Analisi – L’obiettivo della Casa Bianca è la frammentazione europea. Sulla difesa dell’Ucraina gli europei si mantengono saldi, mentre su commercio e regole sembrano vacillare.
SOSTEGNO A UCRAINA E MERCOSUR
La decisione dell’ultimo Consiglio europeo del 18 dicembre di continuare a finanziare con 90 miliardi di euro per il 2026 e il 2027 l’Ucraina tramite l’emissione di debito comune (anziché utilizzando i beni russi congelati in Europa a garanzia del prestito) conferma alcuni punti. All’interno dell’Unione Europea c’è una grande maggioranza di Paesi consapevoli che il sostegno all’Ucraina è di vitale importanza per l’Europa: di fronte a posizioni diverse su come continuare a garantire tale sostegno, i leader di tali Paesi hanno colto il risultato, anche se dopo lunghe incertezze e discussioni. Tre Stati si chiamano fuori dal meccanismo del prestito: Ungheria e Slovacchia si sono astenute e la Repubblica Ceca non parteciperà al prestito pur avendo votato a favore della procedura. Restano da chiarire alcuni aspetti, ad esempio come conciliare una cooperazione rafforzata (di questo si tratta) cui partecipano 24 Stati membri su 27, con eurobond che dovranno essere emessi su garanzia del bilancio dell’Unione, che è unico. Di fondo, comunque si conferma la resilienza dell’UE e una capacità di cooperazione non scontata, sebbene tanto la Commissione (von der Leyen) quanto il più “pesante” dei Governi (Merz) escano indeboliti da questo Consiglio, essendo stata sconfitta la loro preferenza per l’utilizzo degli asset russi anziché di nuovi eurobond. Sono stati comunque evitati i due scenari peggiori: mancato appoggio finanziario all’Ucraina, che avrebbe significato condannarla alla sconfitta, e mano libera ad americani e russi sull’utilizzo dei beni congelati di questi ultimi (come previsto dal piano iniziale di Trump), visto che comunque gli asset di Mosca depositati in Europa continuano a rimanere immobilizzati (anche se non utilizzati) per effetto della precedente decisione in tal senso, avvenuta a maggioranza a conferma della resistenza costante di alcuni Paesi a sostenere la guerra di difesa ucraina.
Sul commercio, per contro, l’annuncio del rinvio a gennaio della firma dell’accordo UE-Mercosur è una palese dimostrazione di debolezza, in un momento in cui è vitale ampliare e diversificare le relazioni commerciali dell’Europa. Debolezza duplice, perché il rinvio da un lato sconfessa l’operato di Ursula von der Leyen che si era spesa in prima persona dando per scontata la firma e dall’altro dimostra l’incapacità di alcuni Governi (Francia e Italia in particolare) di limitare la capacità di influenza della lobby degli agricoltori. Sebbene minoritarie rispetto agli industriali, le associazioni europee degli agricoltori riescono costantemente a condizionare le politiche di alcuni Paesi e dell’intera UE. È preoccupante che Francia e Italia (e di riflesso l’intera UE) non siano in grado di stabilire dei compromessi accettabili con queste associazioni, nella misura in cui le loro preoccupazioni siano giustificate, o non riescano altrimenti a sottrarre le altre realtà produttive e i consumatori al ricatto di una minoranza, con grave discapito dell’interesse comune.
Fig. 1 – La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen
LA UE SOTTO ATTACCO E GLI INTERESSI MOLTO CONCRETI DEGLI USA
Le decisioni prese all’ultimo Consiglio vanno inquadrate nel contesto più ampio della risposta che gli europei, UE e non solo, possono e devono dare rispetto al nuovo scenario geopolitico mondiale descritto in maniera eclatante dalla nuova Strategia di sicurezza degli Stati Uniti d’America (NSS). L’Europa è l’unico scenario per il quale è esplicitamente prevista un’ingerenza diretta degli Stati Uniti negli affari interni altrui. Mentre nessun rilievo è dato alla minaccia russa, la NSS attacca l’Unione Europea come costruzione sovranazionale illegittima e dichiara apertamente di voler sostenere in Europa i movimenti politici di estrema destra, con lo scopo dichiarato di ristabilire la piena sovranità delle singole nazioni europee.
La nuova strategia di sicurezza USA ha destato scalpore, ma bisogna essere consapevoli che è il risultato di anni di maturazione nell’ambiente conservatore statunitense, accelerata e resa manifesta senza ipocrisie diplomatiche grazie al secondo mandato Trump, ma presumibilmente destinata a durare oltre l’attuale presidenza. Inoltre, al di là dell’ideologica avversione all’UE come attore sovranazionale, il documento programmatico della Casa Bianca chiarisce quali sono gli obiettivi molto concreti dei nuovi Stati Uniti.
Andando al sodo, gli interessi degli USA in Europa si concentrano sugli impegni in materia di difesa, sulle capacità regolatorie dell’UE, sul commercio e sulle forniture energetiche. In tutti questi settori è interesse degli Stati Uniti poter trattare (o meglio, poter imporre le proprie condizioni) con i singoli Paesi europei, anziché con l’Unione europea.
Fig. 2 – Proteste degli agricoltori francesi contro l’accordo UE-Mercosur
DIFESA E SICUREZZA
Gli Stati Uniti intendono ristabilire in Europa delle sfere d’influenza condivise con la Russia, che permettano il disimpegno americano dalla difesa europea e facilitino le possibilità di affari con Mosca. Da qui la fretta di Trump per il raggiungimento di una tregua (che si possa spacciare per pace) in Ucraina. Solo le resistenze dell’Europa (UE più Regno Unito) hanno finora impedito un accordo USA-Russia sulla testa degli ucraini (di qui la buona notizia dell’accordo in Consiglio sul finanziamento all’Ucraina), anche se gli europei non sono finora stati in grado di proporre una propria iniziativa politica per delle trattative realistiche, diversa dall’agenda Trump. A piccoli passi, ma decisi, l’Europa si sta riarmando. Ancora non può fare a meno degli Stati Uniti, ma ha iniziato a comprendere che questi non sono più l’alleato affidabile di un tempo. La creazione di una vera Difesa comune richiede ancora anni e iniziative decisamente federaliste per immaginare una reale autonomia strategica. Più probabile che nel medio termine si riesca a rafforzare la capacità direzionale e operativa dei Paesi europei all’interno comunque della struttura e delle prassi NATO, nella misura in cui ciò sia coincidente con l’interesse al parziale disimpegno degli Stati Uniti e in stretta collaborazione con il Regno Unito. Questo naturalmente implica comunque un certo grado di assoggettamento ai voleri di Washington.
REGOLE, COMMERCIO E GAS
Il potere regolatorio interno della UE e la capacità tramite esso di influenzare il resto del mondo è indigeribile per gli Stati Uniti, che si vedono impossibilitati dalle stringenti regole europee a esportare numerosi beni. Inoltre, gli europei sembrano gli unici in grado di imporre pur modeste regole (e multe) ai giganti high-tech statunitensi. In questo ambito, l’UE si sta mostrando molto debole. Le iniziative tese a smussare o addirittura smantellare le regole UE in atto con i cosiddetti pacchetti Omnibus di semplificazione della Commissione Europea, che incidono sulle regolamentazioni ambientali, industriali, a tutela della privacy e altro, sembrano obiettivamente un cedimento alle volontà del Governo statunitense e delle grandi corporation digitali che lo sostengono. In materia di regole, come tentato anche precedentemente riguardo ai dazi, l’Amministrazione Trump punta a dividere gli europei. Tanto in materia di commercio quanto sulle forniture di gas (dove l’intento è quello di sostituire la precedente dipendenza dalla Russia con una nuova dipendenza dagli USA) l’interesse americano sta nella frammentazione dell’UE per imporre le proprie condizioni ai singoli Stati. Per raggiungere questi obiettivi anche la minaccia di abbandono dell’Ucraina al suo destino e completo disimpegno nella difesa dell’Europa gioca un suo ruolo. È chiaro che in una visione globale tutto si tiene e le varie questioni sono interconnesse.
SOLUZIONI CREATIVE?
L’UE si dimostra spesso più forte di quanto i suoi avversari credano, e forse di quanto i suoi stessi governanti sembrino a volte pensare. Lo è sicuramente dal punto di vista economico, purché non si lasci indebolire nella propria capacità regolatoria e applichi invece un’autentica azione di semplificazione, che implica non solo snellimenti burocratici, ma anche necessariamente rapidi passi avanti in ambiti come il completamento effettivo del Mercato unico e il recupero della competitività industriale. L’UE non è evidentemente abbastanza forte nei settori della sicurezza e della difesa, ma si avvia a divenirlo avendone le potenzialità e le possibilità. Nel frattempo deve giocoforza mantenere un dialogo conciliante con gli Stati Uniti, senza sottomettersi tuttavia a imposizioni e ricatti. Manca sicuramente di capacità di iniziativa politica. Questo è un problema enorme, per cui la forza dell’UE è continuamente sottoposta a tensioni che possono trasformarsi in crisi dirompenti, a causa della fragilità istituzionale e politica dell’UE a fronte delle nuove sfide. Una effettiva capacità di iniziativa politica (una vera sovranità europea) potrebbe scaturire da una profonda riforma istituzionale dell’Unione, ma una reale prospettiva federale sembra inattuabile in questo momento. È più probabile che nei prossimi mesi e anni si concretizzino iniziative, anche “creative”, di cooperazione in vari settori, sia tra Paesi membri dell’UE, sia con il coinvolgimento di Paesi terzi (Regno Unito in primis). Questo può avvenire tanto per il tramite delle Istituzioni UE e con il loro diretto coinvolgimento, che al difuori dei meccanismi di governance dell’Unione. Sarà sufficiente?
Paolo Pellegrini
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