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    Scozia: verso un nuovo referendum?

    In breve

    • La Brexit non ha messo fine ai desideri d’indipendenza della Scozia.
    • Il popolo scozzese, sia in occasione del referendum del 2016 che nelle ultime elezioni, ha mostrato il desiderio di restare nell’UE.
    • La contrarietà di Johnson a concedere un nuovo referendum non sarà facile da superare per il Primo Ministro scozzese Sturgeon.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 2 min.

    In 3 sorsi Dopo la Brexit, la Scozia spinge per un nuovo referendum che la possa riportare nell’Unione Europea. Riuscirà il malcontento di Edimburgo a minare ulteriormente la stabilità del Regno Unito?

    1. BREXIT E SCOZIA

    Neppure il tempo di concludere il processo Brexit che i riflettori sono nuovamente puntati sul Regno Unito.
    Mentre il Parlamento Europeo approvava l’accordo di recesso del Regno Unito dall’UE, l’emiciclo scozzese ha fatto richiesta di un nuovo referendum per l’indipendenza con 64 voti favorevoli e 54 contrari.
    La volontà del Primo Ministro scozzese Nicola Sturgeon (Scottish National Party, SNP) è quella di indire un nuovo referendum che possa rendere la Scozia indipendente e riportarla a essere un membro dell’Unione Europea. La first minister ha infatti presentato il disegno di legge, votato poi il 29 gennaio, che dà a Edimburgo il potere di indire altri referendum sull’indipendenza.
    In Scozia si era già svolto un referendum nel 2014 in cui la maggioranza degli elettori si oppose alla possibilità dell’indipendenza.
    Attualmente gli scenari sembrano essere differenti. Secondo un recente sondaggio di YouGov il 53% degli scozzesi sarebbe favorevole ad un’uscita dal Regno Unito.

    Embed from Getty Images

    Fig.1 – Il Primo Ministro scozzese Nicola Sturgeon (SNP)

    2. IL CONTESTO SCOZZESE

    Nel marzo 2016, al referendum sulla Brexit, la maggior parte dei cittadini scozzesi si espresse per rimanere nell’UE: il 62% infatti votò per il Remain. Questo dato testimonia come Edimburgo sia da sempre una delle capitali più entusiaste del processo d’integrazione europea.
    Inoltre, alle ultime elezioni del dicembre 2019, lo Scottish National Party, apertamente contrario alla Brexit, ha incassato il 48% dei consensi, ottenendo 47 dei 59 seggi totali previsti per gli scozzesi a Westminster. Un risultato forte e importante che pone lo SNP come seconda forza politica del Regno Unito dopo i conservatori inglesi di Boris Johnson, se non altro a livello di voti espressi (non di seggi parlamentari).
    All’indomani dell’esito elettorale, il Primo Ministro scozzese Sturgeon ha ribadito l’intenzione del Paese di abbandonare il Regno Unito e rientrare nell’Unione Europea mantenendo la sterlina come valuta.
    Per indire un nuovo referendum, però, secondo lo Scotland Act, che regola l’autonomia dal 1998, è necessaria l’autorizzazione del Parlamento di Westminster.
    Ad oggi sembra difficile che Johnson possa concedere questa opportunità al popolo scozzese, visto l’esito del primo referendum del 2014.

    Embed from Getty Images

    Fig. 2 – Boris Johnson, premier del Regno Unito e leader dei tories

    3. REFERENDUM POSSIBILE?

    Ovviamente in questo particolare momento storico anche il Regno Unito sembra aver compreso la grave emergenza sanitaria che sta attraversando il pianeta. Sicuramente, quindi, il discorso legato alle nuove velleità dell’indipendentismo scozzese passa in secondo piano.
    Passata (si spera) questa emergenza, il Regno Unito potrebbe, però, attraversare un nuovo terremoto geopolitico post-Brexit. La richiesta scozzese di indire un referendum, e la necessaria autorizzazione di Westminster, rischiano di trascinare la vicenda sulla falsa riga del referendum catalano.
    L’obiettivo del premier scozzese è quello di andare al voto referendario entro il 2021 con il sostegno delle altre forze politiche scozzesi, rendendo di fatto il referendum “legale e legittimato da tutti”.
    Questo scenario sembra però complicato dalla contrarietà di Johnson a concedere un’apertura che rafforzerebbe la posizione della Sturgeon e, soprattutto, per la presenza dello Scotland Act, che vieterebbe la convocazione di un referendum senza l’autorizzazione del Parlamento di Westminster. I mesi seguenti saranno quindi decisivi per capire se nasceranno le premesse per un nuovo referendum scozzese.

    Luca Rosati

    Bank of Scotland” by Secret Pilgrim is licensed under CC BY-SA

    Luca Rosati
    Luca Rosati

    Laureato in scienze politiche e relazioni internazionali presso l’Università degli Studi di Torino. Ho svolto un periodo di studio presso la facoltà di Scienze Sociali di Parigi nell’ambito del programma Erasmus. Ho lavorato due anni presso la pubblica amministrazione francese dove mi sono occupato di programmi e fondi europei.

    Attualmente sono impiegato presso il dipartimento Affari Europei della Regione Valle d’Aosta dove mi occupo di progettazione europea e di comunicazione sulle attività dell’Unione Europea. Frequento inoltre il Diploma in Affari Europei dell’Ispi (Istituto Superiore di Politica Internazionale) di Milano.

    Faccio parte dell’Associazione Italiana Giovani per l’Unesco – sezione Valle d’Aosta – con il ruolo di tesoriere.

    Collaboro con Il Caffè Geopolitico in quanto appassionato al tema della relazioni internazionali, al processo di integrazione europea e al rapporto tra gli Stati membri.

     

     

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