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    In breve

    • Putin e Lukashenko si sono incontrati a Sochi per discutere di prestiti e altri aiuti per Minsk.
    • L’UE non riesce ad approvare le sanzioni contro il regime a causa del veto di Cipro.
    • Bruxelles deve cambiare gli strumenti per poter affrontare crisi come quella in Bielorussia.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsiA metà settembre Putin e Lukashenko si sono incontrati a Sochi per discutere di prestiti a Minsk e di riforma costituzionale. Intanto a Bruxelles l’UE deve fare i conti con la mancata unanimità sulle sanzioni. Il tutto mentre nel Paese continuano gli arresti dei manifestanti e dei leader dell’opposizione.

    1. IL SUMMIT DI SOCHI

    Dopo aver ottenuto il supporto russo alla sua rielezione, Lukashenko si è finalmente incontrato con Putin a Sochi il 14 settembre. Al termine del summit è stato reso noto che Mosca concederà a Minsk 1,5 miliardi di dollari in prestiti. 300 milioni della prima tranche sono stati già destinati a saldare i debiti con Gazprom, ma si ritiene che in generale il prestito andrà a ripagare altri prestiti già concessi a Minsk da Mosca negli scorsi anni. Ci sarebbero altri due temi discussi a Sochi: dalla riforma costituzionale che Lukashenko vorrebbe attuare ai sostegni alla Bielorussia in campo militare. In entrambi i casi è probabile che Putin vorrà avere un ruolo decisivo nel decidere come andranno gestiti. In linea di principio, tutte le decisioni sul futuro del Paese verranno prese con uno sguardo geopolitico. Per ora le premesse sono buone per Mosca, perché neanche una settimana dopo l’incontro Lukashenko ha accusato i Paesi limitrofi di voler organizzare una “Rivoluzione Colorata” e ha – almeno ufficialmente – chiuso i confini. Dal punto di vista militare Lukashenko si è detto “interessato” alle nuove tecnologie militari russe, mentre il Paese sta ospitando l’annuale esercitazione militare denominata “Fratellanza Slava” e ne ospiterà un’altra il mese prossimo nell’ambito dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), nelle quali le truppe bielorusse saranno affiancate da quelle russe e da quelle di altri paesi post-sovietici.

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    Fig. 1 – Lukashenko e Putin durante uno dei loro meeting bilaterali a Sochi nel 2019

    2. LA POSIZIONE DELL’UE

    La posizione di Bruxelles nei confronti del regime di Minsk è stata espressa negli ultimi giorni dall’Alto rappresentante per gli affari esteri dell’UE Borrell, che ha dichiarato che l’Unione non riconosce Lukashenko come Presidente. A Bruxelles si è discusso per tutto il mese di agosto sulle sanzioni da imporre al regime di Minsk, ma come spesso in questi casi, al momento delle decisioni l’Unione ha pagato gli interessi dei singoli membri, perché al Consiglio dell’UE per gli Affari Esteri Cipro ha bloccato la risoluzione chiedendo che le stesse sanzioni siano imposte anche alla Turchia per le sue attività nel Mediterraneo orientale. Il tutto nonostante la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen avesse elencato pochi giorni prima nel suo discorso sullo stato dell’Unione la crisi bielorussa come uno degli scenari internazionali in cui l’UE deve essere un attore forte. Ma neanche la visita della leader dell’opposizione in esilio Svetlana Tikhanovskaya al Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli prima della riunione ha smosso le acque. Intanto in Bielorussia continuano gli arresti, soprattutto tra i membri del Consiglio dell’opposizione. Dopo che Maria Kolesnikova è stata arrestata e accusata di attentare alla sicurezza nazionale, l’unica rappresentante del Consiglio dell’opposizione rimasta in libertà in Bielorussia era Svetlana Alexievich, che però ha lasciato il Paese e si è recata in Germania, ufficialmente per sottoporsi a delle cure. Per questo motivo il quartier generale dell’opposizione è stato trasferito a Varsavia. Piccoli passi sono stati fatti dall’OSCE, che dopo l’offerta di mediazione tra opposizione e regime presentata nelle scorse settimane ha annunciato l’inizio di una inchiesta sugli abusi perpetuati contro i manifestanti da parte di una commissione composta da 15 Paesi europei più Canada e Stati Uniti.

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    Fig. 2 – Svetlana Tikhanovskaya durante la sua visita al Parlamento Europeo, 21 settembre 2020

    3. UE, CHE FARE?

    Se si considera che la posizione degli Stati Uniti non è cambiata nelle ultime settimane, sembra che l’Unione Europea sia al momento l’unico attore occidentale davvero coinvolto nella disputa. Considerato che Mosca sa muoversi meglio nei confronti di uno Stato autoritario post-sovietico, Bruxelles deve cambiare politiche se spera di risolvere la crisi. Su questo argomento l’esperto in politica bielorussa Ryhor Astapenia ha suggerito 7 modi in cui l’UE può aiutare il Paese verso un cambio di regime. Il mancato riconoscimento di Lukashenko è uno di questi suggerimenti, ma l’analista proponee anche di superare le tipiche sanzioni che prevedono il blocco di capitali all’estero, cercando invece di colpire aziende vicine a Lukashenko. Il tutto tentando di coordinare le sue azioni con altre Organizzazioni internazionali. Idee che si possono attuare solo se si superano i dissidi interni.

    Cosimo Graziani

    Photo by Artem Podrez is licensed under CC0

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    Cosimo Graziani
    Cosimo Graziani

    International Master in Eurasian Studies presso l’Università di Glasgow e l’Università di Tartu in Estonia. La mia area di interesse riguarda la politica estera dei paesi dell’Asia Centrale, per questo durante il mio master ho trascorso anche un semestre in Kazakistan. Tifoso bianconero, se non parlo di politica mi piace parlare di storia e leggere libri.

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