In 3 sorsi – Le recentissime elezioni che si sono tenute in Groenlandia hanno sorpreso un po’ tutti. Il loro risultato inaspettato denota l’impulso indipendentista dalla Danimarca e allo stesso tempo il rifiuto delle mire espansionistiche USA.
1. IL VOTO E L’ASCESA DEI DEMOCRATICI
In un recente articolo sul Caffè Geopolitico ci eravamo già occupati della reazione geopolitica alle affermazioni di Trump sulla Groenlandia e su come tale espansionismo non sia di certo iniziato dopo il giuramento del secondo mandato, ma già nel 2020. È ora significativo analizzare ciò che potrebbe cambiare dopo i risultati delle elezioni legislative. Queste hanno segnato un importante mutamento nelle dinamiche politiche dell’isola, con i Democratici che hanno visto un aumento significativo dei consensi, passando dal 9,8%, dell’ormai lontano 2021, al 29,9% attuale. Questo incremento del 20% è stato interpretato come un chiaro segnale di cambiamento da parte dell’elettorato, che ha risposto positivamente alla promessa di Jens-Frederik Nielsen, leader del partito, di uno sviluppo economico sostenibile, base imprescindibile per l’indipendenza economica. Va detto che in un contesto globale nel quale le risorse naturali della Groenlandia attirano l’attenzione delle potenze mondiali, tra cui gli USA di Trump, i Democratici hanno trovato lo slogan vincente, mettendo al centro della loro campagna la necessità di rafforzare l’economia locale, puntando su settori come il turismo e l’esplorazione mineraria. La Groenlandia, infatti, è ricca di terre rare e minerali strategici, il che la rende sempre più ambita. Tuttavia, il partito ha adottato una posizione prudente sull’indipendenza, sostenendo che un distacco dalla Danimarca debba avvenire solo quando il Paese sarà economicamente pronto.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Jens-Frederik Nielsen, leader dei Democratici, commenta il risultato elettorale, 11 marzo 2025
2. NALERAQ E IL NAZIONALISMO GROENLANDESE
Nel voto si è però avuta una forte polarizzazione dell’elettorato, poiché anche il partito di opposizione Naleraq ha visto un notevole incremento dei consensi, arrivando sino al 24,5%. Questo ha spinto molto sull’indipendenza dalla Danimarca e ha fatto leva sul crescente desiderio di autonomia della popolazione della Groenlandia, accentuato anche dalle recenti dichiarazioni di Trump sul controllo dell’isola. Con una visione di completa sovranità, Naleraq si è distinto per il suo impegno a ridurre progressivamente l’influenza della Danimarca, proponendo un distacco immediato dalle strutture politiche danesi. Tuttavia, mentre la spinta verso l’indipendenza è condivisa da una buona parte della popolazione, la rapidità del processo è un tema particolarmente divisorio. Naleraq ha il sostegno di molti elettori che vedono l’indipendenza come una questione urgente, ma i Democratici, con la loro visione più graduale, sembrano essere maggioritari tra la popolazione.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Pele Broberg, leader di Naleraq, festeggia l’ottima performance elettorale del suo partito, 11 marzo 2025
3. L’INDIPENDENZA E IL RUOLO DELLA GROENLANDIA NEL CONTESTO GLOBALE
La Groenlandia, pur godendo di un ampio grado di autonomia, è ancora formalmente parte del Regno di Danimarca, e il dibattito sull’indipendenza risulta essere sempre più acceso. La sua economia dipende fortemente dai sussidi danesi, ma la crescente valorizzazione delle risorse naturali – in particolare le terre rare – ha spinto una parte significativa della popolazione a ritenere che l’indipendenza potrebbe essere la strada migliore per assicurarsi un futuro prospero. Le recenti dichiarazioni di Trump sul desiderio di acquisire il controllo della Groenlandia hanno esacerbato le preoccupazioni riguardo alla perdita di sovranità, alimentando il nazionalismo. Il partito ambientalista Inuit Ataqatigiit, pur avendo registrato un significativo calo di consensi, ha cercato di mantenere una posizione di equilibrio tra l’indipendenza e la collaborazione internazionale. Tuttavia, la crescita dei partiti nazionalisti, come Naleraq, suggerisce che la Groenlandia sia sempre più pronta a perseguire una separazione da Copenaghen, anche se non senza difficoltà economiche. In questo scenario, le prossime scelte politiche saranno cruciali per determinare la direzione futura dell’isola.
Riccardo Renzi*
*Istruttore direttivo presso la Biblioteca civica “Romolo Spezioli” di Fermo, Membro dei comitati scientifici e di redazione delle riviste Scholia, Menabò, Notizie Geopolitiche e Il Polo – Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti”, e Socio Corrispondente della Deputazione di Storia Patria per le Marche.
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