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martedì 29 Novembre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Mikhail Gorbachev, “l’eroe tragico” del secolo scorso

In breve

  • Diversi politici occidentali hanno speso parole di stima nei confronti dell’ultimo segretario dell’Unione Sovietica, che è sempre stato una personalità molto apprezzata al di là della Cortina di Ferro.
  • Ma la figura di Gorbachev viene percepita in modo differente in patria: molti ritengono che la perestrojka abbia contribuito all’indebolimento e al crollo dell’URSS, evento drammatico per il popolo russo.
  • Anche nello spazio post-sovietico le opinioni sull’ex leader sovietico sono controverse, un’eredità politica che porta con sé luci, ombre e forti paradossi.

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Caffè Lungo – Mikhail Gorbachev, ultimo leader dell’URSS, si è spento all’età di 91 anni lo scorso 30 agosto. La sua morte è avvenuta dopo una lunga malattia. Gorbachev viene considerato una figura di grande rilevanza storica, grazie alla sua politica di distensione con l’Occidente che portò al termine della Guerra Fredda, ma la sua eredità è anche oggetto di forti polemiche in Russia e negli altri Paesi ex sovietici.

IL PUNTO DI VISTA OCCIDENTALE

Mikhail Gorbachev è considerato sia in Europa che negli Stati Uniti come un grande politico, una figura storica, l’uomo che insieme al Presidente statunitense Ronald Reagan diede inizio al disgelo e alla fine della Guerra Fredda. Ultimo Segretario generale del PCUS dal 1985 alla sua dissoluzione nel 1991, Gorbachev fu artefice di una serie di politiche di apertura, conosciute come perestrojka e glasnost’, che da un lato migliorarono i rapporti con l’Occidente e dall’altro non riuscirono a evitare il collasso dell’URSS. Molti politici e leader hanno espresso il proprio cordoglio nell’apprendere la notizia della morte dell’ex leader sovietico, non mancando di ricordare e omaggiare la sua figura. Il Presidente statunitense Joe Biden lo ha ricordato come “un uomo di notevole lungimiranza” che grazie alla sua opera ha contribuito a creare “un mondo più sicuro e una maggiore libertà per milioni di persone”. La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, lo ha invece ricordato come “un leader fidato e rispettato” che “ha aperto la strada ad un’Europa libera”, lasciando “un’eredità che non dimenticheremo”. Simili sono state anche le dichiarazioni di commiato di Mario Draghi, Emmanuel Macron e Angela Merkel. Durante gli ultimi anni della Guerra Fredda, per le figure politiche che guidavano i vari Paesi dell’allora blocco occidentale, Gorbachev divenne il volto di un nuovo corso che sembrava destinato a trasformare la Russia e gli altri Paesi del blocco sovietico, sancendo infine la vittoria del modello occidentale su quello comunista. In Occidente l’ex leader è quindi da sempre stimato come un grande statista ingiustamente vittima della storia. Ma, per capire che giudizio dare alla figura di Gorbachev, bisogna tenere conto che la valutazione occidentale è molto diversa da quella presente nell’ex spazio sovietico. Dove Gorbachev è sì figura importante, ma, soprattutto dal punto di vista russo, tutt’altro che positiva. 

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Fig. 1 – Il Segretario generale sovietico Mikhail Gorbachev, il Presidente statunitense Ronald Reagan e il vicepresidente George Herbert Walker Bush dopo un incontro a New York nel dicembre 1988

IL PUNTO DI VISTA RUSSO

William Taubman, nella sua biografia dell’ultimo leader dell’Unione Sovietica, ha chiamato Gorbachev un “eroe tragico”. In effetti, sia da un punto di vista umano che politico, appare come l’uomo dei paradossi, una personalità politica complessa e contradditoria che ha messo in moto processi di cambiamento che non è riuscito a indirizzare nella direzione sperata. La disgregazione dell’Unione Sovietica e il conseguente caos politico e economico degli anni Novanta sono percepiti ancora oggi in Russia come il risultato della capitolazione di Gorbachev all’Occidente. Se nel periodo sovietico le condizioni di vita della popolazione russa non erano particolarmente agiate, tra gli anni Novanta e Duemila peggiorarono ulteriormente. Il primo Presidente della Russia post-sovietica, Boris Eltsin, nel passaggio all’economia di mercato e nell’introduzione di privatizzazioni senza istituzioni di controllo, creò forti squilibri e una crisi economica così grave che viene ancora oggi ricordata nel Paese. La colpa di tutto questo però non venne attribuita solo a Eltsin, ma anche a Gorbachev, che aveva permesso la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Non è un caso che l’attuale Presidente russo Vladimir Putin abbia rimarcato come quell’evento storico fosse stato “una delle più grandi tragedie geopolitiche del XX secolo” per il popolo russo. Che sia il risultato di strumentalizzazioni o no, la stragrande maggioranza della popolazione russa ha una scarsa opinione dell’ultimo leader sovietico: secondo un sondaggio del 2017 dal Levada Institute, solo il 7% dei russi intervistati ha dichiarato di rispettare Gorbachev – nel caso di Stalin, questa percentuale sale al 32%. 

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Fig. 2 – Mikhail Gorbachev annuncia le proprie dimissioni alla nazione il 25 dicembre del 1991. È la fine dell’Unione Sovietica

IL PUNTO DI VISTA DEI PAESI EX SOVIETICI

Non solo i russi hanno un’opinione negativa di Gorbachev. In alcuni Paesi dell’ex blocco sovietico, dall’Europa dell’est e al Caucaso, il suo nome è legato a proteste pacifiche represse nel sangue, avvenute negli ultimi anni in cui era segretario dell’URSS. “Gli eventi di dicembre” in Kazakistan, tra il 16 e il 18 dicembre del 1986, inaugurarono un nuovo capitolo di disordini nella storia sovietica, segnato da un misto di rimostranze politiche, economiche e nazionalistiche. Successiva fu la strage del 9 aprile 1989, in Georgia, quando le forze speciali dell’Unione Sovietica attaccarono manifestanti pacifici, che si erano riuniti a Tbilisi, causando 21 morti e centinaia di feriti con sintomi di avvelenamento da gas chimici. In Azerbaijan avvenne il cosiddetto “Gennaio Nero”, nella notte tra il 19 e il 20 gennaio 1990: su diretta indicazione di Gorbachev, l’esercito sovietico entrò a Baku e nelle regioni limitrofe, uccidendo oltre 130 persone. In Lituania come in Lettonia la classe politica e l’opinione pubblica non hanno condiviso i tributi positivi dei leader europei a Gorbachev a causa dei cosiddetti “eventi di gennaio” del 1991, in cui durante il tentativo di repressione dei movimenti indipendentisti locali furono uccisi tra Vilnius e Riga 20 manifestanti pacifici. Il Ministro degli Esteri lituano, Gabrielius Landsbergis, ha dichiarato su Twitter che i lituani non glorificheranno l’ex leader sovietico e non dimenticheranno i fatti del gennaio 1991. Alcuni parlano di “dissonanza cognitiva” scaturita dalle diverse reazioni alla morte di Gorbachev: mentre l’Europa occidentale piange uno dei più grandi statisti del XX secolo, gli europei dell’Est ricordano le violente repressioni negli Stati baltici e nel Caucaso meridionale. Valutare l’eredità di Gorbačëv sembra quindi essere una questione di esperienza storica.

Elisa Cecchini

Reagan & Gorbachev Arrive” by The Official CTBTO Photostream is licensed under CC BY

Elisa Cecchini
Elisa Cecchini

Classe 1997, laureata in Lingue, Civiltà e Scienze del linguaggio a Ca’Foscari, con un curriculum prettamente politico-internazionale affiancato allo studio del francese e del russo. Grazie al periodo di studi all’università di Tartu in Estonia, mi sono appassionata all’area baltica e alle sue vicende storiche, culturali e geopolitiche legate alla Russia, arrivando così a scrivere la tesi sulla minoranza russofona in Estonia. Sto attualmente frequentando il Joint Master’s Degree in Interdisciplinary Research and Studies on the Eastern Europe all’università di Bologna, che mi darà la possibilità di studiare il prossimo anno presso la Vytautas Magnus University di Kaunas, in Lituania. Grazie al mio percorso di magistrale sto approfondendo lo studio delle tematiche legate allo spazio post-sovietico, con un particolare interesse alla sfera della sicurezza e delle politiche energetiche.

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