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Verso l’offensiva ucraina (2)

Editoriale Si parla spesso di controffensiva ucraina. Spesso lo si fa in maniera superficiale. Un articolo in quattro parti sulle principali dinamiche da tenere in considerazione e che potrebbero influenzarla

ARMI DIRETTE E INDIRETTE

Quando diciamo che attaccando si va intrinsecamente in situazione di pericolo, ci riferiamo al fatto che inevitabilmente si entra nel raggio delle armi del nemico.
Tra le varie classificazioni possibili, parliamo quindi di armi indirette e armi dirette

  • Armi dirette sono quelle che permettono di colpire direttamente l’avversario: ti vedo, ti miro, ti sparo. Quindi fucili, mitragliatori, cannoni di carri armati, missili anticarro… che si usano tutti a distanze relativamente brevi (entro max 3-4 km, di solito anche molto meno)
  • Armi indirette sono quelle che uso da lontano senza davvero vederti, ma sfruttando qualcos’altro (o qualcun altro) che ti vede e mi dice dove sparare. Io quindi ti sparo “indirettamente”. Ad esempio cannoni d’artiglieria, missili d’artiglieria… che si usano tutti a distanze relativamente lunghe.

A causa di questa differenza, chi attacca inevitabilmente si trova a entrare progressivamente in due zone di pericolo.

La prima è la zona dove il nemico può spararti con armi indirette. Sei ancora lontano dalle posizioni nemiche, tu puoi colpirlo con i tuoi missili e cannoni, ma ancora i tuoi soldati e carri armati non possono (gli altri sono troppo lontani). E’ la fase dove ti stai ancora muovendo e avvicinando al nemico. E il nemico, con i suoi cannoni e missili, può già colpirti e distruggerti. Abbiamo visto molte offensive russe recenti fermate in questa fase (esempio recente? Vulhedar)

Se riesci ad avanzare ancora, arrivi nella seconda zona, dove tu e lui potete finalmente colpirvi con armi dirette, a distanze progressivamente ridotte. Chi difende può sfruttare i ripari e le fortificazioni, se li ha, mentre chi attacca, dovendo avanzare, è generalmente più allo scoperto.
Se questo è almeno abbastanza chiaro, arriviamo quindi a una considerazione chiave sempre presa dalla cipolla della sopravvivenza.

NON FARTI VEDERE

Questo aspetto include due ambiti principali. Non farti vedere fisicamente perché l’altro non ti spari, e non far vedere dove sono le tue forze per non far capire dove sei davvero diretto.
Se sei entro il raggio delle armi del nemico, rimane da capire se lui ti vede. Se ti vede, ti può sparare e distruggere. Se no, puoi avanzare senza perdite

Il concetto è semplicissimo, ma nella realtà implica problematiche enormi. Chi attacca sta andando verso il nemico, prima o poi è inevitabile che verrà visto. Evitare che accada troppo presto è una delle necessità dell’attaccante.

Nella prima zona, cioè quando saranno ancora lontani dal nemico, gli Ucraini dovranno ridurre il tempo in cui saranno esposti al fuoco indiretto nemico. In alcune aree, questo è difficile: nella zona sud, area di Zaporozhie, Vulhedar, e anche nella zona a nord della Crimea, il terreno è molto aperto, con pochi ripari e vegetazione generalmente ridotta. E’ difficile nascondersi qui. Va meglio nelle aree a nord-est, zona da Bakhmut a Kreminna a Kupiansk, dove c’è più vegetazione e colline e dove gli stessi russi hanno potuto avanzare meno allo scoperto.
La capacità ucraina di avanzare non visti quindi dipende innanzi tutto da dove vogliono attaccare.


Teniamo presente che attualmente il “vedere” è sia quello fisico con gli occhi e le telecamere, sia quello nel campo elettromagnetico (radar, visori infrarossi, sorveglianza satellitare…). L’utilizzo di droni da entrambe le parti ha un ruolo importante e anche il tempo atmosferico, che può rendere difficile l’impiego di certe tecniche, ma non tutte. In passato spesso si usavano molto le cortine fumogene, ma la tecnologia attuale le rende meno efficaci.

COME AVANZARE

Più gli Ucraini avanzeranno allo scoperto o comunque “visti” e più i russi potranno cercare di colpirli con l’artiglieria, che è ancora il principale killer sul campo di battaglio. Mezzi corazzati sono utili, ma non sono indistruttibili: puoi avere anche un Leopard 2 di ultima generazione, ma sotto un bombardamento di artiglieria servono a poco – il che porta alla necessità di pensare a COME avanzare, oltre al dove e al quando.

Abbattere o rendere meno efficaci i droni avversari, disturbare i radar avversari, scegliere il terreno adatto per quel che si può, aiutano a ridurre il tempo di vulnerabilità allo scoperto. Anche il fuoco di controbatteria o di soppressione dell’avversario aiuta a ridurre la capacità nemica di sparare mentre avanzo. Poi c’è la questione dell’acquisizione, di cui parleremo successivamente.

Nella zona a fuoco diretto finalmente gli Ucraini potranno usare più efficacemente le proprie armi ed equipaggiamenti e sfruttare meglio il terreno, ma comunque si tratta di attaccare posizioni difensive che sono intrinsecamente meno vulnerabili di chi attacca.

Di nuovo, come farlo conta: sopprimere l’avversario, costringerlo a tenere giù la testa, attaccarlo rapidamente, colpirlo da dove non si aspetta… sconfiggerlo non significa necessariamente ucciderlo ma colpirne il morale perché non si difenda efficacemente, si arrenda e/o si ritiri. A però tenuto presente che anche quando viene conquistata una posizione, a quel punto si riapre la possibilità per chi difende di sparare lì con le proprie armi indirette. Lo abbiamo visto innumerevoli volte. Quindi non ci si può fermare.

VEDERE PER CAPIRE

Il secondo ambito è quello del “vedere” dove sono in generale le tue forze. Paradossalmente, sfondare la prima linea è impegnativo, ma non la cosa più difficile: tu sai che il nemico è lì, e ti sei preparato apposta per sconfiggerlo.
Ma dopo? Il momento critico è sempre infatti colpire e sfondare la SECONDA linea… cioè le truppe dietro.

  • Dove sono? Lo so o devo scoprirlo?
  • Sono poche, magari in ritirata, disorganizzate?
  • Oppure sono pronte a contrattaccare?

Esistono infatti due modi per difendere una posizione: tenere il confine, o permettere l’avanzata e colpire quando l’attaccante entra in una zona prestabilita.
Lo stesso vale per il nemico:

  • Ha capito se quello che ha davanti è un diversivo o l’attacco principale? Sa con quante forze sto attaccando e quindi che minaccia sto portando davvero?
  • Sa dove mi sto dirigendo dopo aver sfondato la prima linea?
  • Ha capito il mio obiettivo finale?
  • Ha forze per fermarmi? Era pronto o deve raccoglierle in tutta fretta?

Questo si somma poi ad altri due aspetti:

  • Riesco a mantenere la tabella di marcia prevista o rischio di farmi fermare prima di aver ottenuto i risultati sperati?
  • Le mie perdite sono più pesanti del previsto, ho ancora le forze per continuare?

Per gli ucraini serve quindi il modo di continuare a monitorare le posizioni e i movimenti russi anche dietro il fronte, e modi per impedire al nemico di osservare i propri. Più il nemico fa fatica a vedere dove sono e dove sono diretto dopo aver sfondato la prima linea, meno sarà capace di reagire efficacemente. Potrebbe anche muovere le sue riserve in direzione sbagliata, o in ritardo.

Sfondare la prima linea è importante (senza, finisce tutto subito), ma è il secondo scontro, più che il primo, a determinare se l’offensiva avrà successo o se sarò fermato relativamente presto e con risultati minimi…

Successivamente è necessario parlare di acquisizione dei bersagli, che si lega all’essere visti e condiziona il COME avanzare. Lo vedremo nella prossima parte.

Lorenzo Nannetti

Immagine di copertina: immagine dell’autore

Fonti:

L.Nannetti, Spiegare la guerra… con una cipolla, Il Caffè Geopolitico (2022)

L.Nannetti, Due modi per difendere

https://www.facebook.com/lorenzo.nannetti/posts/10228542272844600

Sulla difesa nella guerra corazzata, la migliore spiegazione dei concetti teorici è nei primi capitoli del libro del Generale Avraham “Bren” Adan “On the Banks of the Suez” (Presidio Press, 1980) sulla guerra dello Yom Kippur.

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Lorenzo Nannetti
Lorenzo Nannetti

Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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