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    Carbon Tax: un’imposta contro il climate change

    In breve

    • La carbon tax è oggetto di discussione da parte di molti governi.
    • I costi delle emissioni di CO2 stanno diventando sempre più insostenibili.
    • Mentre alcuni paesi hanno già adottato questa imposta, l’opinione pubblica chiede risposte immediate.

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    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi La Carbon Tax rappresenta un’efficace misura a breve termine per combattere l’emergenza climatica. A Davos è stato avviato il percorso, ma serve una forte accelerazione e la collaborazione di tutti i governi.

    1. CARBON TAX, SVOLTA NECESSARIA

    Un mercato europeo della CO2 esiste già. Si tratta dell’ETS (Emission Trading System), un sistema che prevede un tetto massimo di emissioni totali e che istituisce una sorta di “borsa” dentro cui le aziende  scambiano quote di emissioni ed acquisiscono quindi il “diritto ad inquinare”. Questo meccanismo non ha mai dato un impulso significativo all’industria verso una seria conversione alla sostenibilità ambientale. A conferma di ciò, in occasione dell’ultimo World Economic Forum Annual Meeting, Frans Timmermans, commissario UE allo European Green Deal, ha apertamente auspicato che l’Europa introduca una carbon tax che possa accelerare verso l’obiettivo delle zero emissioni entro il 2050. La carbon tax è una tassa sulle emissioni di diossido di carbonio rilasciate da carburanti di origine fossile (in ordine di impatto ambientale: carbone, petrolio e gas), principale causa del surriscaldamento globale. Una tassa pigouviana sempre più inderogabile, ma che, come dichiarato dal commissario UE, crea insicurezza finanziaria e quindi temuta da molti governi.

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    Fig. 1 – Il World Economic Forum a Davos

    2. CARBON TAX E I COSTI DELLE EMISSIONI DI CO2

    In uno studio condotto da GreenPeace si è rilevato che le emissioni da combustibili fossili hanno un costo sociale ed economico altissimo. Dal rapporto emerge che circa 40 mila bambini ogni anno muoiono a causa delle emissioni inquinanti, soprattutto nei Paesi meno sviluppati; assenze dal lavoro associate all’inquinamento causano una perdita economica di 101 miliardi di dollari all’anno; Cina, Stati Uniti e India sostengono i più elevati costi derivanti da emissioni, che nel complesso ammontano a 1550 miliardi di dollari l’anno. Solo in Italia, tra gennaio e dicembre, si sono contate 56 mila morti premature da inquinamento atmosferico. Nel rapporto annuale sui disastri naturali e ambientali realizzato dal gruppo assicurativo Stern, il conto dei disastri ambientali nel 2019 ammonta a 150 miliardi di dollari. Gli eventi catastrofici sono stati 820, di cui il 7% rappresentato da eventi di natura geofisica, il 38% da tempeste, il 45% da inondazioni e il 10% da incendi, ondate di caldo e ondate di freddo. Un incremento di fenomeni climatici straordinari originato dal surriscaldamento globale.

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    Fig. 2 – Un canguro cammina tra la vegetazione devastata dagli incendi che hanno colpito l’Australia a febbraio 2020

    3. DALLE PAROLE AI FATTI?

    Se la carbon tax è ancora oggetto di discussione al Parlamento europeo, alcuni Paesi hanno già regolamentato questa imposta. Nel Regno Unito, dove già a partire dal 1990 grazie a politiche ambientali ambiziose si assiste a una riduzione delle emissioni CO2, l’introduzione di una carbon tax nel 2013 ha accelerato questo processo e nel 2016 si registravano livelli di CO2 simili a quelli della fine del XIX secolo. L’Europa è oggi il continente più impegnato nella lotta al cambiamento climatico, ma senza una presa di coscienza mondiale non si raggiungerà alcun risultato. Come indicato nel rapporto annuale del Global Carbon Project, le emissioni di CO2 tra il 1990 e il 2019 sono aumentate del 62% e i principali responsabili sono Cina per il 28%, Stati Uniti per il 15%, Unione Europea per il 9%, India per il 7% e Giappone per il 3%. Negli USA, alcune grandi aziende petrolifere, in seguito alle recenti pressioni da parte degli investitori e dell’opinione pubblica, stanno spingendo sul Congresso affinché venga approvata un’imposta sulle emissioni. Finora tutti i tentativi sono stati vani per la posizione notoriamente contraria dei Repubblicani all’approvazione di politiche ambientali serie. Oggigiorno la società è consapevole delle “esternalità negative” dell’economia, che pesano in maniera sempre più pressante sulla salute delle persone e dell’ambiente. Le imprese devono iniziare ad agire per compensare i danni arrecati in decenni di totale noncuranza, e la carbon tax potrebbe essere un buon punto di partenza.

    Ilaria Messori

    Ilaria Messori
    Ilaria Messori

    Classe 1984, ho due lauree in ambito linguistico e economico. Sempre in cerca di nuovi progetti, viaggiatrice per hobby e per lavoro, cerco di capire la diversità culturale e amo comunicare con persone di tutti gli angoli del pianeta. Il Caffè Geopolitico è una grande opportunità per approfondire tematiche che mi appassionano, quali ad esempio l’emergenza climatica e la tutela dei diritti dei popoli nativi.

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