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    Il prezzo della verità a Baghdad

    In breve

    • Il 6 luglio scorso il ricercatore iracheno Hisham al-Hashimi è stato assassinato nel centro di Baghdad.
    • Il Primo Ministro al-Khadimi ha assicurato che sarà fatta chiarezza sull’uccisione del ricercatore che aveva già ricevuto minacce dalla milizia sciita filo-iraniana Kataib Hezbollah.
    • La sua uccisione dimostra come la libertà di espressione in Iraq sia seriamente a rischio e soprattutto quanto le milizie sciite nel Paese stiano assumendo un ruolo sempre più importante.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi – Risale allo scorso 6 luglio la notizia della tragica morte del ricercatore iracheno Hisham al-Hashimi, ucciso a colpi di pistola davanti casa sua, nel centro di Baghdad. Il Governo ha dichiarato che farà tutto il possibile per assicurare i colpevoli alla giustizia.

    1. CHI ERA HISHAM AL-HASHIMI

    “Nel suo lavoro in Iraq, Hisham riusciva a combinare tre ruoli distinti e influenti: il primo da intellettuale pubblico; era poi un ricercatore forense (..); ed era profondamente devoto alla riforma del sistema politico del suo Paese (..)”. È con queste parole che al-Hashimi viene ricordato da un suo collega e amico, Toby Dodge. “Che stesse fumando sigari sulla terrazza del Babil Hotel o mangiando masgouf nel suo ristorante preferito di Baghdad, Hashimi sarà ricordato come un ospite generoso”, continua Dodge, che in un post sul sito della London School of Economics and Political Science descrive il ricercatore nei suoi tratti più peculiari: dal suo costante impegno nella ricerca della verità, attraverso un network di persone sparse per tutto il Paese e appartenenti a partiti politici, Istituzioni e perfino alle milizie, all’amore profondo per il suo Iraq, della cui politica era un brillante conoscitore. Per questo motivo negli anni aveva collaborato con i suoi Governi come consulente, soprattutto durante il periodo di lotta contro lo Stato Islamico, di cui anche era estremamente esperto. Sfruttando i media, sia locali che internazionali, al-Hashimi parlava di gruppi jihadisti, delle fazioni armate sciite pro-Iran e della politica irachena, oltre a svolgere talvolta il ruolo di paciere per riconciliare fazioni e personalità diverse, opposte spesso per motivi politici o religiosi.

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    Fig. 1 – Un poster di Hisham al-Hashimi per commemorare la sua scomparsa dello scorso 6 luglio a Baghdad

    2. LA NOTTE DELL’ESECUZIONE E LE MINACCE DI MORTE

    La notte del 6 luglio scorso appena uscito di casa sua nel quartiere Zeyouneh di Baghdad, il ricercatore è stato trafitto da colpi di pistola sparati da un uomo tuttora non identificato insieme ad altri due complici. Sembra che il drammatico accaduto fosse stato preceduto nelle scorse settimane da minacce di morte sempre più frequenti che avevano iniziato a spaventare il ricercatore iracheno, il quale sospettava ripercussioni violente da parte delle milizie filo-iraniane che lui stesso stava studiando nell’ultimo periodo. Le ultime intimidazioni pare siano arrivate proprio da Kataib Hezbollah, una milizia sciita filo-iraniana sospettata di aver perpetrato alcuni attacchi missilistici su zone di competenza americana in territorio iracheno. Mentre le ricerche dei colpevoli continuano, il Primo Ministro al-Khadimi punta il dito contro gruppi “fuorilegge”, dichiarando che è intenzione del Governo assicurare i responsabili di questa esecuzione alla giustizia. Le ricerche di al-Hashimi si erano concentrate negli ultimi anni su diversi attori del panorama politico iracheno, come lo Stato Islamico e i suoi militanti, e gruppi di miliziani sciiti filo-iraniani, i quali durante la lotta a Daesh avevano sostenuto il Governo centrale iracheno, guadagnando potere e influenza tra le sue forze di sicurezza.

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    Fig. 2 – In tutto l’Iraq le immagini del ricercatore Hisham al-Hashimi ricordano la sua scomparsa. Questa fotografia è stata scattata a Erbil nel Kurdistan iracheno l’11 luglio 2020

    3. ALLA RICERCA DELLA VERITÀ

    A oggi le perplessità e i timori che seguono la morte di al-Hashimi sono numerosi e preoccupano non solo la popolazione irachena, ma anche personalità influenti del panorama internazionale, come il capo della diplomazia americana Mike Pompeo, il quale ha sollecitato il Governo di al-Khadimi a trovare i colpevoli di questo terribile gesto, per evitare che si risveglino risentimenti, e che si noti come la libertà di espressione in Iraq sia sempre più a rischio. Al-Hashimi era diventato ormai da tempo un personaggio scomodo per molti, soprattutto per le milizie sciite, che stanno via via assumendo un ruolo estremamente pericoloso nel Paese. È recente la notizia, infatti, che riporta come alcuni membri del Kataib Hezbollah, arrestati con l’accusa di aver colpito target americani nel Paese, siano stati rilasciati uno a uno, pochi giorni dopo il loro arresto: simbolo questo, per molti, della debolezza crescente dello Stato nei confronti dei gruppi armati attivi sul territorio. Questa vicenda rappresenta l’ennesima riprova di come i rapporti tra Iraq e Iran siano sempre più tesi, e di come il Governo iracheno, oltre a non riuscire a risolvere il problema della corruzione al suo interno, sia incapace di gestire tematiche fondamentali come quello della sicurezza. Il crescente malcontento nei confronti delle continue ingerenze esterne, sia quella iraniana che quella americana, si accompagna però all’incapacità del paese di rendersi autonomo da queste due “presenze incombenti”.

    Marta Madotto

    Immagine di copertina: “crescent moon” by Robert Couse-Baker is licensed under CC BY

    Marta Madotto
    Marta Madotto

    Classe 1992, amo da sempre il mondo arabo e sono cultrice di Storia e Istituzioni del Mondo Musulmano presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Mi piace scrivere e viaggiare, e guardare il mondo sempre con occhi diversi. Il mio motto è: nella vita non si smette mai di imparare!

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