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    In breve

    • Fra tutti i Paesi del Corno d’Africa, la Somalia risulta la più colpita dalle piogge torrenziali che si sono abbattute in primavera con enorme intensità.
    • La stagione delle piogge un tempo era un evento considerato propiziatorio, ma di anno in anno si sta trasformando in una tragedia.
    • Fra i problemi principali da affrontare rientrano quello del ricollocamento degli sfollati e della prevenzione delle malattie, con l’aggiunta della pandemia di Covid-19.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 Sorsi Dopo lunghi mesi di siccità, le piogge torrenziali causano morte, devastazione e sfollati in Somalia, già alle prese con la recente invasione di cavallette.

    1. ALLUVIONI DI PROPORZIONI BIBLICHE NEL CORNO D’AFRICA

    La Somalia, punta orientale del Corno d’Africa, è interessata da due stagioni monsoniche, caratterizzate da precipitazioni irregolari che si manifestano sotto forma di rovesci e temporali, ma che possono trasformarsi in vere e proprie alluvioni torrenziali. Quest’anno la Somalia non è stato l’unico Paese dell’Africa orientale a essere stato funestato da queste alluvioni bibliche: tra marzo e maggio sono stati colpiti anche Kenya, Tanzania e Rwanda in maniera più o meno estesa. La stagione delle piogge tradizionalmente chiamata Gu dai somali, che si presenta in questo periodo dell’anno, nel 2020 è stata particolarmente violenta e ha causato molti danni alla popolazione locale sin dagli inizi della primavera. A marzo le zone della Somalia più colpite sono state quelle centrali, in particolare la regione di Hiiraan dove si trova la città di Belet Uen (Beledweyne). Un’altra area molto colpita è stata quella del Medio Scebeli, con capoluogo Giohar. Se si considera solo il caso somalo, gli sfollati sono fra 400 e 600mila, mentre ben più alto risulta essere il conteggio dell’intera regione del Corno d’Africa, dove si stima un totale di circa 1 milione di sfollati e almeno 260 morti.

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    Fig. 1 – L’area di Belet Uen era stata già colpita da piogge alluvionali alla fine del 2019

    2. LE PIOGGE: DA EVENTO LIBERATORIO A PERSECUZIONE

    La stagione delle piogge non è un evento raro in Africa orientale, tanto meno risulta esserlo in Somalia. La popolazione è abituata all’alternarsi del ciclo delle piogge con lunghi periodi di siccità. I monsoni delle stagioni del calendario somalo Gu e Dayr, che si susseguono rispettivamente fra marzo e maggio e fra ottobre e dicembre, permettono la crescita delle colture tradizionali sulle quali si basa l’economia somala, ovvero il mais ed il sorgo, che si nutrono delle piogge per crescere in modo rigoglioso ed essere poi raccolte a luglio: una fonte di sostentamento essenziale per una popolazione la cui economia si basa prevalentemente su agricoltura e allevamento.
    Nel corso degli ultimi anni, tuttavia, i fenomeni piovaschi hanno assunto un carattere sempre più intenso, trasformandosi da semplici rovesci a vere e proprie inondazioni, foriere di morte e devastazione. Una situazione analoga si è verificata nell’ottobre dello scorso anno, colpendo in particolare la regione del Puntland, dove, secondo le stime della locale Agenzia per le Questioni Umanitarie e per la Gestione delle Calamità (HADMA), le persone coinvolte sarebbero state circa 35mila. Le piogge non costituiscono però l’unica piaga per la Somalia: il Paese infatti si trova al centro di una terribile invasione di cavallette del deserto, specie particolarmente aggressiva che sta flagellando tutta la fascia dall’Africa orientale al subcontinente indiano.

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    Fig. 2 – Il ricollocamento degli oltre 400mila sfollati è la priorità, ma ad aggravare la situazione c’è anche la pandemia di Covid-19

    3. UN GRIDO CORALE DI DOLORE E D’ALLARME

    I fenomeni alluvionali che si sono verificati con elevatissima intensità nel Corno d’Africa non sono che l’ultimo di una lunga serie di esempi delle conseguenze dirette dei cambiamenti climatici sulla Terra. Conseguenze che impattano non solo sul suolo africano, ma anche sulla popolazione locale, già martoriata da anni di conflitti etnici e tensioni sociali che non fanno che acuirsi di anno in anno. Il ricollocamento degli sfollati è il principale problema causato da tali eventi, soprattutto dal punto di vista sanitario, anche alla luce della pandemia di Covid-19. Le precarie condizioni igieniche in cui versa la popolazione somala, caratterizzate principalmente dalla mancanza di un sistema sanitario adeguato, possono causare anche quest’anno l’insorgere di epidemie, quali colera e malaria. Lo scorso anno, Medici Senza Frontiere aveva istituito delle cliniche mobili nel distretto di Belet Uen, il cui ospedale era stato inondato. La mancanza di un sistema fognario appropriato determina inoltre che i flussi alluvionali si insinuino nell’acqua a uso domestico, causando l’inevitabile insorgere di tossinfezioni. Tale situazione non è altro che un ulteriore banco di prova per una popolazione fra le più povere del mondo e che rimane prevalentemente isolata dal sostegno internazionale. A maggio il piano umanitario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità destinato alla Somalia è stato finanziato solo per il 16% e i fondi che la stessa OMS ha chiesto per poter rispondere all’epidemia di Covid-19 ammontano a 25,91 milioni di dollari, di cui però finora solo il 30% è stato attualmente stanziato. Un’area del mondo in cui le difficoltà superano di gran lunga le risorse a disposizione.

    Veronica Bari

    Photo by Kaufdex is licensed under CC BY-NC-SA

    Veronica Bari
    Veronica Bari

    Classe 1996, metà sangue veneto e metà friulano. Sono laureata in Scienze Politiche e Relazioni
    Internazionali presso l’Università degli Studi di Padova e studio Diplomazia e Cooperazione
    Internazionale all’Università di Trieste. Ho svolto un tirocinio presso il Consiglio Regionale del
    Friuli Venezia Giulia, dove mi sono occupata di relazioni internazionali e comunitarie.
    Sono appassionata di politica internazionale, in particolare della regione mediorientale ed africana,
    nonché di lingue straniere. Ho studiato in Francia, presso Sciences Po Lille e parlo correntemente
    italiano, inglese e francese. Nel tempo libero studio russo, arabo, serbo e leggo tanti libri.

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