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venerdì 29 Maggio 2020
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    In breve

    • Il Consiglio Europeo del 23 aprile ha dato il via a una stesura definitiva del Recovery Fund prevista per il 6 maggio.
    • Lo scontro tra Paesi Membri del Nord Europa e del Sud continua a rimanere acceso sulle tematiche riguardanti le modalità di erogazione del Recovery Fund.
    • L’Unione Europea ha messo sul tavolo un pacchetto di aiuti che potenzialmente potrebbe arrivare fino a 2mila miliardi di euro.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 5 min.

    AnalisiL’emergenza sanitaria causata dal nuovo Coronavirus all’interno dell’UE-27 ha già provocato quasi centomila vittime nel suo complesso. Ma la grande preoccupazione dell’Unione Europea è dovuta alla crisi economica che si sta abbattendo su quegli Stati Membri che hanno sofferto maggiormente per la pandemia. Per questo motivo, il Consiglio Europeo del 23 aprile ha deciso, dopo una lunga trattativa, di sbloccare un pacchetto di iniziative economiche e finanziarie per un totale (potenziale) di 2mila miliardi di euro. Fra le iniziative anche l’uso del Fondo Salva-Stati (MES) e l’acquisto di Titoli di Stato spazzatura (junk) da parte della Banca Centrale Europea.

    IN COSA CONSISTONO IL RECOVERY FUND E LO SURE

    Dopo lunghe trattative sulle proposte che l’Unione Europea dovesse prendere in considerazione per contrastare la crisi economica che si prospetta dopo la pandemia di Covid-19, finalmente, con il Consiglio Europeo del 23 aprile, i 27 Stati Membri dell’UE sono riusciti ad accordarsi su una serie di iniziative estremamente rilevanti, che raccolgono un totale potenziale di quasi 2mila miliardi di euro da utilizzarsi per aiutare quei Paesi che di più hanno sofferto negli ultimi due mesi. Oltre all’approvazione di un Fondo Salva-Stati più flessibile, fra le novità ci sono il Recovery Fund e lo SURE. Il primo dovrebbe essere uno strumento nelle mani della Commissione Europea per aiutare le economie più colpite. Nato da un’idea del Presidente francese, Emmanuel Macron, il Recovery Fund dovrebbe essere gestito direttamente dalla Commissione EU e prevederebbe un investimento iniziale di 320 miliardi di euro su un totale previsto di 1.000 miliardi. Ad ogni modo rimangono ancora dei dubbi su come questo strumento verrà finanziato. I Paesi Membri dell’area mediterranea, come la Francia, l’Italia e la Spagna, sarebbero maggiormente propensi a farlo divenire uno strumento di sovvenzioni a fondo perduto. D’altro canto, il fronte dei Paesi nordici, costituito da Olanda, Svezia e Danimarca, sarebbe d’accordo per rendere il Recovery Fund uno strumento per la concessione di prestiti. Dunque, ci sono ancora delle incertezze e dei contrasti in seno europeo sul suo funzionamento. Ad ogni modo, la Commissione Europea dovrebbe fornire una proposta che vada bene a tutti i Paesi Membri entro il 6 maggio. Per quel che concerne invece lo SURE, questa nuova iniziativa sbloccherebbe dei finanziamenti pari a 100 miliardi di euro per i Paesi Membri che lo richiedono, attraverso dei prestiti. Lo Sure servirebbe come una sorta di cassa integrazione ulteriore per quelle persone rimaste senza un impiego a causa del lockdown dovuto al Covid-19. Oltre a queste due iniziative, ce ne sono altre importanti, e già conosciute, come il MES e i ruoli della Banca Centrale Europea (BCE) e della Banca Europea per gli Investimenti (BEI). 

      

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    Fig. 1 – La Banca Centrale Europea è al centro delle misure per il contrasto alla crisi economica

    IL MES E I RUOLI DELLA BCE E DELLA BEI IN QUESTA CRISI

    I tre strumenti provenienti da meccanismi già esistenti sono rispettivamente: il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), l’acquisto da parte di titoli di stato junk da parte della BCE e gli investimenti della BEI per le piccole e medie imprese. In queste ultime settimane, proprio il MES è risultato essere il seme della discordia che aveva diviso in due l’Unione Europea fra Stati Membri nordici favorevoli all’uso di quest’ultimo, e Stati Membri del Sud contrari ad attingerci e d’accordo a emettere gli Eurobond, i famosi titoli di Stato europei sui quali si discute a Bruxelles sin dal 2011. Finalmente, dopo una serie di lunghi negoziati tra i due fronti, il MES avvierà una nuova linea di credito (denominata “Pandemic Crisis Support”) pari a 240 miliardi di euro, senza condizioni alcune, a patto che vengano utilizzati solo ed esclusivamente per il settore sanitario. All’Italia spetterebbero – qualora il Governo decida di attivarlo – circa 37 miliardi. Per quel che riguarda invece il ruolo della BCE in questa emergenza, essa si sta facendo avanti con importanti misure atte ad arginare la crisi dovuta al Covid-19. In primo luogo, l’acquisto di circa 750 miliardi di titoli di debito degli Stati Membri per alleviare lo shock finanziario. La BCE ha annunciato, infatti, che accetterà anche i titoli di Stato con rating junk, il livello speculativo, a garanzia della liquidità che fornisce alle banche. Come ultimo strumento a disposizione dell’Unione, c’è anche il ruolo chiave della Banca Europea degli Investimenti, la quale darà il via a un flusso di investimenti, per le piccole e medie imprese in difficoltà, per un totale di 200 miliardi di euro. Tirando le somme di tutti gli strumenti messi a disposizione da parte dell’UE, si potrebbe arrivare a un totale di 2mila miliardi di euro, una cifra di enormi proporzioni e una novità anche per la stessa Unione Europea.

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    Fig. 2 – La Presidente della Commissione von der Leyen è determinata a lanciare un programma ambizioso

    UN’UE PIÙ FLESSIBILE SUGLI AIUTI FINANZIARI

    Se c’è qualcosa di necessario da sottolineare in questo momento di crisi, sia economica, sia sanitaria, è che dopo i grandi contrasti che si erano susseguiti tra i Paesi Membri dell’area mediterranea e quelli del Nord Europa sul MES e i Coronabond, finalmente tutti gli Stati sono riusciti ad arrivare ad un accordo storico che sarà utile sia per contrastare l’emergenza a livello comunitario, sia per cominciare a lavorare mettendo da parte gli interessi economici dei singoli Stati, per la sopravvivenza della stessa UE. Oltre agli aiuti economici e finanziari previsti dal Consiglio Europeo del 23 aprile, si può evidenziare anche che molto probabilmente l’Unione Europea ha compreso l’importanza di lavorare in modo congiunto, mettendo da parte gli screzi, per il bene comune dell’Unione e dei suoi cittadini, delusi molto spesso dalla sua rigidità a livello finanziario. Il periodo è sicuramente il più complicato per l’UE: dopo la crisi del 2008, eccone subito un’altra che avrà ripercussioni ben più gravi. Rimangono, comunque, sempre da definire alcuni dettagli importanti sul Recovery Fund che potrebbero acuire ulteriormente la frizione già esistente fra i Membri del Nord Europa e quelli del sud, come ad esempio le modalità di erogazione dei fondi e la loro relativa tempistica. Erogazione, infatti, prevista per gli inizi del 2021, la quale secondo gli esperti sarebbe troppo tardiva e, dunque, senza efficacia per tamponare i danni causati dal lockdown nei Paesi Membri in difficoltà. Ad ogni modo, l’eliminazione del Patto di Stabilità, l’acquisto di titoli di stato junk, da parte della BCE, e un MES estremamente flessibile sui prestiti, fanno ben pensare che anche in altre crisi future, l’Europa si comporti allo stesso modo. Vale a dire, vicina al bacino di elettori dei grandi Stati Membri del Sud che a causa della loro estesa demografia, in un eventuale referendum di uscita dall’UE, potrebbero causarne una possibile scomparsa.

    Antonino Galliani

    Photo by dimitrisvetsikas1969 is licensed under CC BY-NC-SA

    Antonino Galliani

    Sono nato a Palermo nel 1990. Mi sono laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Bologna, prima di trasferirmi in Messico, ha lavorato a Bruxelles per l’Ambasciata del Messico presso l’UE nell’area relazioni politiche. Vivo in Messico dal 2017, dove ha lavorato per la Camera di Commercio Italiana come Responsabile Area Internazionalizzazione e Progettazione fino al dicembre del 2018. Dal 2019 mi occupo della gestione dell’ufficio della CCIM di Querétaro per le aziende italiane della regione del Bajío.

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