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African Folktales, Reimagined: i racconti dell’Africa arrivano su Netflix

Caffè Lungo – Da mercoledì 29 marzo la piattaforma Netflix propone “African Folktales, Reimagined“, una serie di sei cortometraggi realizzati da giovani registi del Continente. Il progetto, sostenuto dall’Unesco, ha l’obiettivo di valorizzare la ricchezza culturale africana.

TRADIZIONE E INNOVAZIONE

È confortante vedere che il giovane cinema africano cresce e si coniuga al femminile. La piattaforma Netflix ha prodotto sei cortometraggi girati da sei giovani registi e registe del continente, con il titolo African Folktales Reimagined (Racconti popolari africani reinventati). I prescelti sono stati selezionati tra 2mila partecipanti a un concorso organizzato su scala continentale dall’Unesco per mostrare la ricchezza del patrimonio culturale africano attraverso la presentazione di storie locali raccontate da una nuova generazione di cineasti.
Sono sei cortometraggi della lunghezza di circa 15-20 minuti ciascuno che sorprendono per il lavoro sull’immagine, sulla musica, sulla luce e per la creazione di atmosfere magiche all’interno delle quali si muovono i personaggi. Le storie sono raccontate da nuove voci dell’Africa subsahariana, tutte ispirate alla cultura locale e ambientate in villaggi e città o nella natura, per connettersi, però, con il resto del mondo.

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Fig. 1 – La première di “Africa Folktales, Reimagined”, a Nairobi, il 29 marzo 2023

STORIE DI DONNE E NON SOLO

Racconti realizzati, si diceva, da giovani registi e registe – tre su sei, – che hanno spesso al centro dell’azione protagoniste femminili, quasi come una nuova consapevolezza di genere che avanza, almeno tra le nuove generazioni, anche in Africa. La giovane autrice nigeriana Korede Azeez ha deciso di evocare una storia al femminile in hausa: nel suo cortometraggio, La scelta di Halima, tocca il fantastico filmando una ragazza di un villaggio fulani isolato, costretta a un matrimonio forzato, da cui fuggirà chiedendo aiuto a uno sconosciuto e al mondo virtuale. La keniota Voline Ogutu racconta invece la storia di tre bambini e della loro madre, che, attraverso la trasmigrazione in una favola popolare, provano a scappare da un padre violento. La regista sudafricana Gcobisa Yako, invece, ci porta nel mistico mondo delle creature fluviali, che vegliano sulle donne in difficoltà. Anche il lavoro del regista ugandese Loukman Ali ha al centro una donna, che viene abbandonata su un’isola per aver concepito al di fuori del matrimonio, ma che riuscirà a vendicarsi dell’uomo potente che l’ha rapita attraverso una trasformazione in una sorta “Wonder Woman”. È una donna anziana alle prese con un djinn – entità soprannaturale, nella religione preislamica e in quella musulmana – la protagonista del corto del regista mauritano Mohamed Echkouna, che ha reinventato i racconti che sentiva da bambino da sua nonna e dai suoi zii. Infine una storia con un risvolto ambientale, quella del regista tanzaniano Walt Mzengi, che ha come protagonista una bambina nata all’arrivo di un’ondata di siccità che incontrerà un misterioso uccello della pioggia.

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Fig. 2 – La regista kenyota Voline Ogutu, che ha diretto il cortometraggio “Anyango e l’orco”

IL CONTRIBUTO DELL’UNESCO

Ciascun vincitore ha ricevuto 25mila dollari di premio e una sovvenzione per produrre il cortometraggio. Le opere sono state ufficialmente messe in linea il 29 marzo sulla piattaforma a pagamento Netflix, in occasione della sesta edizione del Kalasha International Film & Tv Festival in Kenya. L’Unesco sembra dunque voler fare dell’Africa una delle proprie priorità, con un’attenzione particolare al cinema.

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Fig. 3 – Ernesto Ottone, Direttore Generale aggiunto per la Cultura dell’Unesco, durante la première di “Africa Folktales, Reimagined” a Nairobi, il 29 marzo 2023

IL RILANCIO DEL CINEMA AFRICANO

La stessa Unesco ha tra l’altro pubblicato sul suo sito il primo rapporto dedicato alle tendenze e alle possibilità di questa industria, affermando che avrebbe le potenzialità di creare 20 milioni di posti di lavoro e generare 20 miliardi di dollari di entrate per il Continente. Niente male, e questi corti sembrano proprio andare nella direzione sperata, presentandosi come l’espressione culturale dell’Africa del XXI secolo, diversa e dinamica, come la sua popolazione.

Milena Nebbia

Immagine di copertina: tutti i diritti riservati a Netflix

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Milena Nebbia
Milena Nebbia

Milanese di nascita, vicentina d’adozione, sono una docente e una giornalista freelance, da sempre impegnata nel volontariato sociale, nel movimento nonviolento e nella cooperazione internazionale. Ho studiato Lettere a Padova e mi sono specializzata, presso la Facoltà di Scienze Politiche, sempre dell’ateneo patavino, nel Processo di capacity building nei paesi in via di sviluppo, e in Peacekeeping e Peacebuilding alla Scuola Superiore di Perfezionamento S. Anna di Pisa. Ho fatto l’osservatrice elettorale in Salvador, Cisgiordania, Tunisia, Turchia, sono stata componente della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale dei rifugiati della Prefettura di Vicenza. Nella mia vita ho cercato di coniugare la professione di giornalista con la mia vocazione solidale, il che spesso non è risultato semplice. Attualmente mi trovo in Madagascar per un periodo di volontariato e sto cercando di comprendere la complessità della Gande Isola.

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