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    Migranti e cittadinanza: cosa ha fatto l’Italia (II)

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    Puoi leggerlo in 2 min.

    In 3 sorsi Cosa prevedeva la proposta su ius soli e ius culturae? Quali sono le modifiche introdotte con la riforma della cittadinanza approvata nell’ottobre 2018? Ecco la seconda parte dell’articolo sulla cittadinanza italiana.

    Seconda parte – Qui la prima parte

    1. IL PRINCIPIO DELLO IUS SOLI 

    Il 13 ottobre 2015 la Camera dei Deputati aveva approvato un testo unificato in materia di cittadinanza, prevedendone l’acquisto da parte dei minori nati sul territorio italiano da genitori stranieri (ius soli “temperato”) e a seguito di un percorso scolastico (ius culturae). Nel dicembre 2017 la Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica ha, tuttavia, lasciato cadere la proposta. Il minore che nasce in Italia da genitori stranieri, e ivi continua a vivere legalmente, può già diventare cittadino italiano entro un anno, previa espressione della sua volontà dal compimento della maggiore età (ex art. 4 comma 2 della legge sulla cittadinanza del 1992). La nuova legge avrebbe elevato questo termine a due anni. Inoltre, secondo la proposta, i figli di migranti nati in Italia sarebbero diventati cittadini italiani in base agli anni di residenza dei genitori e a condizione che almeno uno dei due sia stato titolare di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.

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    Fig. 1 – Fiaccolata davanti alla Camera dei Deputati per chiedere l’approvazione della legge sullo Ius Soli, 20 dicembre 2017

    2. IL PRINCIPIO DELLO IUS CULTURAE

    La possibilità dell’acquisto della cittadinanza attraverso l’introduzione della clausola ius culturae avrebbe riguardato il minore straniero, nato in Italia o entro il compimento del dodicesimo anno di età, che abbia frequentato regolarmente per almeno cinque anni nel territorio nazionale uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali idonei al conseguimento di una qualifica professionale. Nel caso in cui la frequenza avesse riguardato il corso di istruzione primaria, era altresì necessaria la conclusione positiva di tale corso. In alternativa, coloro che avessero maturato i requisiti per l’acquisto iure culturae prima dell’entrata in vigore della legge e avessero già compiuto i 20 anni di età (termine previsto dalla legge per la dichiarazione di acquisto della cittadinanza), potevano fare richiesta di acquisto della cittadinanza entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge, purché residenti in Italia da almeno cinque anni. Secondo i dati Unicef, sarebbero stati circa 800mila i minori che avrebbero potuto usufruire da subito della proposta di legge.

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    Fig. 2 – Dimostranti della Lega Nord protestano contro l’introduzione della legge sullo Ius Soli, 10 dicembre 2017

    3. UNA NUOVA RIFORMA

    Tuttavia, la proposta è stata superata da una nuovissima riforma in campo: la legge del 5 ottobre 2018 n. 113, recante «modifiche alla disciplina sull’immigrazione, la protezione internazionale e la concessione e revoca della cittadinanza italiana». Si ribadisce che non vi è più alcun riferimento all’acquisto di cittadinanza per minori attraverso lo ius soli e lo ius culturae. Si riportano, anzi, criteri ancora più rigidi per l’acquisto della stessa da parte di cittadini stranieri. Ad esempio si elimina la possibilità che il decorso infruttuoso di due anni prevedesse la formazione di silenzio-assenso sulla richiesta di cittadinanza avanzata da cittadini stranieri legati con vincolo matrimoniale a cittadini italiani, con la possibilità di ottenerla per istanza, con il tempo di attesa prolungato a quattro anni. Il nuovo decreto riguarda sia le 300mila richieste di cittadinanza attualmente in istruttoria presso il Ministero dell’Interno sia quelle che ci saranno in futuro. La riorganizzazione della normativa così articolata parrebbe una risposta al costante aumento del numero dei dinieghi, che nel primo semestre 2018 hanno raggiunto il 60% totale del numero totale delle richieste dello scorso anno, con oltre 4.500 ricorsi pendenti.

    Ornella Ordituro

    Ornella Ordituro

    Dottoranda di Ricerca in Diritto Comparato e processi di integrazione presso la Seconda Università degli Studi di Napoli, ho vissuto a Nantes, Ginevra, Yaoundé, Belo Horizonte, Roma, Washington D.C, Tel Aviv e Gerusalemme ma non ho ancora scoperto qual è la mia città… Estremamente appassionata di diplomazia e tutela dei diritti umani,  bevo almeno tre caffè al giorno. Mi annoiano i cliché e le chiacchiere inutili, salvo se tra le amiche di sempre. Ovviamente, desidero…la pace nel mondo!

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