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Introduzione ad armi nucleari e deterrenza (2)

Analisi – Perché parlare di armi nucleari? Serve essere più consapevoli di ciò che davvero implica trattare questo argomento. Riflettiamo qui su second strike capability e “triade nucleare”.

UN PASSO INDIETRO

Nel primo articolo della serie abbiamo visto i principi base legati alle dinamiche che girano attorno alle armi nucleari:

  • Un uso massiccio di armi nucleari può devastare una nazione avversaria e/o distruggerne le forze armate, incluso distruggere il suo arsenale nucleare. Si favorisce pertanto l’idea di poter colpire per primi (first strike);
  • La tentazione di usare un’arma del genere in tal modo è fermata – oltre che dagli aspetti etici – dal fatto che quando l’avversario possiede un arsenale analogo potrebbe distruggerci a sua volta.
  • Accorgersi che l’altro ci sta attaccando (significa: rilevare i lanci e le traiettorie) permette di avere la capacità per rispondere prima di essere colpiti, assicurando la distruzione reciproca. Questo, a sua volta, porta al fatto che nessuno voglia attaccare (per non rischiare di fare la stessa fine).

COME EVITARE L’APOCALISSE

La capacità di evitare che qualcuno ci lanci contro armi nucleari risiede – secondo la teoria della deterrenza – nella nostra capacità di fare altrettanto. Quindi questa capacità deve esserci (devo avere i mezzi tecnici per farlo: ordigni, vettori, capacità di comando e controllo…) e devo avere la volontà di farlo (o almeno convincere l’altro che lo farò). In questo articolo ci concentriamo sulla prima.

Avere la capacità non significa solo avere i mezzi tecnici per farlo. Significa anche assicurare di averli a prescindere da quello che fa l’avversario. Cosa significa?

In base a quanto detto finora, la capacità di retaliation (rappresaglia) nucleare deve apparire realistica per l’avversario… cosa che fallisce se l’avversario ritiene di poter distruggere le mie armi nucleari prima che possa usarle. Con un attacco a sorpresa sui miei siti di armi nucleari per esempio: i silos di missili nucleari sono particolarmente vulnerabili a un attacco nemico perché in zone generalmente conosciute dall’avversario e vulnerabili alle sue testate nucleari.

Magari l’avversario si sbaglia, magari non è davvero possibile farlo… ma se lui lo crede potrebbe provarci. E se ci prova, io poi dovrò rispondere. Quindi è vitale che l’avversario si renda conto a priori che non può togliermi tutto il mio arsenale, che ci sarà sempre almeno una parte consistente di armi che io potrò usare. Che non esiste possibilità di attaccare e non subire la rappresaglia.

Questo generalmente si ottiene in due modi.

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Fig. 1 – Test di lancio di missile pakistano dotato di MIRV nel 2017

MIRV

Il primo è fare in modo che anche poche armi siano sufficienti. Già dagli anni ’70 i missili hanno iniziato ad essere equipaggiati con MIRV (Multiple Indipendently targetable Reentry Vehicle), sostanzialmente un modo per equipaggiare un singolo missile con più testate nucleari che possano colpire bersagli diversi. Originariamente i MIRV avrebbero permesso di aumentare la capacità di colpire il nemico in un first strike, moltiplicando le testate senza aumentare i missili; tuttavia lo stesso principio vale in caso di attacco nemico: basta che sopravviva un numero inferiore di missili perché io possa comunque colpire il nemico in risposta.

Tuttavia questo aspetto non mi garantisce comunque che le mie forze nucleari strategiche sopravvivano a un first strike nemico, soprattutto se sono basate solo su missili ospitati in silos a terra.

Fig. 2 – schema di rilascio delle testate da MIRV. | Fonte: Wikimedia Commons

TRIADE NUCLEARE

Per questo motivo il secondo (e più importante) modo è avere più modi di lanciare armi nucleari. Questo comprende:

  • Missili balistici che partono da silos sotterranei. La modalità base, permettono numeri elevati, possono usare MIRV, possono essere sempre pronti. Come detto sono sempre vulnerabili ad attacco nemico.
  • Bombardieri strategici. Hanno basi aeree di appoggio che sono vulnerabili e gli ordigni trasportati non possono usare MIRV… ma in periodi di tensione un certo numero di bombardieri può essere tenuto in volo o pronti a decollare con brevissimo preavviso, impedendo vengano distrutti preventivamente. Di solito hanno inoltre un raggio di azione e autonomia molto vasti (intercontinentale).
  • Sottomarini nucleari. Si parla di SSBN (letteralmente Submarine Ship, Ballistic, Nuclear – sottomarini a propulsione nucleare armati di missili balistici) che portano missili balistici dotati di MIRV e che possono sparare da sommersi. Gli americani hanno soprannominato questi sottomarini “Boomers”

Questi tre modi di lanciare armi nucleari (da terra, da aria, da mare) costituiscono la cosiddetta TRIADE NUCLEARE. Raggiungere tale capacità è generalmente segno di un arsenale nucleare completo e tecnologicamente avanzato: le sfide tecniche e tecnologiche per avere tutte e tre le parti della triade sono infatti notevoli e non tutti i Paesi nucleari le possiedono.

La triade (in particolare i sottomarini) non consente solo di avere a disposizione molti modi diversi per colpire il nemico… ma, soprattutto, impedisce all’avversario di poter distruggere tutte le nostre armi nucleari in un attacco a sorpresa. Creano cioè una cosiddetta “assured second strike capability”: se anche tu mi colpisci per primo io avrò SEMPRE la possibilità di colpirti in risposta. E tu non potrai MAI impedirmelo… perché non riuscirai mai a distruggere tutte le mie armi.

La garanzia di second strike capability (da qui la definizione di “assured”) è, di fatto, la vera assicurazione contro un attacco nucleare, perché il nemico sa già in partenza che non esiste modo per impedire la mia rappresaglia e, quindi, non ha modo di sopraffarmi di nemmeno di sorpresa con un suo first strike. Il fatto di essere cosciente di ciò toglie dalla mente ogni velleità di provarci.

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Fig. 3 – SSBN russo classe “Borei”

Particolarmente vitali per questo compito sono proprio gli SSBN. Le basi aeree tutto sommato rimangono vulnerabili, ma gli SSBN (dei quali alcuni sono sempre in alto mare, da qualche parte) lo sono molto meno. Silenziosi, difficilmente rilevabili, capaci di restare in mare per mesi, le loro caratteristiche permettono di essere virtualmente impossibili da rilevare tutti e quindi impossibili da distruggere in un attacco a sorpresa. Inoltre grazie ai MIRV un singolo SSBN può da solo possedere una potenza di fuoco spaventosa facendo sì che non ne serva un numero esagerato: un SSBN statunitense classe-Ohio in tempo di pace porta 20 missili caricati con una media di 90 testate nucleari (per le limitazioni del trattato New START), che possono salire a 160 (8 a missile) in caso di guerra. Per riferimento, 160 testate significano che un singolo sottomarino avrebbe abbastanza testate da risultare, da solo, la sesta potenza nucleare al mondo. Gli USA ne hanno più di una decina e, oltre a loro, la Russia, anche Gran Bretagna e Francia hanno SSBN considerati pienamente efficienti. Per altri Paesi la capacità o non esiste o esiste ma è ancora limitata (in numero o capacità operativa)

Ovviamente nessuna arma è invincibile e così dai tempi della guerra fredda ogni nazione mantiene anche sottomarini (a propulsione convenzionale o nucleare) che vanno a “caccia” degli SSBN avversari cercando di rilevarli e rimanere vicini a loro – in caso di guerra, l’obiettivo è distruggerli prima che possano sparare i missili. Tuttavia la caccia è particolarmente complessa ed è discutibile se sarebbe possibile davvero eliminarli tutti in tempo. I Russi in particolare durante la guerra fredda avevano istituito una strategia di “bastioni”, cioè aree marittime molto protette da cui i propri SSBN avrebbero potuto fare fuoco riducendo i rischi di essere colpiti dai sottomarini d’attacco nemici (per chi ha visto il noto film “Caccia a Ottobre Rosso”, l’Ottobre Rosso è un SSBN sovietico, il Dallas invece è un sottomarino d’attacco a propulsione nucleare (SSN) classe-Los Angeles). Gli USA e i Francesi invece mandano i propri SSBN nell’oceano dove è difficile individuarli data l’enorme estensione.

L’impossibilità di prendere di sorpresa l’arsenale nucleare strategico avversario ha progressivamente tolto la capacità first strike dalla lista delle strategie sensate e ha portato a valutare diversamente l’uso delle armi nucleari. Lo affronteremo nel prossimo articolo

Lorenzo Nannetti

Fonti:

  • A. Futter, “The Politics of Nuclear Weapons”, Palgrave Macmillan (2021)
  • G. Barrass, “The Great Cold War. A Journey Through the Hall of Mirrors”, Stanford University Press (2009)
  • P. Wodka-Gallien, “A Sword for Peace and Liberty: Volume 1: Force de Frappe – The French Nuclear Strike Force and the First Cold War 1945–1990”, Europe@War series, Helion & Co. (2023)
  • S. Badri-maharaj, “Nuclear India: From Reluctance to Triad”, Asia@War series, Helion & Co. (2021)
  • A. Ciralsky, “Exclusive: Life Aboard a Nuclear Submarine as the US Responds to Threats Around the Globe”, Vanity Fair, 15 febbraio 2024 https://www.vanityfair.com/news/life-aboard-a-nuclear-submarine

Immagine in di copertina: “Royal Navy SSBN HMS Victorious nears Faslane” by Defence Images is licensed under CC BY-SA 2.0.

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Perchè è importante

  • Che cos’è la deterrenza, cosa significa “second strike” e come è strutturato un arsenale nucleare.

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Lorenzo Nannetti
Lorenzo Nannetti

Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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