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    Argentina: verso la fine del kirchnerismo?

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    Ad ottobre del 2015 i cittadini argentini saranno chiamati al voto. Il 2015 potrebbe rappresentare un anno di svolta per l’Argentina: Cristina Kirchner, Presidente dal 2007, non potrà ricandidarsi e a rappresentare il suo partito ci sarà Daniel Scioli. Sarà quindi in mano ai cittadini la scelta di continuità di un governo kirchnerista, o un cambio di rotta radicale

    I POSSIBILI CANDIDATI – La vita politica argentina è stata tradizionalmente polarizzata tra radicali (Unión Cívica Radical UCR, fondato nel 1890) e peronisti (Partido Justicialista PJ, fondato nel 1947). Questa contrapposizione è stata interrotta in più occasioni da colpi di Stato militari sistematici che hanno estromesso dal potere il partito di volta in volta al Governo. A partire dal 2001 il sistema dei partiti politici in Argentina inizia a soffrire profondi cambiamenti, con un progressivo indebolimento dell’UCR a vantaggio del PJ, a sua volta però diviso in diverse fazioni. Le principali forze politiche attuali sono:

    • Frente para la Victoria (Partido Justicialista) : Rappresentato da Daniel Scioli, il quale già da tempo ha preso distanza dal kirchnerismo pur essendo dello stesso partito; Sergio Urribarri, Florencio Randazzo, Anibal Fernández, esponente della continuità oficialista (ovvero espressione del kirchnerismo)
    • Frente amplio UNEN: rappresentato da Julio Cobos, Elisa Carrió, Hermes Binner, ex esponenti dell’UCR
    • Frente renovador: Jose Manuel de la Sota, Sergio Massa (una fazione alternativa del peronismo)
    • Propuesta RepublicanaMauricio Macri (partito di centro-destra il cui principale esponente è il sindaco di Buenos Aires)
    • Unión Civica Radical UCR: Ricardo Alfonsín, figlio dell’ex presidente argentino Raul Alfonsín (1983-1989)

    LA FINE DEL KIRCHNERISMO?  – Il kirchnerismo si definisce come oppositore alle politiche neo-liberali adottate dai governi di Carlos Menem e dal suo successore Fernando de la Rua (1999-2001), considerate come la principale causa della crisi argentina del 2001.  Il kirchnerismo fa parte del Partido Justicialista e riprende la tradizione peronista, ma è curioso notare come il neo-liberale Menem facesse parte dello stesso partito. I Kirchner hanno stabilito alleanze con i Paesi latinoamericani che hanno regimi di sinistra (più o meno estrema) come Venezuela, Cuba, Bolivia ed Ecuador. I Kirchner hanno stabilito anche  relazioni con i governi progressisti di Cile e Brasile. Diversi partiti di opposizione, specialmente la Coalición Cívica, principale forza di opposizione di centro-sinistra, e l’UCR (centro), che dopo un’iniziale appoggio si è opposta al governo dei Kirchner, hanno criticato il metodo spesso autoritario del governo.

    Negli ultimi anni di governo Kirchner  e di politiche economiche caratterizzate da un forte interventismo statale nell’economia si sono accumulati diversi problemi. La produzione economica è stata sbilanciata verso il settore primario per l’esportazione delle materie prime agricole, l’inflazione è tornata a livelli molto elevati e si sono verificate distorsioni nei prezzi relativi, l’aumento della spesa pubblica rischia di riportare deficit e debito pubblico a livelli di guardia. La crescita, inoltre, sta languendo e dopo quasi un decennio in cui il PIL è aumentato dell’8% annuo l’Argentina sta fronteggiando un periodo di sostanziale  stagnazione.  Quale sarà il prezzo politico da pagare?

    Il crollo delle riserve di valuta estera e la mancata accessibilità a finanziamenti internazionali, costringono l’attuale governo Kirchner a continuare sulla strada della svalutazione. L’espansione monetaria richiede di finanziare il deficit di bilancio.

    Data l’entità delle sfide che deve affrontare il governo, la sua prima reazione è stata di correggere questi squilibri gradualmente e in sequenza, cioè, iniziando con la svalutazione, continuando ad insistere con il controllo dei prezzi, promuovendo accordi salariali poco soddisfacenti.

    Il Congresso argentino, sede della Camera bassa.  Ci sarà un "terremoto" politico nel 2015?
    Il Congresso argentino, sede della Camera bassa. Ci sarà un “terremoto” politico nel 2015?

    2015 E GLI SCENARI POSSIBILI –  Con la crescente debolezza del governo, i mercati finanziari globali potrebbero nuovamente avere il sopravvento sulle dinamiche economiche interne (come testimoniato dalla attuale vicenda dei “vulture funds“), e creando le condizioni per un nuovo shock che potrebbe avere delle conseguenze anche sulla stabilità politica.

    Questo è un film che gli argentini hanno visto ripetutamente. E sono consapevoli che non ha sempre lo stesso finale. Per alcuni finirà con l’iperinflazione del 1989-1990, e per gli altri, con il default del debito del 2002. Il finale più vicino alla realtà attuale è il Rodrigazo del 1975, nome dato a una svalutazione improvvisa che provocò squilibri e iperinflazione, che ha sostituito il gradualismo post-Gelbard. (per approfondimenti vedi “chicco in più”).

    Nelle elezioni presidenziali del 2015 il peronismo sarà probabilmente diviso in due o più alternative, come avvenuto nel 2003. Alcuni di loro, come Sergio Massa,cercheranno di presentare una nuova versione più aperta e rassicurante verso i mercati e gli investitori esteri,  I partiti  non-peronisti, tuttavia, potrebbero trarre vantaggio dal progressivo deterioramento del consenso che il kirchnerismo ha presso la popolazione.

    Con una serie di tali eventi, si apre la possibilità di un cambiamento politico, come è avvenuto in Argentina nel 1989 e, come è accaduto in Cile e Uruguay che hanno visto programmi di stabilizzazione e hanno creato le condizioni favorevoli per il recupero dal precedente periodo di recessione. In aggiunta, vi sono indicazioni di una opposizione più pragmatica, come ha dimostrato il partito UNEN presentandosi ad ottobre come alternativa di governo alle elezioni nella città di Buenos Aires.

    La più grande sfida per il prossimo governo, data l’eredità che lasciano i Kirchner, non riguarderà solo il consenso in ambito economico. È necessario valutare, perché, dopo più di 30 anni di ritorno alla democrazia, non è stato possibile raggiungere un consenso politico su questioni cruciali come la modernizzazione del sistema giudiziario, la riforma fiscale, e leggi per quanto riguarda petrolio e gas, traffico di droga e il sistema di sicurezza nazionale. Queste tematiche sono cruciali per il paese in quanto sono i settori più soggetti a corruzione da parte dei governi. Una riforma e la modernizzazione di questi settori permetterebbe al paese la crescita, non solo economica, ma anche politica e sociale e soprattuto garantirebbe la stabilità a lungo termine.

    La somma di 30 anni di fallimento dei governi democratici comprende l’intero sistema politico argentino: radicali, justicialistas di impostazione neo-liberale (Menem) e di impostazione socialdemocratica-populista (Kirchner). Sarebbe dunque il  momento di raggiungere un accordo tra i principali partiti per sviluppare e concordare una serie di riforme sulle questioni più delicate per il paese. Questo è la più grande sfida politica che attenderà il prossimo governo.

    Eliana Maria Esposito

     

    Eliana Maria Esposito
    Eliana Maria Esposito
    Sono laureata in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano.
    Attualmente sto frequentando i corsi della laurea magistrale in Relazioni Internazionali.
    Ho vissuto in Argentina dal 1990 al 2001 e quindi l’area dell’America Latina è da sempre stata di mio interesse.

     

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