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    Nella seconda puntata del nostro speciale sulle relazioni tra New Delhi e il continente africano ci focalizziamo sui Paesi nei quali l’influenza indiana sta aumentando, sia in tema di scambi commerciali che di investimenti e la cui rilevanza non è solo commerciale, ma anche geopolitica e geoeconomica.

     

    (Qui la prima parte)

     

    L’IMPORTANZA DELLA DIASPORA – Le relazioni commerciali tra India e Africa sono articolate. È possibile trovare nella storia dell’Oceano Indiano importanti tracce di un legame andato avanti per secoli, offuscato poi dall’avvento del colonialismo europeo. La via marittima ha rappresentato da sempre un punto di snodo fondamentale per le rotte dei migranti, generando diaspore il cui impatto è percepibile tuttora. A oggi sono circa tre milioni gli africani con origini indiane (People of Indian Origin, PIO), le cui comunità più grandi si trovano rispettivamente in Sudafrica, in Africa Orientale e nelle regioni anglofone. Altre popolazioni rilevanti si trovano in Nigeria (circa 25mila migranti, di cui 8mila cittadini) e Botswana (6mila PIO), oltre a quelle, di dimensioni più modeste, in Costa d’Avorio, Lesotho ed Eritrea. Negli ultimi anni numerosi imprenditori indiani hanno realizzato importanti investimenti in Liberia e Togo. Tra questi, il caso di Upjit Singh Sachdeva viene spesso citato come esempio virtuoso delle nuove relazioni tra India e Africa. Trasferitosi a Monrovia poco più di vent’anni fa, col tempo Sachdeva è diventato il principale tramite commerciale tra il Paese africano e Nuova Delhi, trasformando di fatto la sua personale vicenda biografica in un vantaggio competitivo per entrambi gli Stati.

     

    IL CONTROLLO DELL’OCEANO – Il passo dagli interessi commerciali a quelli politici è breve, come dimostra l’inaugurazione nel 2007 del primo porto di avvistamento indiano sulla costa settentrionale del Madagascar. Su una popolazione di circa 21,3 milioni di abitanti, 20mila hanno origini indiane, anche se nel caso specifico c’è da registrare anche la presenza di 40mila persone con origini cinesi e 10mila migranti. La vicenda del Madagascar rivela chiaramente la volontà indiana di allargare la propria sfera d’influenza sull’Oceano Indiano, con l’emergere dell’Africa quale principale mercato di sbocco e destinazione d’investimenti. Le isole-nazione offrono infatti opportunità politiche di controllo navale da non sottovalutare. Agli inizi del secolo scorso, lo stratega navale americano Alfred Thayer Mahan sosteneva: «Chi controllerà l’Oceano Indiano, dominerà l’Asia, e nel XXI secolo il destino del mondo si deciderà sulle sue acque». Non è un caso che l’annuncio di un accordo raggiunto tra la Cina e le Seychelles nel 2011 circa la possibilità di realizzare esercitazioni militari nell’ambito delle operazioni anti-pirateria, abbia attirato l’attenzione mediatica internazionale. Anche gli Stati Uniti hanno una pista per il lancio di droni sull’arcipelago, oltre alla più nota base militare sull’isola di Diego Garcia, a poche miglia di distanza dalle isole Mauritius.

     

    L’INSIDIA CINESE – Per quel che riguarda l’India, è solo nell’ultima decade che il Paese asiatico ha intensificato le azioni internazionali per la salvaguardia della regione oceanica, percepita geograficamente vitale per i propri interessi, anche in considerazione dell’estensione geopolitica rappresentata dall’insieme delle Exclusive Economic Zone (EEZ): le isole Andamane, le Nicobare e le Laccadive. Si tratta in effetti di un riposizionamento multipolare volto al reciproco contenimento delle potenze in azione, che ha subito una rapida accelerazione a seguito della creazione dell’AFRICOM nel 2006 su iniziativa degli Stati Uniti. Dal canto suo la Cina, oltre all’accordo del 2011, ha innescato rapporti bilaterali per progetti di sviluppo portuale sulle coste di alcuni Paesi, i cui rivolgimenti politici interferiscono direttamente sui programmi di Nuova Delhi. Tra le relazioni fonte di maggior preoccupazione ci sono senza dubbio quello sino-pakistane, ma anche gli accordi realizzati con Sri Lanka, Bangladesh e Myanmar. Nonostante il ritardo, l’India ha provato a marcare la propria preminenza territoriale soprattutto sul Canale del Mozambico, attraverso importanti iniziative diplomatiche. Oltre al Madagascar, nel 2003 è stata offerta assistenza militare proprio alle isole Seychelles nell’ambito delle operazioni anti-pirateria, e nel 2006 al Mozambico. Altro baluardo importante sarebbero infine le isole Comoros. Nonostante non ci siano state ancora visite bilaterali tra i due Paesi, anche in questo caso il tipo di relazione politica è diasporico: su 800mila abitanti, 250 sono di origine indiana. Nel complesso una griglia di sicurezza di cui farebbero parte anche le isole Maldive e le isole Mauritius.

     

    indiafrica3E-RELAZIONI – Un altro partner privilegiato sembra essere la Tanzania. Come nel caso di Sachdeva in Liberia, il forte interesse e la natura preferenziale delle relazioni risiede nel legame diasporico che unisce i due Stati. In Tanzania ci sarebbero circa 40mila PIO e 10mila lavoratori indiani inseriti nel settore dell’industria e dei servizi, testimonianza del fatto che da sempre il settore privato indiano preferisce dirigere i propri investimenti nei luoghi in cui la diaspora è fiorita con maggior esito. Queste comunità rappresenterebbero infatti delle teste di ponte tramite cui rinsaldare relazioni storiche, che partendo da un’intesa di tipo sociale, possano ragionevolmente tramutarsi in affidabili cursori di risorse economiche anche grazie a interconnessioni transcontinentali. Proprio per rafforzare anche in termini di comunicazione il collegamento tra le due sponde dell’Oceano Indiano, Nuova Delhi ha lanciato programmi di Information Technology (IT) per connettere elettronicamente le due società, ma soprattutto le due economie, così da facilitare forme di e-commerce ed e-governance. In tal senso la Export-Import Bank of India (EXIM Bank) è stato il principale ente finanziatore dei progetti IT che, partendo proprio dalla Tanzania, si sono estesi ad altri Paesi della regione. Tra tutti l’Etiopia, i cui legami con l’India traducono chiaramente in che modo il motivo del cambiamento socio-economico dell’Africa si tramuti in nuove intese diplomatiche capaci di modificare l’assetto degli equilibri geopolitici mondiali.

     

    (Qui la terza parte)

     

    Mario Paciolla

    Mario Paciolla
    Mario Paciolla

    Laureato nel 2011 presso L’Orientale di Napoli, negli ultimi anni ha vissuto per i più svariati motivi tra Valencia, Parigi, Jodhpur e Salta. Ha partecipato alla realizzazione di alcuni progetti in Asia e in Sudamerica. Prima con la ONG indiana Sambhali Trust per un lavoro di Women Empowerment destinato a ragazze dalit, poi con la Organización Argentina de los Jóvenes para las Naciones Unidas sui temi della cittadinanza e la partecipazione democratica dei giovani. Scrive anche per altre organizzazioni e da diversi anni porta avanti collaborazioni giornalistiche preparando nuovi viaggi. Da grande vorrebbe diventare la sintesi perfetta tra McMurphy, Zorba e Fitzcarraldo.

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