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Il vero nemico delle Forze Armate giordane

In 3 sorsi – Un esercito fortemente dipendente dagli accordi con altri attori internazionali trae le proprie radici dall’opposizione alla minoranza palestinese che “minaccia” l’identità della Nazione. Il deciso elitarismo etnico è alla base al contempo della forza ideologica e dei limiti di un settore di sicurezza mai stato indipendente anche alla luce dei grandi cambiamenti geopolitici.

1. GENESI DEL NAZIONALISMO GIORDANO

Gli ideali nazionalistici hanno tradizionalmente dovuto affrontare molte sfide nei Paesi mediorientali che traggono le radici da passati coloniali. La storia dell’identità giordana comincia infatti proprio dalla nascita dell’Emirato di Transgiordania sotto il mandato britannico. In questo contesto il prototipo del nuovo cittadino si avvicinò al nazionalismo giordano-hashemita, il cui nome deriva dalla dinastia alla quale Londra aveva assicurato la leadership.
L’annessione della Cisgiordania nel 1948 fu un vero terremoto politico, in quanto la piena integrazione sociale ed economica dei palestinesi non prese mai luogo, ma al contrario vide una crescente polarizzazione e l’indifferenza davanti alle rivendicazioni della popolazione annessa.
La successiva perdita della regione e il graduale disimpegno giordano dal territorio furono la goccia che fece traboccare il vaso: i palestinesi rimasti in Giordania vennero estromessi dall’identità nazionale e la loro sola presenza cominciò a essere percepita come una minaccia per quest’ultima.
Oggi, lo scontro ideologico rimane simile, ma, paradossalmente, secondo alcuni studiosi, i palestinesi che si oppongono al nazionalismo giordano si rifanno all’inclusività hashemita – considerata un tempo repressiva nei confronti di questa stessa minoranza. Infatti l’unificazione della Transgiordania e la Cisgiordania è percepita come il riconoscimento di una sola identità giordana comprendente i giordani e i palestinesi, seguendo quindi un processo di assimilazione.

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Fig. 1 – Operazione speciale delle Forze Armate Giordane – Centro di addestramento

2. LA FUNZIONE ANTIPALESTINESE DELL’ESERCITO

Il sentimento antipalestinese si è presto radicato nelle Istituzioni statali. Ad esempio uno studio condotto sui testi di libri scolastici ha evidenziato come la narrativa nazionale giordana costruisca il Paese attraverso l’esclusione dei palestinesi.
Inoltre, sia a causa delle prime mire espansionistiche, sia per il timore nei confronti del vicino Israele, il nazionalismo giordano è sempre stato altamente militarizzato.
Le Forze Armate sono quindi oggi fortemente ideologizzate e composte principalmente da beduini appartenenti a gruppi fedeli all’esecutivo, mentre i palestinesi sono puntualmente esclusi in quanto ritenuti “poco affidabili”: c’è, infatti, il timore che ruoli di rilievo possano essere sfruttati per attaccare Israele al di fuori della catena di comando o per ribellarsi al Governo centrale stesso.

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Fig. 2 – Il Presidente Biden accoglie il Re Giordano Abdullah alla Casa Bianca

3. ‘PATRIOTI’ PIUTTOSTO CHE MILITARI

Un esercito altamente omogeneo composto da uomini di fiducia è il risultato di anni di purghe politiche (come, ad esempio, quella che ha seguito l’abolizione del servizio militare obbligatorio nel 1992) per dare al Re – oltre al formale potere di veto – il sostanziale controllo dell’apparato militare. La politicizzazione dell’esercito, al quale è stato legato il destino dell’identità della nazione, ha creato un organo non professionale, ma fortemente ancorato all’idea di autoconservazione. Di conseguenza, il grado non è definito dalle capacità e dai risultati accademici e militari, ma al contrario dall’adesione all’ideale nazionalistico, delineando quindi un esercito completamente incapace di prendere scelte militari – nonché di difendere i propri confini – senza dipendere da accordi e alleati regionali o internazionali. Per questo motivo la sua utilità è stata più relegata alla difesa del Governo basata sull’incondizionata fedeltà al Re.
L’espediente di legare la missione dell’esercito alla sopravvivenza di un gruppo etnico è stato utilizzato anche in Siria, portando anche in quel caso il risultato – in contesti naturalmente diversi – di legare indissolubilmente le sorti del gruppo e dell’esercito.
In conclusione la missione militare può essere simbolicamente individuata nella dichiarazione del Comitato Nazionale dei Veterani dell’esercito in pensione: “La Giordania è diventata una terra alternativa per i rifugiati palestinesi; quindi i diritti nazionali dei palestinesi devono essere rimossi per favorirne il ritorno in Cisgiordania”.

Bruno Bevilacqua

Immagine di copertina: “Amman, Giordania” by ER’s Eyes – Our planet is beautiful. is licensed under CC BY-NC-SA

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Perchè è importante

  • L’esercito giordano è stato costruito su un sentimento nazionalistico basato sull’esclusione della minaccia palestinese all’identità nazionale.
  • La politicizzazione delle Forze Armate ha causato il loro svilimento: il loro ruolo è stato, infatti, tradizionalmente ridotto alla difesa del Re e della classe dirigente più che alla protezione della nazione.

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Bruno Bevilacqua
Bruno Bevilacqua

Classe 1998, laureato in Giurisprudenza all’Università di Bologna e all’Università di Parigi-Nanterre, ora sono iscritto al master in “Security and International Relations” all’Università di Genova.
Appassionato di scrittura in maniera universale, mi dedico all’analisi geopolitica specialmente per ciò che riguarda la Turchia e l’area ex ottomana, mondo che ho cominciato ad amare dopo la mia prima esperienza in Anatolia.
Amante del trekking e di un buon libro, ho evidenti difficoltà a restare fermo.

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