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Cecenia: tra passato e presente

Analisi – Il leader ceceno Kadyrov oggi invia i suoi uomini a combattere sul fronte ucraino. Dagli anni Novanta lo spettro della guerra continua a tormentare la Cecenia.

L’URSS E LA DEPORTAZIONE IN ASIA CENTRALE

Risulta difficile non evocare immagini di guerra quando si parla della piccola Repubblica nel Caucaso del Nord. Senza dubbio la Cecenia è molto di più, ridurla a un semplice teatro di guerra non sarebbe onesto nei confronti di una popolazione con una forte identità culturale, plasmata da una storia secolare. Non si può, tuttavia, non riconoscere come li i due conflitti intrapresi dalla Russia negli anni Novanta abbiano cambiato irreversibilmente la storia di questo posto, lasciando in eredità un centro di potere repressivo che segue fedelmente le direttive di Mosca e un presente ancora segnato dalle ferite del passato. 

Per comprendere l’origine delle guerre in Cecenia è necessario attingere alla memoria storica legata alla deportazione della popolazione cecena in Asia centrale. Durante l’epoca staliniana venne promossa la politica del divide et impera con il chiaro intento di controllare e soffocare possibili aspirazioni di autonomia nelle repubbliche sovietiche. Ma i ceceni si rivelarono i più restii nell’accettare la posizione di subordinazione al potere sovietico, rendendosi promotori di tumulti e rivolte contro la collettivizzazione e le politiche nazionali di Stalin. 

Con lo scoppio della Seconda Guerra mondiale, il dittatore georgiano trovò un pretesto per liberarsi di una popolazione scomoda. Quando l’esercito nazista si avvicinò al Caucaso, i ceceni vennero accusati di collaborazionismo. Per Stalin questo fu sufficiente per decidere, nel febbraio del 1944, di accerchiare militarmente le città e i villaggi ceceni e deportare l’intera popolazione nelle steppe dell’Asia centrale, circa 500mila persone. Con l’arrivo di Kruscev e l’inizio del processo di destalinizzazione, ai ceceni venne concesso il “perdono” e il diritto a tornare nelle proprie terre. La ferita della deportazione rimase nascosta fino al periodo di Gorbaciov, quando la maggiore circolazione delle informazioni concessa dalla perestrojka permise ai ceceni di rievocare i ricordi ancestrali della deportazione e farli confluire nel dibattito politico. Il tema delle violenze subite durante l’epoca staliniana, unitamente alle rivendicazioni indipendentiste che dai baltici si diffusero in tutte le repubbliche sovietiche, contribuirono a creare le premesse per lo scoppio della prima guerra russo-cecena. 

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Fig. 1 – Una colonna di mezzi militari russi avanza in Cecenia durante il secondo conflitto con la repubblica caucasica (1999-2009)

PRIMA GUERRA RUSSO-CECENA (1994-96)

Nel novembre 1991, la Repubblica Cecena di Ichkeria, allora unita all’Inguscezia, approfittò del convulso processo di disgregazione dell’Unione Sovietica per dichiarare unilateralmente l’indipendenza. Personaggio chiave di questo processo fu Dzhokhar Dudaev, leader del movimento separatista ceceno e, poi, Presidente della neocostituita Repubblica cecena indipendente. La posizione strategica della Cecenia, quale punto di crocevia tra il Mar Nero e il Mar Caspio, rendeva difficile per la Federazione Russa accettare passivamente l’evoluzione indipendentista e sacrificare così la salvaguardia del traffico di idrocarburi della zona. l’11 dicembre 1991 l’esercito russo invade la Cecenia e si avvia verso la capitale Grozny, dando inizio a quella che viene ricordata come la guerra di Eltsin, allora a capo della Federazione Russa. La resistenza capitanata da Dudaev cercò di fiaccare l’offensiva russa abbracciando la guerriglia urbana come modalità di combattimento. 

La guerra andò avanti fino al 1996, provocando un gran numero di morti tra la popolazione civile e la distruzione completa di Grozny. Eltsin uscì indebolito dallo scoppio della guerra: non riuscì a ottenere la vittoria prevista e la disillusione scaturita dalla fallimentare riuscita delle aspirazioni russe lo spinse a chiudere momentaneamente la questione e a firmare l’accordo di Khasavyurt, che portava a un sostanziale congelamento del conflitto, senza risolvere il problema dello status della Cecenia. 

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Fig. 2 – Dzhokhar Dudaev, leader indipendentista ceceno ucciso dai russi nel 1996

LA GUERRA DI PUTIN E LA SUA EREDITÀ

L’ascesa politica di Vladimir Putin è legata alla ripresa delle ostilità. Nominato Primo Ministro nel 1999 da Eltsin, Putin si presenta subito nella  veste di risolutore della questione ancora aperta in Cecenia attraverso l’uso massiccio della violenza e della repressione militare. Le vittorie militari conseguite dall’esercito russo durante il biennio 1999-2000, permisero a Putin di rafforzarsi politicamente. Il susseguirsi di attentati terroristici operati dai comandi ceceni (tra i più noti e tragici vi sono l’assedio del teatro Dubrovka nel 2002 e la crisi degli ostaggi nella scuola di Beslan nel 2004) permisero a Putin di dipingere l’intervento russo come una misura difensiva necessaria a contenere il terrorismo ceceno. Con l’uccisione di Dudaev, avvenuta nel 1996, e del suo successore Maskhadov, nel 2005, la Russia può installarsi politicamente in Cecenia affidando il potere a Achmat Kadyrov, Gran Muftì ceceno. L’alleanza tra il Clan dei Kadyrov e Putin si basa su un patto di mutuo beneficio: il leader russo garantisce il mantenimento del potere in Cecenia ai Kadyrov, insieme a lauti finanziamenti,  in cambio dell’impegno a stabilizzare la regione. La permanenza di Achmat Kayrov a capo della Repubblica cecena dura appena qualche mese perché viene assassinato nel maggio del 2004. Tre anni dopo la morte del padre, al suo posto sale il figlio Ramzan Kadyrov, tuttora al potere. 

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Fig. 3 – Ramzan Kadyrov insieme a Putin nel 2016

LA CECENIA OGGI: KADYROV E LA GUERRA IN UCRAINA

La decisione di Putin di lasciare il potere in Cecenia in mano al Clan dei Kadyrov svela una precisa strategia di “cecenizzazione” del conflitto, ovvero di cooptazione dei vertici ceceni all’interno dell’apparato statale russo per mantenere il controllo nella regione. Tuttavia il prezzo da pagare per la stabilità in Cecenia è il mantenimento di una feroce dittatura. Fedelissimo di Putin e suo vassallo, Kadyrov ha infatti negli anni instaurato una tirannia in cui il dissenso non trova spazio. Tortura, detenzioni arbitrarie e violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno. 

La guerra in Ucraina è un ulteriore banco di prova per la fedeltà nei confronti del Cremlino. Già intervenuti in Georgia nel 2008 e presenti in Donbass dal 2014, i Kadyrovtsy (“gli uomini di Kadyrov”) sono stati impiegati sul territorio ucraino al servizio della Guardia Nazionale russa sin dalle prime fasi del conflitto. Non si ha una stima precisa dei soldati ceceni coinvolti, ma Kadyrov parla di decine di migliaia di soldati al fronte. 

Ma non tutti i ceceni partiti per l’Ucraina hanno deciso di seguire Kadyrov e i suoi uomini. C’è chi non ha dimenticato le violenze subite dai russi, e si è schierato dalla parte opposta e ora sta combattendo per la difesa di Kiev in una guerra dai connotati fratricidi. Tra i ceceni che combattono contro la Russia ci sono, ad esempio,  quelli del battaglione Sheikh Mansur. Il Vicecomandante, Mansur, ricorda bene quando il suo villaggio è stato raso al suolo dall’esercito russo durante la prima guerra in Cecenia e sentimenti di rabbia e vendetta guidano gli uomini del Battaglione. La storia travagliata della Cecenia, segnata da conflitti e repressione ci mostra come la guerra abbia plasmato, e tuttora continua a farlo, la vita delle persone. 

Chiara Battaglini

SUB CHECHNYA RUSSIA 1” by PPSh-41 is licensed under CC BY-SA

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Perchè è importante

  • La storia della Cecenia è segnata da oppressioni e guerre. Tutto comincia con la brutale deportazione della popolazione cecena da parte di Stalin negli anni Quaranta.
  • L’indipendentismo della repubblica caucasica porta ad una prima guerra contro Mosca negli anni Novanta, conclusasi con l’accordo di Khasavyurt.
  • Una seconda guerra condotta da Putin nei primi anni Duemila ristabilisce il controllo di Mosca nella regione. Oggi la Russia mantiene tale controllo grazie all’alleanza con Ramzan Kadyrov.
  • I ceceni sono direttamente coinvolto nella guerra in Ucraina, ma non mancano le divisioni interne. Alcuni combattono infatti contro Mosca e in difesa di Kyiv.

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Chiara Battaglini
Chiara Battaglini

Nata nel 2001 a Roma. Mi sono laureata in Scienze politiche e attualmente frequento il corso magistrale alla Sapienza di “Relazioni internazionali e istituzioni sovranazionali”. Mi appassiona comprendere e analizzare le intricate dinamiche geopolitiche e le vicende di politica internazionale, con particolare interesse per tutto ciò che rientra nel mondo post sovietico.

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