Analisi – Le elezioni legislative del 23 settembre hanno aperto una nuova fase politica per il Marocco, culminata con la nomina di Fatima Ezzahra El Mansouri alla guida del Governo, prima donna nella storia del Paese a ricoprire l’incarico. La svolta istituzionale arriva tuttavia in una società ancora segnata da profonde disuguaglianze di genere. La nomina di El Mansouri offre così l’occasione per interrogarsi sul rapporto tra rappresentanza politica femminile e trasformazione sociale in Marocco, tra progressi sul piano istituzionale e questioni ancora irrisolte.
LE ELEZIONI E LA NUOVA MAGGIORANZA
Le elezioni legislative del 23 settembre 2026 hanno ridisegnato gli equilibri politici del Marocco, consegnando la maggioranza relativa al Parti Authenticité et Modernité (PAM), che ha ottenuto 97 dei 395 seggi della Camera dei rappresentanti. Seguono il Rassemblement National des Indépendants (RNI), con 66 seggi, e il partito Istiqlal, con 65. Il risultato ha aperto la strada alla formazione di una nuova coalizione di Governo, rendendo necessarie trattative tra le principali forze politiche. Il 29 settembre, Re Mohammed VI ha affidato a Fatima Ezzahra El Mansouri, esponente di primo piano del PAM, l’incarico di formare il nuovo esecutivo, facendo di lei la prima donna nella storia del Paese a ricoprire la carica di capo dell’esecutivo.
La portata simbolica di questo passaggio si confronta, tuttavia, con un contesto sociale segnato da una crescente distanza tra Istituzioni e cittadini. L’affluenza si è fermata intorno al 38%, un dato che segnala le difficoltà dei partiti nel mobilitare l’elettorato e che va letto alla luce del malcontento espresso soprattutto dalle giovani generazioni. Le proteste della Gen Z del 2025 avevano portato al centro del dibattito pubblico le carenze dei servizi sanitari e dell’istruzione, la disoccupazione e le disuguaglianze sociali, mettendo in discussione le priorità della spesa pubblica in un Paese impegnato anche nei preparativi per i Mondiali di calcio del 2030. La nuova leadership si trova dunque a operare in una fase in cui il rinnovamento della rappresentanza politica dovrà misurarsi con richieste concrete di miglioramento delle condizioni di vita. È proprio in questa tensione tra cambiamento istituzionale e persistenti fragilità sociali che si colloca la nomina di El Mansouri, destinata a diventare anche una prova concreta per valutare il significato e i limiti della rappresentanza femminile ai vertici del potere.
Fig. 1 – Fatima Ezzahra El Mansouri, segretaria generale del Partito Autenticità e Modernità (PAM), Ministra della Pianificazione nazionale, dell’Urbanistica, dell’Edilizia e delle Politiche urbane e Sindaca di Marrakech, partecipa a un comizio elettorale a Tangeri il 16 settembre 2026, nell’ambito della campagna del PAM in vista delle elezioni legislative marocchine del 23 settembre
FATIMA EZZAHRA EL MANSOURI: UNA SVOLTA STORICA
La nomina di Fatima Ezzahra El Mansouri rappresenta una novità senza precedenti nella storia politica del Regno. Nel 2009, a soli 33 anni, è diventata la prima donna Sindaca di Marrakech, incarico che ha ricoperto nuovamente dal 2021. Tra il 2021 e il 2026 è stata altresì Ministra dell’Aménagement du territoire, dell’Urbanistica, dell’Edilizia e delle Politiche urbane, mentre dal 2024 ha coordinato la direzione collegiale del PAM. La sua ascesa alla guida del Governo non costituisce dunque un ingresso improvviso delle donne ai vertici della politica marocchina, ma l’esito di un percorso di consolidamento della presenza femminile nelle istituzioni. Il 29 settembre, dopo la vittoria del PAM alle elezioni legislative, Mohammed VI l’ha incaricata di formare il nuovo esecutivo, in conformità con l’articolo 47 della Costituzione, che attribuisce al sovrano la nomina del capo del Governo tra le fila del partito arrivato primo alle elezioni della Camera dei rappresentanti. Il significato della nomina va tuttavia letto anche alla luce della particolare configurazione istituzionale marocchina. Il Marocco è una Monarchia costituzionale nella quale il Re conserva competenze rilevanti in ambiti strategici, tra cui la politica estera e la difesa, e presiede il Consiglio dei Ministri. Il capo del Governo, pur disponendo di importanti prerogative esecutive, opera quindi all’interno di un sistema nel quale la monarchia mantiene un ruolo centrale nella definizione degli indirizzi dello Stato. La presenza per la prima volta di una donna al vertice dell’esecutivo assume così una duplice dimensione: da un lato, costituisce un passaggio significativo per la rappresentanza politica femminile, dall’altro, pone la questione di quanto la circostanza una donna ai vertici delle istituzioni possa tradursi in un cambiamento più ampio delle condizioni sociali e politiche delle donne marocchine.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Giovani manifestanti partecipano a una protesta a Rabat, in Marocco, il 3 ottobre 2025, chiedendo riforme nei settori dell’istruzione e della sanità e una lotta più incisiva alla corruzione
LA QUESTIONE FEMMINILE OLTRE LA CONQUISTA DEL VERTICE
La presenza di una donna alla guida del Governo rappresenta un passaggio storico, ma non coincide necessariamente con una trasformazione compiuta della condizione femminile. Il Marocco mostra un quadro caratterizzato da cambiamenti nelle percezioni sociali e, allo stesso tempo, da persistenti ostacoli all’emancipazione economica e politica delle donne. Secondo l’ultima rilevazione dell’Arab Barometer, condotta nel 2025 su un campione rappresentativo della popolazione marocchina, il 47% degli intervistati ritiene ancora che gli uomini siano migliori leader politici delle donne, una quota comunque diminuita di dieci punti rispetto alla precedente rilevazione. Anche l’idea che l’uomo debba avere l’ultima parola nelle decisioni familiari è in calo: la sostiene il 44% degli intervistati, contro il 61% rilevato nel 2023-2024. Parallelamente, il 64% continua a sostenere che uomini e donne debbano godere delle stesse opportunità nel mondo del lavoro. I dati restituiscono quindi l’immagine di una società in evoluzione, nella quale il riconoscimento dell’uguaglianza formale convive ancora con concezioni tradizionali dei ruoli di genere. Il divario emerge con particolare evidenza sul piano economico. Nel 2025 il tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro marocchina si attestava al 19,7%, contro il 68,1% degli uomini, secondo i dati della Banca Mondiale basati sulle stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. La stessa Banca Mondiale sottolinea come la partecipazione economica delle donne, nonostante l’aumento dei livelli di istruzione, rimanga tra le più basse a livello globale e continui a diminuire. Tra gli ostacoli individuati dagli stessi cittadini marocchini figurano la scarsa disponibilità di servizi per l’infanzia, la rigidità degli orari lavorativi, i pregiudizi nelle assunzioni e la scarsità di opportunità occupazionali. La distanza tra rappresentanza e condizioni materiali appare dunque significativa: mentre una donna raggiunge per la prima volta il vertice dell’esecutivo, milioni di donne continuano a incontrare difficoltà nell’accesso al mercato del lavoro e alla piena partecipazione alla vita pubblica. La nomina di El Mansouri può quindi diventare momento decisivo per verificare se la crescente presenza femminile nelle Istituzioni sia in grado di tradursi in politiche capaci di incidere sulle disuguaglianze ancora presenti nella società marocchina.
Embed from Getty ImagesFig. 3 – Il Ministro marocchino della Gioventù, della Cultura e della Comunicazione e membro della direzione collegiale del Partito Autenticità e Modernità (PAM), Mohamed Mehdi Bensaid (secondo da destra), festeggia insieme agli esponenti del partito dopo l’annuncio dei risultati provvisori delle elezioni legislative, nelle prime ore del 24 settembre 2026
LA MOUDAWANA COME BANCO DI PROVA
Un secondo terreno sul quale misurare la capacità della nuova leadership di incidere sulla condizione femminile è quello della legislazione familiare. La Moudawana, il Codice della famiglia marocchino riformato nel 2004, ha rappresentato un passaggio importante nel rafforzamento dei diritti delle donne, ma conserva disposizioni che continuano a riflettere profonde asimmetrie di genere. Il padre, ad esempio, rimane il rappresentante legale predefinito dei figli anche quando, dopo il divorzio, la custodia è affidata alla madre. Inoltre, le donne e le ragazze ricevono, in determinate circostanze successorie, una quota dell’eredità pari alla metà di quella spettante agli eredi uomini. Il matrimonio è fissato a 18 anni, ma la legge consente ai giudici di concedere deroghe che possono riguardare anche ragazze di età inferiore.
La revisione del Codice è stata formalmente avviata su impulso di Mohammed VI e, nel dicembre 2024, il Governo ha presentato una serie di proposte che prevedono, tra le altre misure, una maggiore parità tra uomini e donne nella custodia e nella tutela dei figli dopo il divorzio, limiti più stringenti alla poligamia e l’innalzamento a 17 anni dell’età minima per le deroghe al matrimonio minorile. In questo quadro, la presenza di una donna alla guida del Governo assume un significato ulteriore: la riforma della Moudawana potrebbe diventare uno dei primi banchi di prova attraverso cui valutare se la svolta nella rappresentanza politica femminile sia accompagnata da un’evoluzione concreta del quadro normativo che disciplina la vita familiare e i diritti delle donne.
Fig. 4 – Re Mohammed VI incontra un gruppo di donne marocchine che si sono recate a chiedere la revisione della Moudawana, il Codice della famiglia marocchino, a Rabat, in Marocco, il 7 marzo 2001
La nomina di Fatima Ezzahra El Mansouri segna dunque una tappa significativa nella storia politica del Marocco, ma il suo valore non potrà essere misurato soltanto dalla portata simbolica della presenza di una donna alla guida del Governo. In un Paese attraversato da profonde disuguaglianze economiche e sociali, la sfida sarà trasformare la crescente rappresentanza femminile nelle Istituzioni in politiche che incidano concretamente sulla partecipazione delle donne alla vita economica e pubblica e sulla tutela dei loro diritti. La revisione della Moudawana, insieme alle questioni dell’occupazione femminile e dell’accesso ai servizi, rappresenterà un terreno di verifica della nuova fase politica. La prima premier donna del Marocco inaugura così una nuova pagina istituzionale, il cui significato dipenderà anche dalla capacità di tradurre il cambiamento ai vertici in una trasformazione più ampia della società.
Florjn Recchia
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