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Iran, le nuove mosse del regime

In 3 sorsiSe la reazione del regime iraniano ha costretto le proteste di strada a spegnersi, i manifestanti continuano ad agire tramite la disobbedienza civile, sfidando le nuove restrizioni contro le donne. Intanto, a livello regionale, l’Iran è più attivo che mai. 

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1. L’EVOLUZIONE DELLE STRATEGIE RIVOLUZIONARIE

Le proteste in Iran, scatenate dalla morte di Mahsa Amini, sono state ormai progressivamente ridotte. La rivolta si era contraddistinta per la sua forte carica rivoluzionaria, che aveva posto al centro delle richieste di cambiamento i diritti delle donne legati alle più profonde istanze da parte dell’intera società, quali il rispetto dei diritti umani, la libertà e la giustizia sociale. Ma la reazione adottata dal regime contro i manifestanti era stata dura: le proteste si sono interrotte a dicembre dopo arresti arbitrari e condanne a morte. Amnesty International ha registrato più di 400 persone uccise e oltre 14mila arresti. Oggi gli atti di disobbedienza civile hanno sostituito le strade gremite e gli attori rivoluzionari stanno rielaborando le proprie strategie: ragazzi e ragazze all’Università mangiano insieme ignorando le rigide separazioni di genere, i manifesti di propaganda del regime vengono smantellati e al loro posto risuonano canti antigovernativi, e le donne sfidano ogni giorno la polizia morale mostrandosi senza hijab. Anche la danza diventa una modalità di disobbedienza civile: il 3 giugno alcuni iraniani hanno ballato in strada per festeggiare l’anniversario della morte dell’ayatollah Khomeini.

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Fig. 1 – Il magazine iraniano Andisheh riporta la morte di Mahsa Amini, 14 marzo 2023

2. LE MODALITÀ DI REPRESSIONE DEL REGIME

Se le proteste, pur ripiegando su altri metodi, si sono evolute, altrettanto ha fatto la macchina di controllo del Governo. Sullo sfondo degli arresti di massa, della pena di morte per gravi crimini contro lo Stato e delle esecuzioni, il regime sta usando armi sempre più pesanti contro i manifestanti, e l’oppressione delle donne a livello sociale, pubblico e giuridico è sempre una priorità. Le ultime due donne a rischiare la pena di morte per “collusione con poteri ostili” dopo un processo a porte chiuse sono Elaheh Mohammadi, del quotidiano riformista Hammihan, e Niloufar Hamedi, del giornale Sharq, tra le prime giornaliste iraniane a occuparsi della morte di Mahsa Amini e a dare alla faccenda una risonanza nazionale. La crociata sull’abbigliamento femminile è, inoltre, una costante nell’azione governativa: il controllo oppressivo del Governo si è rivolto anche ad attività commerciali che servivano donne senza hijab. Un ulteriore affondo riguarda l’impiego delle telecamere di sorveglianza per identificare le donne che non indossano l’hijab, sfidando le costrizioni. Utilizzando il riconoscimento facciale sui trasporti pubblici, lo Stato intende identificare e punire le donne che non rispettano i codici di abbigliamento religiosi, avvicinandosi a metodi e tecnologie già implementate in Cina

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Fig. 2 – Proteste del collettivo Iranian Women’s Life Freedom davanti all’ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran contro le sentenze di morte legate alle recenti proteste, Roma, 24 maggio 2023

3. LE NUOVE ALLEANZE A LIVELLO INTERNAZIONALE

Se a livello interno il Governo è impegnato in una lotta oppressiva dalle strade ai tribunali, sul piano regionale e internazionale l’Iran si propone sempre più come un attore di indubbio calibro. Ultimamente, infatti, ha avanzato due mosse strategiche: la riapertura verso l’Arabia Saudita e la distensione diplomatica nei confronti dell’Egitto. Per quanto concerne la prima, lo storico accordo, mediato dalla Cina, ha riavvicinato i due Stati che più si sfidavano sul piano regionale, segnando una svolta significativa nelle relazioni tra i due Paesi. La notizia dell’accordo ha avuto un importante effetto benefico per Teheran: spostando l’attenzione dalla “complessa” situazione endogena, caratterizzata non solo dalle proteste e dalla sistematica violazione dei diritti umani, ma anche da una forte inflazione e dalla continua perdita di valore della moneta, ha comportato una diminuzione della soglia del cambio, passando da 600mila rial per un dollaro del febbraio 2023, a 450mila rial. Per la seconda, invece, la ripresa delle relazioni tra Teheran e il Cairo, sebbene ancora incerta, ha visto il supporto di attori regionali e non: primi fra tutti Iraq e Oman, che da anni si è ritagliato il ruolo di pacifico mediatore tra vicini turbolenti, e la Cina, ormai onnipresente per gestire i propri tentacolari interessi commerciali nell’area mediorientale.

Beatrice Ala

Immagine di copertina: Photo by atemeh Bahrami/Anadolu Agency via Getty Images.

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Perchè è importante

  • Dopo nove mesi dalla morte della giovane Mahsa Amini, arrestata per non aver indossato correttamente il velo, le proteste in Iran si sono evolute.
  • Il regime è passato dalla repressione delle manifestazioni a metodi più sofisticati e invasivi per controllare la società e in particolare le donne.
  • Nonostante il crollo dell’ordine interno, l’Iran si muove agilmente a livello internazionale, stabilendo nuove cruciali alleanze.

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Beatrice Ala
Beatrice Ala

Romana di nascita, sono partita dalla Città Eterna spinta dalla mia passione per le relazioni
internazionali e per il Medio Oriente. Laureata in Geografia Politica ed Economica, mi sono
contemporaneamente diplomata presso la Scuola Superiore di Studi Avanzati della Sapienza. Frequento il Master MIM – Crossing the Mediterranean della Ca’ Foscari, che mi ha permesso di viaggiare continuamente per due anni tra Italia, Tunisia e Francia. Ho vissuto a Susa, in Tunisia, per fare ricerca sul campo: qui ho approfondito il mio interesse per la geopolitica e le dinamiche strategie nell’area MENA. Sono perennemente con le valigie in mano, ma mi fermo volentieri per un buon caffè.

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