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La Shanghai Cooperation Organization e la guerra dei mondi

Caffé Lungo Il 23° vertice SCO ha rappresentato un’ulteriore spinta per la formazione di un ordine mondiale più rappresentativo, equo e multipolare che rimane per ora arenato in un disordine globale le cui conseguenze, tra guerre e crisi climatiche, appaiono inquietanti. Gli incontri bilaterali tra vertici cinesi e statunitensi e la presenza di Kissinger fanno nascere un filo di speranza.

UNA PANORAMICA SULLA SCO

Il 23° summit dei leader dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), si è tenuto lo scorso 4 luglio. Il format telematico ha evitato all’India, che ospitava il vertice, di ricevere Putin, colpito da mandato di arresto internazionale, e a quest’ultimo di lasciare Mosca, subito dopo il fallito golpe di Prigozhin, capo della Wagner, i cui esiti sono ancora fonte di estrema incertezza politica e militare.

La SCO, attualmente composta, dopo l’ingresso dell’Iran, da nove membri (con Cina, India e  Russia, Pakistan, Kazakistan, Kirghizistan Tagikistan e Uzbekistan) è stata fondata il 15 giugno 2001 a Shanghai, sulla scia  degl8 Shanghai Five nati del 1996, per strutturare una collaborazione fattiva tra la Cina, che stava emergendo, e la Russia, che stava risorgendo dalle ceneri dell’URSS, tentando di mantenere nella sua orbita i Paesi “Stan” confinanti, coi quali persistono ancora oggi ambigui rapporti. Dal 2001 il consesso, man mano allargato, si è concentrato sulla lotta al separatismo e all’estremismo, condividendo dati e informazioni, predisponendo esercitazioni antiterrorismo comuni e lottando contro criminalità organizzata e traffico di droga. Oggi si configura come un gruppo aperto, che accoglierà la Bielorussia, primo Stato europeo a essere ammesso, su forte sollecitazione russa, e poi la Mongolia e il Turkmenistan e come partner di dialogo Egitto, Arabia Saudita, Qatar e poi Bahrein, Maldive, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Myanmar.

L’organizzazione si presenta come una coalizione politica, economica e di sicurezza, per certi versi militare, che si esplicita attraverso una piattaforma diplomatica di coordinamento e cooperazione economica e commerciale multilaterale, per implementare la sicurezza reciproca, impostata sulla fiducia tra i membri e sull’uguaglianza tra tutti, nel rispetto dei diversi regimi interni, specchio di valori anche molto diversi. Il richiamo all’inclusività e alla giustizia detta le coordinate anche per una cooperazione economica che, pur non strutturata, è destinata a tracciare una strategia di sviluppo “win win” molto rilevante, in quanto riguarda più del 40% della popolazione mondiale e coinvolge il 20% delle riserve petrolifere del globo, prevedendo la creazione di una zona di libero scambio all’interno del territorio degli Stati membri della SCO, che dovrebbe portare alla fusione tra BRICS e SCO, col fine ultimo di contenere la penetrazione delle potenze extra asiatiche.

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Fig. 1 – I membri dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) in collegamento durante l’incontro virtuale del 4 luglio scorso

UN VERTICE COMPLICATO

La presenza della seconda economia del mondo rende naturalmente molto squilibrato il rapporto tra i Paesi SCO: Xi Jinping, dopo costanti richiami alla sicurezza, ha tentato di dettare le proprie regole, spingendo verso una cooperazione concreta, per accelerare la ripresa economica, legata alle opportunità rappresentate dalle Vie della Seta, definite “fonte di felicità”, probabilmente soprattutto per le finanze cinesi, a detrimento del dollaro. Il 10° anniversario della “Belt and Road”, che ha già prodotto più di 200 documenti di cooperazione firmati con 151 Paesi e 32 organizzazioni internazionali, e l’annuncio del terzo forum per dicembre, potranno configurare un fondo comune per gli investimenti tra le maglie di una rete che comprende non solo l’Asia Centrale fino all’Indo-Pacifico ma che si estende all’Africa e alle Americhe. In questo modo il Presidente cinese si presenta al Sud globale come portatore di stabilità economica e politica, continuando a mantenere una sostanziale equidistanza verso la guerra in Ucraina.

Anche la presenza dell’India è stata fonte di ambiguità: un grande Paese democratico, ormai demograficamente superiore alla Cina, che è ancora molto indietro in termini di PIL, e che, pur mantenendo una formale neutralità, si mantiene in equilibrio tra SCRO e BRICS, ma appartiene anche al QUAD, per un legame indo-pacifico in parte in funzione anticinese, anche per le irrisolte questioni di confine. D’altro canto l’India, corteggiata dagli Stati Uniti, nonostante le critiche a Modi per il trattamento delle minoranze, alla fine non ha firmato la Strategia di sviluppo economico della SCO per il 2030, evidenziando le sue preoccupazioni per l’influenza della Cina all’interno dell’organizzazione.

Naturalmente la Russia ha sfruttato l’occasione per ripetere la narrazione della guerra ibrida, con l’intento di fare della SCO una struttura versatile, cercando una rete di scambi in rubli e yuan come salvagente per le sanzioni occidentali, funzionale anche alla Cina, per una cooperazione rafforzata. In conclusione anche nel vertice SCO di luglio è risuonata la lettura binaria “the West and the Rest”, incentrata sullo scontro di civiltà, ma, nonostante ciò, sono emerse nelle angolazioni della complessità del mondo contemporaneo, infinite altre sfaccettature, più propense a tessere un dialogo tra le civiltà, a cercare di costruire una pace duratura, indispensabile ad uno sviluppo comune.

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Fig. 2 – Riunione dei Ministri della Difesa della SCO a Nuova Delhi, 28 aprile 2023

IL GLOBAL GLOBE

A margine del summit SCO, si sono registrate le visite a Pechino del Segretario di Stato statunitense Antony Blinken, della Segretaria al Tesoro Janet Yellen, e dell’inviato per il clima John Kerry, tutte volte allo scopo di allentare le tensioni prodotte dalla guerra commerciale, dal decoupling e dalla “rottura delle catene” per cercare di riavviare su nuove basi la burrascosa competizione economica tra Usa e Cina, specchio di una profonda diversità politica, sociale e di valori. La preminenza data ai divergenti interessi di sicurezza nazionale hanno per certi versi aggravato la chip war, che ha prodotto un contenimento delle aziende tecnologiche cinesi cui il Dragone ha risposto giocando la carta dei semiconduttori e delle terre rare, per cui detiene una sorta di monopolio, rafforzato dal settore dell’Intelligenza Artificiale, dopo l’emanazione della più completa normativa in materia a livello globale.

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Fig. 3 – John Kerry in Cina per un dialogo costruttivo sui cambiamenti climatici, 18 luglio 2023

La Cina, d’altro canto, registra un rallentamento della crescita: 0,8% nel 2° trimestre, in diminuzione rispetto al 2,2% del 1° trimestre, portando la crescita del PIL su base annua al 6,3% nel secondo trimestre, al di sotto della stima del 7%, per le criticità nel settore immobiliare, la scarsa propensione al consumo, l’alto tasso di disoccupazione giovanile ed i problemi demografici sempre più gravi.

In questa ottica la guerra dei mondi viene ridimensionata dal pragmatismo, alla ricerca di un ordine mondiale multipolare equo che per ora trova come unica strada percorribile di dialogo la cooperazione sulla riduzione delle emissioni per affrontare la crisi climatica.

Dai colloqui si spera venga fuori una nuova modalità di relazioni che consenta a Cina e Stati Uniti di emergere dal pantano di protezionismo, sanzioni, de-risking, reciproche accuse e minacce militari, per riprendere relazioni reciproche su un piano sano e stabile. La visita a Pechino del centenario Kissinger, accolto con affetto e stima da Xi Jinping, rappresenta un filo di speranza in questa guerra dei mondi.

Elisabetta Esposito Martino

Photo by qimono is licensed under CC BY-NC-SA

Dove si trova

Perchè è importante

  •  Il 23° summit dei paesi della Shanghai Cooperation Organization (SCO) ha rappresentato un ulteriore passo verso un sistema multilaterale, che guarda verso Oriente.
  • Russia, Cina e India hanno dominato la scena, mettendo sul campo le proprie peculiarità, mentre nuovi Paesi si affacciano all’orizzonte multipolare, ancora annebbiato dalle nubi della guerra fredda.
  • Stati Uniti e Cina, nel frattempo, tentano di spostare il piano della competizione, specchio del grande disordine globale da cui forse emergeranno nuovi equilibri, evocati dal testo della Dichiarazione di Nuova Delhi e dalla presenza a Pechino di Kissinger.

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Elisabetta Esposito Martino
Elisabetta Esposito Martinohttp://auroraborealeorientale.wordpress.com/

Sono nata nello scorso secolo, anzi millennio, nel 1961. Mi sono laureata in Scienze Politiche, Indirizzo Internazionale, presso La Sapienza con una tesi sul consolidamento della Repubblica Popolare cinese (1949 – 1957); ho conseguito il  Diploma in Lingua e Cultura Cinese presso l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente di Roma ed il Perfezionamento in Lingua Cinese presso l’ISMEO. Sono stata delegata italiana per l’International Youth culture and study tour presso la Tamkang University Taipei, e poi docente di discipline giuridiche ed economiche. Ho lavorato come consulente sinologa e svolto attività di ricerca. Ora lavoro in un ente di ricerca e continuo la mia formazione (MIP Business School del Politecnico di Milano e dalla SDA Bocconi School of Management, Griffith College di  Dublino, Francis King School of English di Londra, EC S.Julians di Malta). Ho pubblicato sull’”Osservatorio Costituzionale”, dell’associazione italiana dei costituzionalisti  (AIC) , su “Affari Internazionali” e su “Mondo Cinese”.
Dopo aver sfaccendato tra pappe e pannolini per quattro figli, da quando sono cresciuti ho ripreso alla grande la mia antica passione per la Cina, la geopolitica  e le istituzioni politiche e costituzionali. Suono la chitarra, preparo aromatici tè ma non mi sveglio senza… il caffè!

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