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    Ballottaggio in Cile: Bachelet, por supuesto!

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    Puoi leggerlo in 4 min.

    Domenica 15 dicembre si svolgerà il secondo turno delle elezioni presidenziali cilene. La candidata di Nueva Mayoria (centro sinistra), Michelle Bachelet, è la grande favorita

     

    Da Santiago del Cile

     

    UN ESITO SCONTATO? – Michelle Bachelet è come un treno alle stazioni di periferia. Arriva tardi ma arriva. L’ex presidentessa del Cile tra il 2006 e il 2010 corre infatti per raddoppiare, ed essere eletta nuovamente domenica 15 dicembre alla più alta carica dello Stato. La sua vittoria alle urne è (quasi) scontata. Già al primo turno, infatti, svoltosi lo scorso 17 di novembre veniva annunciata una sua possibile vittoria senza la necessità di andare al ballottaggio. Il suo score è stato comunque molto alto (46%) a conferma dell’ampia adesione popolare di cui gode. La sua avversaria di domenica, la candidata del governo e rappresentante della storica coalizione antagonista – Alianza por Chile -, Evelyn Matthei. si è fermata a solamente il 25% delle preferenze.

    Stando così le cose, con questo risultato Matthei può già gridare vittoria visto che per molto tempo i sondaggi indicavano che avrebbe dovuto lottare duramente per guadagnare il secondo posto che mai, in venti anni di governo democratico dalla fine della dittatura di Pinochet, aveva visto un outsider insidiare le due coalizioni che dominano la vita politica cilena. Anzi, lo stesso passaggio al secondo turno veniva messo in dubbio da più di un osservatore. Adesso, Evelyn vuole di più ed auspica che la tradizionale divisione del paese in due poli emerga in questo secondo turno.

     

    MISSION IMPOSSIBLE PER MATTHEI – Ciononostante l’impresa sembra proprio impossibile per la destra che paga una confusa campagna elettorale che ha visto Matthei venire designata, solo dopo che tre candidature successive venissero “bruciate” da una cattiva gestione della Alianza. Per quanto riguarda Bachelet, il tema della sua rielezione sembrava essere già archiviato il giorno stesso del lancio della sua candidatura nel marzo scorso, un annuncio al quale la popolazione ha risposto con un plebiscito di consensi che hanno toccato anche l’80% delle intenzioni di voto.

    Il risultato del primo turno delle presidenziali, va comunque detto, ha raffreddato un po’ gli animi visto che ci si attendeva di chiudere la pratica senza bisogno del ballottaggio. Ma in realtà non si tratta di niente di preoccupante, come lo affermano dal quartier generale della candidata socialista. La Bachelet ha pagato la frammentazione dell’elettorato dovuta alla presenza, per la prima volta in una presidenziale in Cile, di ben nove candidati, di cui almeno cinque appartenenti allo spettro politico della Nueva Mayorìa. Inoltre, qualche elettore, pur sostenendo Bachelet, avrebbe optato per un altro candidato con la idea di mandare un messaggio alla prossima Presidentessa che il prossimo mandato non sarà un assegno in bianco.

    Al secondo e decisivo turno di domenica, infatti, buona parte dell’elettorato dei candidati che hanno perso al primo turno, potrebbe riversarsi nel campo della Bachelet che quindi aumenterebbe il suo già cospicuo vantaggio. Più probabile comunque, seppur ai fini della contesa ininfluente, che questa parte dell’elettorato scelga di non votare.

    In tal caso la vera vincitrice delle elezioni sarà l’astensione. Uno scenario che si avvererà quasi con la stessa probabilità che ha la Bachelet di essere eletta. Dei sette candidati esclusi al primo turno, solamente uno -Alfredo Sfeir con il 2,3%- ha dato un’indicazione di voto. Dei tredici milioni di cittadini tra gli aventi diritto, meno della metà si sono recati alle urne lo scorso novembre. Da quando il Cile ha introdotto il voto volontario nel 2012 si tratta del peggior risultato in termini di partecipazione. Il Cile, inoltre, si situa all’ultimo posto in America Latina in questa classifica. La riforma elettorale voluta dall’attuale Presidente conservatore Sebastian Piñera proprio per contrastare la tendenza dei giovani a non iscriversi una volta raggiunta la maggiore età per evitare l’obbligo del voto, non ha dato i risultati voluti. Tant’è che c’è già chi professa la possibilità di una clamorosa retromarcia.

     

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    UN PROGRAMMA AMBIZIOSO – Quale che sia la partecipazione, questo non impedirà alla candidata prima classificata di dichiararsi vincitrice. Salvo grandissime sorprese, Bachelet sarà quella che alzerà le braccia domenica sera e potrà quindi varare un ampio pacchetto di riforme contenute nel suo programma elettorale, a cominciare dall’educazione, con l’estensione della gratuità dell’istruzione estesa anche al livello universitario, una maggiore equità nei salari, la creazione di un ente pubblico delle pensioni (finora dominato da assicurazioni private) e da una piuttosto ambiziosa riforma fiscale. Sul fronte negativo della bilancia, Bachelet deve invece considerare che, nonostante la sua grande popolarità, la sua coalizione non è riuscita -nelle legislative che si svolgevano in concomitanza con il primo turno presidenziale- ad ottenere la maggioranza dei due terzi necessari per promuovere le riforme più significative a cominciare proprio dalla legge elettorale e la possibilità di convocare un’assemblea costituente richiesta a gran voce dalla cittadinanza visto che l’attuale Carta Magna risale ancora ai tempi di Pinochet.

    Il sistema elettorale binominale, incastonato nella Costituzione, è infatti ciò che permette alla destra di mantenere uno status quo con una divisione quasi equivalente del parlamento fra maggioranza e opposizione, anche se quest’anno i partiti della Alianza hanno perso ulteriormente dei seggi. Dalla fine della dittatura si sono succeduti infatti solo governi di centro-sinistra (che all’epoca si chiamava Concertaciòn) con l’unica eccezione dell’attuale esecutivo condotto da Piñera. Ciononostante, finora non è stato possibile introdurre cambi sostanziali al modo di funzionare dello stato ereditato da Pinochet, in particolare per quanto riguarda la prestazione dei servizi sociali come l’educazione, la salute e le pensioni, e la legge elettorale. Michelle Bachelet dovrà quindi negoziare per implementare a fondo tutti i cambiamenti promessi. In questo senso l’appoggio di una grande maggioranza della popolazione sarà più che mai cruciale per legittimare la nuova Presidentessa nel braccio di ferro che l’attende con l’opposizione nella prossima legislatura, che si annuncia significativa nel presente e futuro del Cile.

     

    Gilles Cavaletto

    Gilles Cavaletto
    Gilles Cavaletto

    Vivo a Santiago ma ho studiato temi europei. Ho lavorato in America Latina, in agenzie legate all’ONU attive nel tema della cooperazione internazionale. Per il “Caffè Geopolitico” seguo il Cile e Haiti, bellissima isola martoriata dal terremoto e dalla povertà nella quale ho lavorato.

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