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martedì 29 Novembre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Egitto e Qatar nella mezza luna di miele araba

In breve

  • Le relazioni tra Qatar ed Egitto erano cadute in un vortice di frizione culminato con la crisi diplomatica del 2017
  • L’invasione russa dell’Ucraina ha messo in seria difficoltà attori privati e pubblici egiziani con minor entrate per il settore turistico e problematicità nell’importare il grano
  • Nonostante la notizia di ingenti investimenti qatarini nel paese nordafricano, alcune cicatrici profonde tra i due Stati arabi permangono, specie nel contesto geopolitico del Mediterraneo e nei confronti dell’Islam politico

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In 3 sorsi – Lo scorso 13 settembre, il Presidente egiziano Abdul Fattah al-Sisi è stato ospitato in visita ufficiale dall’Emiro qatarino Al-Thani, testimoniando la ritrovata sintonia d’intenti. La precedente visita dell’Emiro in Egitto ha portato all’annuncio di ingenti investimenti nel Paese nordafricano da parte del Qatar, ma quanto è sostenibile la luna di miele tutta araba?

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1. LA FERITA DEL 2017: LA PARTECIPAZIONE DELL’EGITTO NELLA CRISI DIPLOMATICA DEL GOLFO

La notizia di ingenti investimenti qatarioti in Egitto viene a seguito di un periodo difficile tra i due Paesi arabi. Le relazioni bilaterali erano state sospese all’indomani della crisi diplomatica del giugno 2017, fortemente voluta dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti (EAU), che avevano coinvolto Bahrain e altri Stati, tra cui l’Egitto. Le Monarchie del Golfo volevano indurre il Qatar a fare marcia indietro sui rapporti coltivati indipendentemente con attori ritenuti ostili, ovvero la Repubblica turca e la Repubblica islamica dell’Iran. L’Egitto ha partecipato attivamente in tale disputa, nella quale, in un’azione sincronizzata, i Paesi avevano isolato via terra, mare e d’aria la penisola del Qatar. L’Egitto aveva posto il divieto da parte alla flotta aerea commerciale e militare di sorvolare il proprio spazio aereo, mossa apertamente ostile per impedire al Qatar l’importazione di beni di prima necessità. Tuttavia, il Qatar, proprio grazie al sostegno dei due attori ostili, Turchia e Iran, riuscì a sopravvivere all’isolamento forzato, fino a quando nel gennaio 2021 venne trovato un modo per risolvere la crisi e ripristinare i rapporti diplomatici e di buon vicinato. L’Egitto ha fatto seguito il 20 gennaio 2021 sospendendo la rivalità con la Monarchia grazie alla mediazione congiunta di Kuwait e Stati Uniti.

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Fig. 1 – Il Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi dà il benvenuto ufficiale all’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al-Thani, 25 giugno 2022

2. LA RITROVATA SINTONIA IN UNA CRISI GLOBALE

La ritovata sintonia non è casuale ed è stata in parte forzata dall’attuale crisi globale in seguito all’invasione russa in Ucraina e le conseguenti pressioni inflazionistiche sull’economia mondiale a partire dall’apprezzamento del dollaro e dall’aumento dei prezzi nel settore energetico e quello alimentare. In particolare l’invasione russa in Ucraina ha mandato in tilt la filiera agroalimentare mondiale, impedendo ai due maggiori produttori ed esportatori di grano, Russia e Ucraina, di esportare il raccolto di grano, causando un aumento vertiginoso dei prezzi del cereale, i quali hanno reso molto più oneroso le importazioni per l’Egitto, primo importatore mondiale. Le difficoltà sono state evidenti sia da parte del settore privato che in quello pubblico. Di conseguenza la mossa qatarina di fine giugno, che prevede investimenti per un ammontare di 5 miliardi di dollari, consente all’Egitto di respirare temporaneamente e sembrerebbe testimoniare una distensione e un riavvicinamento tra i due paesi arabi. Le aziende e i settori egiziani appetibili al fondo qatarino, la Qatar Investment Authority, a questa data non sono stati resi pubblici. In aggiunta, a ottobre è iniziata a circolare la voce che la QIA sia intenzionata a investire ulteriori 2,5 miliardi di dollari per l’acquisizione del 20% di Vodafone Egitto, Nonostante la ritrovata intesa, già si intravede qualche crepa a testmoniare la permanenza di punti di frizioni ben radicati, a partire dalla mancata erogazione delle risorse finanziare annunciate a marzo.

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Fig. 2 – Il Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e l’Emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al-Thani durante una cerimonia a Doha, Qatar, 14 settembre 2022

3. QUASI AMICI

Gli investimenti in Egitto e le visite ufficiali sembrano celare le profonde differenze che permangono tra i due paesi. Le divergenze possono di fatto definirsi come profonde dal momento che nel contesto regionale Qatar ed Egitto hanno vedute e prospettive sostanzialmente diverse nei confronti della Fratellanza Musulmana e dell’Islam politico. Frattura originatasi alla nascita dello stato qatarino dopo che esponenti della Fratellanza musulmana si stabilirono in Qatar. Questa potrebbe essere identificata molto probabilmente come la causa prima del deteriorarsi dei rapporti, rinvigorita all’ indomani della Primavera Araba, avendo il Qatar negli anni dato rifugio ad ulteriori esponenti della Fratellanza Musulmana. Altro momento chiave e di frattura 2013, quando il primo Presidente eletto democraticamente e appartenente al partito della Fratellanza Musulmana, Morsi, venne esautorato dall’attuale Al-Sisi. Divergenza che è emblematica nel loro schieramento antagonista nel conflitto in Libia, che vede L’Egitto schierato con il governo di Tobruk a fianco di Emirati Arabi Uniti, Russia e Francia mentre il Qatar con quello di Tripoli sponsorizzato dalle Nazioni Unite, Turchia e Italia. Le differenze permangono e non sembrano destinate a sparire in un futuro prossimo, anche se la recente intesa non può che essere una buona notizia per la stabilità della regione. Visto l’aiuto finanziato apportato dal Qatar, fratture come quelle del 2017 saranno meno probabili e difficili da realizzare, avendo la monarchia del Golfo acquisito potere negoziale nei rapporti bilaterali.

Augusto Sisani

Immagine di copertina: Photo by LAGRANDEENTREPRISE is licensed under CC BY-NC-SA

Augusto Sisani
Augusto Sisani

Nato ad Assisi nel 1996 da padre italiano e madre neozelandese, sono cresciuto a Perugia e mi sono laureato attraverso un programma di doppia laurea magistrale in Relazioni Internazionali  presso la LUISS Guido Carli e Université Libre de Bruxelles. Durante i miei soggiorni accademici all’estero negli Stati Uniti, Regno Unito e Belgio ho maturato un forte interesse per il Medio Oriente e Nord Africa, con particolare attenzione per la Penisola Arabica e la storia moderna dell’Iran. In aggiunta, sono appassionato del ruolo della NATO nella sicurezza internazionale, avendo participato al ‘International Model NATO 2020’ a Washington D.C.

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