguarda Mosca nei confronti di Kiev, ma anche Pechino nei confronti di Taipei, il rischio è un nuovo scontro tra sistemi e civiltà che potrebbe risucchiare il mondo in un inverno nucleare. L’auspicio è che non si assottigli ulteriormente lo spazio riservato al dialogo, ma si cerchi di costruire una nuova stabilità sistemica, che sappia superare le strategie “friend-shoring” favorendo una reale cooperazione globale, perché, come diceva Robert Schuman, “la pace mondiale non si salvaguarda senza sforzi creativi proporzionali ai pericoli che la minacciano”.

Elisabetta Esposito Martino

USS Gabrielle Giffords (LCS 10) conducts routine operations in the South China Sea, June 16, 2020” by Official U.S. Navy Imagery is licensed under CC BY

Elisabetta Esposito Martino
Elisabetta Esposito Martinohttp://auroraborealeorientale.wordpress.com/

Sono nata nello scorso secolo, anzi millennio, nel 1961. Mi sono laureata in Scienze Politiche, Indirizzo Internazionale, presso La Sapienza con una tesi sul consolidamento della Repubblica Popolare cinese (1949 – 1957); ho conseguito il  Diploma in Lingua e Cultura Cinese presso l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente di Roma ed il Perfezionamento in Lingua Cinese presso l’ISMEO. Sono stata delegata italiana per l’International Youth culture and study tour presso la Tamkang University Taipei, e poi docente di discipline giuridiche ed economiche. Ho lavorato come consulente sinologa e svolto attività di ricerca. Ora lavoro in un ente di ricerca e continuo la mia formazione (MIP Business School del Politecnico di Milano e dalla SDA Bocconi School of Management, Griffith College di  Dublino, Francis King School of English di Londra, EC S.Julians di Malta). Ho pubblicato sull’”Osservatorio Costituzionale”, dell’associazione italiana dei costituzionalisti  (AIC) , su “Affari Internazionali” e su “Mondo Cinese”.
Dopo aver sfaccendato tra pappe e pannolini per quattro figli, da quando sono cresciuti ho ripreso alla grande la mia antica passione per la Cina, la geopolitica  e le istituzioni politiche e costituzionali. Suono la chitarra, preparo aromatici tè ma non mi sveglio senza… il caffè!

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