utenti ip tracking
giovedì 7 Luglio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Le elezioni legislative francesi

In breve

  • La lista Ensemble di Emmanuel Macron non ha ottenuto la maggioranza assoluta dell’Assemblea Nazionale.
  • Il Rassemblement National di Marine Le Pen rafforza la propria presenza nel Paese con 89 seggi. La lista di sinistra NUPES ottiene invece 131 seggi.
  • Mentre alcuni analisti non escludono uno scioglimento dell’Assemblea, Macron in  questa situazione di ingovernabilità dovrà cercare una nuova alleanza. Repubblicani avvisati?

Dove si trova

Ascolta l'articolo

In 3 sorsi – L’esito del secondo turno elettorale consegna una Assemblea Nazionale divisa, simbolo di un Paese con una frammentazione sociale sempre più evidente.

1. L’ESITO ELETTORALE

A due mesi dalla vittoria presidenziale, la coalizione di Emmanuel Macron, Ensemble – composta dal partito del Presidente République en Marche e da altri movimenti centristi, – ottiene 245 seggi. Un numero molto lontano rispetto ai 289 necessari per avere la maggioranza assoluta dell’Assemblée Nationale (577).
Un crollo di consenso certificato dal confronto con le votazioni legislative del 2017, quando solamente il partito di Macron aveva ottenuto 314 seggi. Testimonianza del calo di popolarità di Macron e del suo movimento è anche la non rielezione di diversi big del partito. Tra questi troviamo il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Richard Ferrand, il capogruppo di En Marche in Parlamento, Christophe Castaner, e alcuni Ministri, che dovranno quindi lasciare il proprio incarico di governo, gettando una forte dose di instabilità sull’esecutivo transalpino.
Il voto del secondo turno francese consegna un Paese sempre più lontano dalla politica e dalle Istituzioni, con un tasso di astensionismo di circa il 54% degli elettori. Altro dato da sottolineare è rappresentato dalla presenza nella nuova Assemblea Nazionale di 215 donne (37,26%) e 362 uomini (62,74%). Le urne certificano, ancora di più rispetto alle elezioni presidenziali, una Francia che ha abbandonato il classico dualismo repubblicani-socialisti per abbracciare uno schieramento a tre blocchi: nazionalisti, centro liberale e sinistra (più o meno radicale).

Embed from Getty Images

Fig. 1 – Un momento del dibattito tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen prima delle elezioni presidenziali dello scorso aprile

2. GLI ESTREMI SI RAFFORZANO

Se Macron non può esultare, il discorso è diverso per la destra nazionalista di Marine Le Pen. La leader del Rassemblement National, infatti, senza una grande mobilitazione durante la campagna elettorale, ottiene il risultato storico di 89 seggi. Un exploit incredibile se confrontato con gli 8 seggi ottenuti cinque anni fa che certifica il Rassemblement National come partito radicato in tutto il Paese e non più, come in passato, solamente in alcune aree. Le Pen, eletta nella circoscrizione di Pas-de-Calais, per la prima volta porta un numero così alto di esponenti della forza nazionalista all’interno dell’Assemblea. La figlia di Jean-Marie, che ha dichiarato che non riprenderà la presidenza del partito, può anche festeggiare il ruolo di unica leader nel campo dell’estrema destra francese, visto che Zemmour e la sua forza Reconquête scompaiono dai radar politici già al primo turno.
Anche sul fronte dell’estrema sinistra si registra un grande entusiasmo. La lista NUPES, che racchiude i principali partiti della sinistra – France Insoumise, socialisti, ecologisti e comunisti – ottiene 131 seggi. Ai quali bisognerà aggiungere alcuni esponenti politici socialisti contrari alla lista unica. Jean-Luc Mélénchon, che non si è nemmeno candidato in questa tornata elettorale, trascina la “sua” France Insoumise a incassare 79 seggi rispetto ai 17 del 2017. Un risultato che comunque porta la sinistra francese ad avere rimpianti per non essere riuscita a trovare un candidato comune alle presidenziali di aprile. Proprio a sinistra, in queste ore, è in corso un’analisi interna per capire come procedere. Mélenchon, per non permettere al Rassemblement National di essere numericamente il gruppo all’opposizione più forte, spinge per una creazione di un gruppo parlamentare unico di sinistra. Per il momento però la proposta del capo della France Insoumise ha trovato la netta opposizione dei leader degli altri partiti della gauche.

Embed from Getty Images

Fig. 2 – Jean-Luc Mélenchon, leader del movimento di sinistra radicale France Insoumise e candidato alle votazioni presidenziali

3. GLI SCENARI FUTURI

Lo scenario uscito dalle urne rischia di mettere in seria crisi la stabilità dell’esecutivo di Macron. Diversi analisti politici parlano addirittura di un possibile scioglimento dell’Assemblea prima della naturale scadenza. Altra ipotesi già evocata da alcuni esponenti politici del Rassemblement National e di France Insoumise è quella che riguarda l’utilizzo della mozione di censura contro il Governo. Per presentare una mozione di censura, infatti, servirebbero almeno 58 deputati. Questo meccanismo potrebbe poi portare alle dimissioni dell’esecutivo nel caso in cui venisse votato dalla maggioranza dell’emiciclo, ovvero da 289 membri.
A testimoniare la difficile situazione del Governo è stata Elisabeht Borne, Primo Ministro francese, che ha parlato di “situazione inedita” e di “rischio per il Paese.
Dal 2002, anno del passaggio del mandato all’Eliseo da 7 a 5 anni, mai un Presidente vittorioso alle votazioni presidenziali non aveva incassato la maggioranza assoluta alle elezioni legislative.
Per trovare una situazione politica di questo tipo dobbiamo tornare al 1988, quando il Presidente dell’epoca, il socialista François Mitterand, riuscì a ottenere solamente 275 seggi contro i 289 della maggioranza assoluta, allargando così il Governo a comunisti e centristi.
Questa volta Macron dovrà cercare di andare avanti con un Governo di minoranza e cercare di mediare con altre forze politiche, tra cui Les Republicains. Il partito dei centro-destra francese elegge 61 deputati e, secondo diversi opinionisti, potrebbe rappresentare “l’ancora” di salvezza per l’esecutivo macroniano. All’interno del partito neogollista diversi esponenti avevano già aperto a una possibile alleanza, ma è molto difficile che ciò possa accadere, visto che una scelta di questo tipo potrebbe rappresentare la fine del (sempre più in crisi) partito repubblicano. Inoltre, Christian Jacob, Presidente dei Repubblicani, ha già dichiarato che il partito farà opposizione all’attuale esecutivo.
Dopo essere riuscito a ottenere la rielezione si prospettano settimane difficili per il capo di Stato francese. Macron dovrà infatti avviare una serie di negoziati per riuscire a formare un esecutivo più forte e mettere da parte lo spettro dell’ingovernabilità.
Seppur vero che la sua lista ottiene il più alto numero di seggi parlamentari, resta chiaro che una situazione di debolezza politica interna potrebbe non aiutarlo nel ruolo di leader dell’Unione Europea che da diversi anni cerca di costruire approfittando del vuoto politico lasciato da Angela Merkel.

Luca Rosati

French Election: Bureau Des Elections, a polling station in the 5th arrondissement, Paris” by Lorie Shaull is licensed under CC BY-SA 2.0.

Luca Rosati
Luca Rosati

Laureato in scienze politiche e relazioni internazionali con specializzazione in affari europei. Attualmente frequento l’International Master in European Studies a Bruxelles.

Appassionato di Unione Europea, processi elettorali degli Stati membri e comunicazione politica.

 

 

 

Ti potrebbe interessare
Letture suggerite