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Cina e Ucraina: tra inconciliabilità e multipolarità

Analisi – A un anno dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina a fronte di un Occidente coeso anche nelle pregresse ipocrisie, si fa avanti la Cina, mettendo sul tavolo un elenco di 12 punti che rivelano quanto siano oggi inconciliabili le posizioni delle grandi potenze, e quanto siano gravi i rischi che sta correndo tutta l’umanità, tornata indietro nello sviluppo materiale e nelle aspettative democratiche.

LO SCOPPIO DELLA GUERRA

La notte del 24 febbraio 2022 i carri armati di Putin hanno in più punti oltrepassato i 2mila chilometri di confine tra Ucraina e Russia, dopo giorni di allarmi e smentite per un’aggressione che si stava preparando da tempo. La precipitosa e disastrosa ritirata dall’Afghanistan nell’agosto 2021 pareva confermare, anche dopo la vittoria di Biden, il trend della politica estera degli Stati Uniti, ultimo tassello di un disimpegno su molti quadranti, che la Russia aveva già provveduto a occupare, dalla Siria alla Libia fino all’Iran. Durante il G20 del 2021 a Roma si era palesato un inutile tentativo di ridisegnare la sicurezza in Europa, a fronte del graduale processo di arretramento della “democrazia imperiale” di Putin, al suo quarto mandato presidenziale, come confermato dal Democracy Index dell’Economist Intelligence Unit e dal Freedom in the World di Freedom House che riporta la Russia agli stessi livelli dell’Unione Sovietica. Il riconoscimento dell’indipendenza delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk il 21 febbraio costituisce l’avvio di una guerra che presto non si rivela né lampo né facile: il tentativo di un veloce regime change frana di fronte alla ferma reazione di Zelens’kyj, che rifiuta la fuga e compatta un popolo in una strenua difesa.

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Fig. 1 – Comizio del Presidente russo Vladimir Putin allo Stadio Luzhniki di Mosca in occasione del primo anniversario dell’invasione militare dell’Ucraina da parte della Russia, 22 febbraio 2023

UN ANNO DI SANGUE

Dopo un anno l’Ucraina è un Paese distrutto ma fermamente deciso a riconquistare il 20% del territorio occupato dai russi, che stanno preparando un’offensiva in grande stile per il timore che l’Ucraina divenga l’Afghanistan di Putin. La guerra ormai di logoramento alle porte dell’Europa, colpita nei valori fondativi, a volte malamente difesi tra tanta ipocrisia, porta una rinnovata coesione anche tra i Paesi UE, al fianco degli Stati Uniti e della NATO, contro una Russia che Putin tenta di rifondare come grande nazione per avviare un nuovo grande gioco. Il primo anniversario di un conflitto che segna l’inconciliabilità assoluta delle reciproche posizioni che non permette alcuna negoziazione, dopo un anno in cui hanno vinto le armi. In questo panorama si inserisce la Cina, preoccupata da una guerra che rende impercorribili i più importanti corridoi della Via della Seta, con enormi danni economici, e che rischia di minare la partnership senza limiti con la Russia. Il Governo di Mosca da una parte deve fare i conti con numerosi fallimenti militari e con la riprovazione dei 141 Paesi che hanno approvato la risoluzione ONU che esige l’immediato ritiro dal territorio ucraino, dall’altra continua a difendere “l’operazione militare speciale”, veicolata come una battaglia epocale contro un Occidente corrotto e decadente, accusato di trasformare un conflitto locale in uno scontro globale. 

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Fig. 2 – Edifici danneggiati a Dnipro dopo un attacco russo, 27 febbraio 2023

IL DILEMMA CINESE

La Repubblica Popolare Cinese (RPC) a fronte di una sempre più intensa rivalità sistemica con gli Stati Uniti e l’Unione Europea, difensori dei valori democratici calpestati in gran parte del globo, sta rafforzando il coordinamento strategico e la cooperazione con la Russia, cui potrebbe aggiungere la fornitura di droni kamikaze, considerata un partner indispensabile per spingere verso un ordine mondiale multipolare e che potrebbe, come la storia insegna, in un non lontano futuro, collocarsi in una condizione simile a quella degli antichi Stati tributari dell’Impero Celeste.
Il 24 febbraio il Ministero degli Esteri ha reso nota la posizione ufficiale della Cina in relazione alla soluzione politica della crisi ucraina. Il position paper in 12 punti non si configura come un piano di pace ma come un invito ad aprire dei colloqui idonei a offrire una soluzione al conflitto, che esplicita la profonda diversità sistemica tra Oriente ed Occidente. Il Governo di Pechino al punto 1 proclama la necessità di “rispettare la sovranità di tutti i Paesi” in quanto “la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale di tutti i Paesi devono essere efficacemente sostenute”. Questa affermazione non porta però a una esplicita condanna dell’aggressione russa all’Ucraina per ragioni di opportunità e per consentire al Dragone di ritagliarsi un ruolo di neutralità, anche chiedendo di assumere posizioni più moderate, favorendo lo scambio di prigionieri, tutelando i civili, ponendo fine alle sanzioni unilaterali, aspramente criticate, e, soprattutto, evitando assolutamente il riscorso alle armi nucleari. L’invito ad abbandonare la mentalità legata alla Guerra Fredda, fatta di blocchi militari e di altre strategie di tensione, dovrebbe indurre le parti a creare “un’architettura di sicurezza europea” che sia equilibrata, lavorando insieme per la pace nel “continente eurasiatico”, con il non celato intento di spostare il baricentro del mondo verso Oriente, per una ridistribuzione del potere, che la RPC chiede almeno dalla Conferenza di Bandung nel 1955, in un’ottica revanchista dopo il “secolo di umiliazioni”, nucleo della narrativa storica della nuova Cina.

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Fig. 3 Video conferenza tra Putin e il Presidente cinese Xi Jinping, 30 dicembre 2022

UN’OFFENSIVA DI CHARME PER L’UCRAINA

I Paesi democratici hanno accolto con molto scetticismo la proposta cinese che evita di condannare apertamente l’operato di Putin e non prefigura il ritorno ai confini propri dell’Ucraina, aggrediti stracciando le norme del diritto internazionale. In effetti il richiamo all’integrità territoriale sembra, da parte cinese, evocare solo il ritorno di Taiwan alla madre patria. Il Presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, sicuramente molto preoccupato per la massiccia offensiva che i russi stanno organizzando nonostante la sempre più cospicua fornitura di armi da parte dei paesi Occidentali, ha colto la palla al balzo per chiedere un incontro, per ora senza risposta, con il leader cinese Xi Jinping. L’intento è quello di non far cadere invano lo spiraglio di pace offerto dalle proposte di Pechino, che affascinano molti Paesi del Sud del mondo, tra i più colpiti dai risvolti della guerra, e che la Russia, pur considerando meritevoli di attenzione, non ritiene percorribili a causa della mancanza, almeno per ora, delle condizioni per una soluzione pacifica.
Da quanto detto emergono oggi opposte e inconciliabili valutazioni strategiche che allontanano ogni possibile soluzione, ma è anche vero che gli opposti si attraggono, speriamo, prima che sia troppo tardi per l’umanità.

Elisabetta Esposito Martino

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Perchè è importante

  • L’Ucraina è da un anno sotto attacco russo da terra, per mare e nei cieli: lo scontro, feroce e sanguinoso, ha distrutto gran parte del Paese ma ha contemporaneamente forgiato una nuova identità nel popolo, deciso a difendere il proprio territorio e la libertà in una democrazia che era considerata, prima dell’attacco, molto traballante.
  • La guerra, veicolata dalla Russia come operazione speciale, condannata in queste ore da 141 Paesi ONU, ha compattato gli Stati occidentali e dato nuova linfa all’Alleanza atlantica.
  • L’inconciliabilità delle posizioni fa da sfondo a un gruppo di Paesi che vedono nel conflitto l’occasione per implementare la visione di un mondo multipolare di cui la Cina vuole la leadership tentando di veicolare la propria posizione con una proposta di soluzione politica della crisi ucraina.

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Elisabetta Esposito Martino
Elisabetta Esposito Martinohttp://auroraborealeorientale.wordpress.com/

Sono nata nello scorso secolo, anzi millennio, nel 1961. Mi sono laureata in Scienze Politiche, Indirizzo Internazionale, presso La Sapienza con una tesi sul consolidamento della Repubblica Popolare cinese (1949 – 1957); ho conseguito il  Diploma in Lingua e Cultura Cinese presso l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente di Roma ed il Perfezionamento in Lingua Cinese presso l’ISMEO. Sono stata delegata italiana per l’International Youth culture and study tour presso la Tamkang University Taipei, e poi docente di discipline giuridiche ed economiche. Ho lavorato come consulente sinologa e svolto attività di ricerca. Ora lavoro in un ente di ricerca e continuo la mia formazione (MIP Business School del Politecnico di Milano e dalla SDA Bocconi School of Management, Griffith College di  Dublino, Francis King School of English di Londra, EC S.Julians di Malta). Ho pubblicato sull’”Osservatorio Costituzionale”, dell’associazione italiana dei costituzionalisti  (AIC) , su “Affari Internazionali” e su “Mondo Cinese”.
Dopo aver sfaccendato tra pappe e pannolini per quattro figli, da quando sono cresciuti ho ripreso alla grande la mia antica passione per la Cina, la geopolitica  e le istituzioni politiche e costituzionali. Suono la chitarra, preparo aromatici tè ma non mi sveglio senza… il caffè!

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