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martedì 29 Novembre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Mondiali 2022 in Qatar: una scelta controversa

In breve

    • Il 20 novembre ha inizio, in Qatar, il campionato mondiale di calcio 2022 che terminerà il giorno 18 dicembre, giornata mondiale dei migranti. Questi ultimi rappresentano una “forza lavoro” ampiamente usata nell’organizzazione e strutturazione della competizione.
    • Tuttavia, il Paese è particolarmente discusso come meta per la realizzazione del mondiale, a fronte, in particolare, della questione dei diritti sociali dei lavoratori e dei diritti civili della comunità LGBT+.
    • Tra coloro che sono in prima linea nel criticare la gestione del campionato, ci sono le squadre e i fan di tutto il mondo, che dalla Germania passano per l’Italia, arrivando fino in Australia.

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In 3 sorsiPer la prima volta nella storia, il campionato mondiale di calcio si disputa in Medio Oriente, in inverno e tre arbitri sono donne. Sembra avanguardia, ma la realtà in Qatar è un’altra. Migliaia di migranti lavoratori sono morti nella costruzione di infrastrutture e la comunità LGBT è perseguitata, fatti che, con gli occhi puntati sulla competizione, non sono passati inosservati.

1. MIGRANTI LAVORATORI

Negli ultimi dodici anni il Qatar ha implementato un progetto di costruzione senza precedenti per 220 miliardi di dollari che non riguarda solo stadi, ma anche hotel per i fan e le squadre, un aeroporto, strade e un sistema di trasporti pubblico. Un piano di simile portata ha attratto un numero significativo di lavoratori, raggiungendo una forza lavoro immigrata nel Paese di 2 milioni di persone. Molti di questi lavoratori, per lo più provenienti dall’Asia meridionale, hanno dovuto pagare delle tariffe per poter essere assunti, a volte senza mai iniziare effettivamente a lavorare e restando indebitati in patria. Secondo un’inchiesta del The Guardian pubblicata a febbraio 2021, oltre 6.500 lavoratori migranti sarebbero morti dal 2010. Il numero è stato raggiunto incrociando i dati forniti da India, Bangladesh, Nepal e Sri Lanka e dall’ambasciata del Pakistan a Doha. Mancano i dati sui lavoratori filippini e kenioti, nonché quelli sui decessi avvenuti dopo il 2020. I numeri, pubblicati e supportati dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, sono negati dalle Autorità qatarine. Ufficialmente, le morti sul lavoro per il campionato mondiale sarebbero state 37. Un numero che non tiene in considerazione i decessi dovuti allo svolgimento delle attività ad alte temperature, causa di arresti cardiaci e crisi respiratorie, e suicidi per ritardi nei pagamenti o mancata retribuzione. Purtroppo, non si tratta di una situazione nuova per la FIFA che in meno di 20 anni ha versato 260 milioni di dollari per compensare a “danni umanitari” legati ai mondiali tenutesi in Sudafrica (2010), Brasile (2014) e Russia (2018). Amnesty International ha già chiesto alla FIFA di disporre dei 440 milioni di dollari equivalenti al premio della coppa del mondo per supportare i lavoratori che hanno permesso la costruzione delle infrastrutture e le loro famiglie.

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Fig. 1 – Fotografia dell’International Broadcast Centre, che ospita le emittenti giornalistiche che seguiranno i campionati mondiali di calcio del 2022, 14 novembre, Doha, Qatar

2. DIRITTI LGBT+

All’avvicinarsi del calcio d’inizio della coppa, che prevede l’arrivo di circa un milione e mezzo di fan da tutto il mondo, è sopravvenuto un altro problema legato al rispetto dei diritti umani nel paese del Golfo: l’illegalità dell’omosessualità. Le pene in caso di “atti omosessuali” includono multe, la reclusione fino a sette anni, finanche la pena di morte tramite lapidazione. Doha afferma che tutti i fan saranno benvenuti ad assistere alla competizione, senza discriminazioni. Ciò nonostante, l’8 novembre Khalid Salman, Ambasciatore della Coppa del Mondo Qatar 2022, in un’intervista con un canale televisivo tedesco, ha descritto l’omosessualità come un “danno mentale”Human Rights Watch ha documentato arresti arbitrari e maltrattamento di detenuti qatarini omosessuali o transgender. Inoltre, per poter essere rilasciate, donne transgender devono essere sottoposte a terapie di conversione in centri di “salute comportamentale”.

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Fig. 2 – Il lungomare di Doha, in occasione dei campionati mondiali di calcio, 14 novembre 2022, Qatar

3. LA RISPOSTA DEI FAN E DELLE NAZIONALI

Calciatori e fan di tutto il mondo non sono rimasti indifferenti a quanto sta succedendo in Qatar. Striscioni che riportano la scritta “Boycott Qatar 2022” appaiono da tempo durante le partite della Bundesliga tedesca, e il 12 novembre il messaggio ha fatto la sua comparsa per la prima volta anche in una curva italiana, durante la partita di serie A Bologna – Sassuolo nello stadio Dall’Ara. La campagna Boycott Qatar intende mantenere alta l’attenzione pubblica sulle accuse di corruzione e inquinamento, e il mancato rispetto dei diritti dei lavoratori, delle donne e della comunità LGBT. Il capitano della nazionale inglese, Harry Kane, indosserà una fascia con la scritta “One Love” a sostegno dei diritti LGBT, seguito da altre nove capitani di altrettante nazioni. La FIFA non ha ancora concesso il permesso di indossare la fascia e potrebbe imporre sanzioni a chiunque lo faccia. Un altro esempio di protesta è quello di Philipp Lahm, ex capitano della Germania vincitrice dei mondiali 2014 in Brasile, che ha dichiarato che non si recherà in Qatar come parte della delegazione tedesca. La Danimarca, invece, indosserà divise sobrie: lo sponsor fornitore del kit, Hummel, non intende essere visibile in una competizione che “è costata migliaia di vite” e pertanto il suo logo sarà occultato, insieme a quello della nazionale. Da parte sua, la nazionale australiana ha pubblicato un video in cui parla del mancato rispetto dei diritti umani in Qatar. La speranza è quella di sensibilizzare e, forse, riuscire a intaccare gli introiti che il Qatar otterrebbe dall’ospitare i mondiali.  

Alice Durì

Immagine di copertina: Photo by phillipkofler is licensed under CC BY-NC-SA

Alice Durì
Alice Durì

Cresciuta al confine italo-sloveno, probabile origine della mia passione per le relazioni internazionali e la geopolitica. Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Trieste (sede di Gorizia) e laureanda in Development and International Cooperation Sciences curriculum Economics for Development all’Università di Roma La Sapienza. Gli studi a Gorizia mi hanno permesso di approfondire in particolar modo la storia del Medio Oriente e dell’Europa Orientale, entrambe aree di mio grande interesse, ma ho successivamente scelto di seguire la mia passione per l’economia per la scelta del corso di laurea magistrale. Raramente mi fermo a lungo nella stessa città, infatti le migliori esperienze di questi cinque anni di studio sono state i due Erasmus a Madrid e Lione e il tirocinio presso il desk office per il Senegal di una ONG milanese. Non riesco a rassegnarmi all’esistenza di ingiustizie e ineguaglianze e penso che l’informazione partecipi al loro processo di eliminazione.

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