In 3 Sorsi – Tra il 7 e il 12 gennaio il Ministro degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese, Wang Yi, ha compiuto la tradizionale visita diplomatica di inizio anno in Africa, recandosi in Etiopia, Tanzania e Lesotho.
1. IN ETIOPIA: INFRASTRUTTURE, DIPLOMAZIA REGIONALE E AMICIZIA SINO-AFRICANA
La prima destinazione di Wang Yi è stata Addis Abeba, dove ha incontrato sia il suo omologo etiope sia il premier Abiy Ahmed. L’Etiopia è un membro dei BRICS e un importante partner economico di Pechino. Ufficialmente le conversazioni si sono concentrate su questioni commerciali e infrastrutturali, in particolare sul potenziamento della ferrovia Addis Abeba-Gibuti. È molto probabile però che sia stata discussa anche la situazione regionale e che Wang abbia cercato di convincere Abiy a moderare la sua posizione rispetto all’annosa questione di uno sbocco al mare per l’Etiopia, evitando di aumentare le tensioni nel Corno d’Africa, dove dal 2022 opera un inviato speciale del Ministero degli Affari Esteri cinese.
Nella capitale etiope, dove si trova la sede dell’Unione Africana, Wang ha anche avuto un colloquio con il Presidente della Commissione dell’UA, Mahmoud Ali Youssouf. Oltre a celebrare il 70° anniversario delle relazioni sino-africane, i due diplomatici hanno espresso la comune preoccupazione e condanna per la violazione del diritto internazionale, riferendosi all’intervento statunitense in Venezuela. L’Unione Africana ha anche reiterato l’adesione al principio di “una sola Cina”, a maggior ragione in virtù dei recenti sviluppi sul riconoscimento israeliano della regione separatista del Somaliland, con cui anche Taiwan intrattiene uno stretto rapporto da diversi anni.
Fig. 1 – Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, durante un incontro con l’omologo russo Sergey Lavrov, Mosca, 2 novembre 2025
2. LA MANCATA VISITA IN SOMALIA E LE TAPPE IN TANZANIA E LESOTHO
Dopo l’Etiopia Wang Yi si sarebbe dovuto recare in Somalia, ma la tappa è stata annullata all’ultimo momento per non meglio specificate “complicazioni logistiche”. Entrambe le parti hanno negato che l’annullamento fosse dovuto a rischi per la sicurezza (nel 2015 l’attentato di al-Shabaab al Jazeera Palace Hotel, sede di alcune ambasciate, provocò 15 morti, tra cui un poliziotto cinese). La visita – che sarebbe stata la prima di un Ministro degli Esteri cinese in 40 anni – verrà riprogrammata, ma c’è stata comunque una telefonata tra i capi delle due diplomazie. Wang ha riaffermato il sostegno cinese alla sovranità e all’integrità territoriale della Somalia, condannando il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele. Tuttavia, è chiaro che la presenza del navigato funzionario cinese a Mogadiscio sarebbe stata preziosa dal punto di vista dell’immagine per il Governo somalo di Hassan Sheikh Mohamud, che si trova sotto pressione sia per la precaria situazione interna, sia per i recenti sviluppi internazionali (oltre alla questione Somaliland, anche le accuse di Trump alla comunità somala negli USA e il taglio degli aiuti), mentre il Paese, Presidente di turno del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per il mese di gennaio, entra in un importante anno elettorale.
Il viaggio è proseguito in Tanzania, storico partner di Pechino nel continente, anche in virtù del legame di lunga data tra il Partito Comunista Cinese e il Chama Cha Mapinduzi diSamia Suluhu, recentemente rieletta tra accuse di brogli e repressione violenta delle proteste. La Presidente ha incassato il sostegno di Pechino, fondato sul principio di non-interferenza negli affari interni. Le discussioni diplomatiche hanno avuto come oggetto soprattutto la rivitalizzazione della ferrovia Tanzania-Zambia, la prima infrastruttura finanziata dalla Cina nel continente, costruita negli anni Settanta. La ferrovia collega le zone minerarie dello Zambia e del Congo meridionale con il porto di Dar es Salaam, da cui rame, cobalto e altri minerali possono raggiungere la Cina, e compete con il “corridoio di Lobito” promosso da Stati Uniti e Unione Europea – anche tramite l’inserimento nel Piano Mattei – per convogliare risorse strategiche verso l’Atlantico.
Infine, il tour diplomatico di Wang si è concluso nel piccolo Lesotho, colpito duramente dalle politiche tariffarie statunitensi. Mentre l’African Growth and Opportunity Act (AGOA) – l’atto legislativo alla base della politica di libero scambio USA-Africa sin dal 2000 – è scaduto a settembre e rischia di non essere rinnovato, la Repubblica Popolare ha inaugurato dall’anno scorso una politica di dazi zero sulle merci esportate in Cina dai least developed countries africani (Lesotho compreso).
Durante il viaggio, Wang Yi ha avuto anche un colloquio telefonico con il Ministro degli Esteri sudafricano, Ronald Lamola, mentre al largo di Città del Capo si svolgevano esercitazioni militari navali in ambito BRICS, cui hanno partecipato cinesi, russi, sudafricani, emiratini e iraniani e che hanno provocato una certa irritazione a Washington.
Fig. 2 – Il cacciatorpediniere cinese CNS Tangshan nel porto di Città del Capo alla vigilia dell’esercitazione navale congiunta di Sud Africa, Cina, Iran e Russia, 7 gennaio 2026
3. IL SIGNIFICATO DELLA VISITA NEL CONTESTO GLOBALE
La visita del Ministro degli Esteri cinese in Africa è significativa per la sua prevedibilità: in un periodo di incertezze per i Paesi africani, il rapporto solido e stabile con Pechino è un elemento rassicurante. La Cina si presenta da anni come potenza responsabile e partner affidabile, mentre l’erratica politica africana degli Stati Uniti crea non pochi problemi al continente, tra dazi, tensioni diplomatiche, taglio degli aiuti e persino bombardamenti.
La scelta delle tappe del viaggio segnala l’interesse cinese per l’Africa orientale e il Corno. La sponda africana dell’Oceano Indiano è un tassello importante nella rete globale di scambi commerciali intessuta dalla Repubblica Popolare. Ma, oltre la dimensione prettamente economica e strategica, il costante impegno cinese nelle relazioni con l’Africa assume un più ampio significato politico, rendendo sempre più evidente il contrasto tra la Cina, attore percepito come moderato e affidabile nel lungo periodo, e gli Stati Uniti, sempre più imprevedibili e con un interesse discontinuo per il Continente.
Giovanni Tosi
G20 Argentina, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons


