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mercoledì 17 Agosto 2022

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Istanbul, un accordo fragile che non ferma la guerra

In breve

  • L’accordo firmato a Istanbul per l’esportazione di grano dall’Ucraina resta precario e non sembra destinato ad aprire spiragli di pace tra Mosca e Kiev.

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RistrettoL’accordo firmato a Istanbul per consentire le esportazioni di grano dai porti dell’Ucraina è importante, ma non basta per risolvere il conflitto tra Mosca e Kiev. Inoltre il successivo attacco missilistico russo contro Odessa, uno dei porti garantiti dall’intesa, pone seri dubbi sulla sua prossima implementazione.

Firmato dopo lunghe trattative condotte dalla Turchia, l’accordo di Istanbul sull’esportazione del grano ucraino dai porti di Odessa, Yuzhny e Chernomosk dovrebbe scongiurare lo spettro di una crisi alimentare globale e gettare potenzialmente le basi per ulteriori negoziati russo-ucraini. Il Segretario Generale dell’ONU Antonio Gutierres, anche lui firmatario dell’accordo, lo ha definito un “segnale di speranza”, mentre l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’UE Josep Borrell ha parlato di un “passo fondamentale” per ridurre l’insicurezza alimentare globale provocata dalla guerra in Ucraina. Tuttavia non mancano le criticità, evidenziate subito da un nuovo attacco missilistico russo contro Odessa avvenuto poche ore dopo la firma dell’intesa. Attacco prima negato e poi giustificato come azione contro “infrastrutture militari”, ma che dimostra la volontà di Mosca di tenere alta la tensione e sfruttare ogni spazio disponibile (l’intesa non coprirebbe tutte le strutture dei porti selezionati) per portare avanti i propri obiettivi contro Kiev.

Per il Cremlino l’accordo non è infatti un “regalo” alla dirigenza ucraina. Il parziale sblocco del Mar Nero previsto dall’intesa rappresenta anche un modo per agevolare le esportazioni di grano russe e per ottenere alcuni allentamenti delle sanzioni, cosa che sarebbe già in fase di studio da parte dell’UE. Inoltre il Governo russo manda un segnale tangibile ai propri partner in Medio Oriente, preoccupati dalle conseguenze politico-sociali del blocco dei porti ucraini, e cerca di presentarsi come “attore responsabile” agli occhi dei Paesi afro-asiatici, rafforzando la propria azione propagandistica e diplomatica verso di essi. Nel frattempo, però, la morsa per strangolare l’economia ucraina continua e alcuni osservatori come l’ex ambasciatore francese Gérard Araud prevedono un continuo sabotaggio russo delle disposizioni dell’accordo, con un numero esiguo di navi in grado di partire effettivamente da Odessa nelle prossime settimane.

D’altro canto, l’Ucraina non può fare a meno dell’accordo. Esso rappresenta infatti una vitale boccata d’ossigeno per il suo settore agricolo, che resta gravemente sofferente e danneggiato dalla perdita dei territori occupati dai russi. Per l’intricata implementazione dell’intesa Kiev si affida soprattutto alla Turchia, ormai sempre più motore della diplomazia internazionale sul conflitto, e all’ONU, che ha colto un buon successo di immagine dopo mesi di aspre critiche per la propria incapacità di fermare la guerra. Come con l’evacuazione dei civili dal complesso dell’Azovstal, il Palazzo di Vetro si conferma efficace su certi aspetti concreti del conflitto, ma i veti incrociati delle potenze del Consiglio di Sicurezza rendono improbabile un suo maggiore impegno diplomatico per riavvicinare Mosca e Kiev.

In ogni caso la guerra non sembra destinata a fermarsi. I negoziati russo-ucraini restano sostanzialmente congelati, Putin non ha alcuna intenzione di abbandonare i suoi progetti di conquista ed entrambi i contendenti sono ancora convinti di poter ottenere un successo decisivo sul campo di battaglia. Niente illusioni, quindi: il fragile accordo di Istanbul non porterà la pace e sarà già un successo se riuscirà a garantire davvero un ritorno minimo del grano ucraino sui mercati mondiali. 

Simone Pelizza  

Odessa Harbour” by raymond_zoller is licensed under CC BY-SA

Simone Pelizza
Simone Pelizzahttp://independent.academia.edu/simonepelizza

Piemontese doc, mi sono laureato in Storia all’Università Cattolica di Milano e ho poi proseguito gli studi in Gran Bretagna. Dal 2014 faccio parte de Il Caffè Geopolitico dove mi occupo principalmente di Asia e Russia, aree al centro dei miei interessi da diversi anni.
Nel tempo libero leggo, bevo caffè (ovviamente) e faccio lunghe passeggiate. Sogno di andare in Giappone e spero di realizzare presto tale proposito. Nel frattempo ho avuto modo di conoscere e apprezzare la Cina, che ho visitato recentemente per lavoro.

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